La legge del più forte
di Nicola Belcari - Giovedì 16 Aprile 2026 ore 08:00

La guerra è la peggiore condizione dei popoli. È la situazione in cui la forza si rivela pienamente. Le parole di Simone Weil sul senso dell’Iliade, profetiche quando furono scritte alla vigilia della seconda catastrofe mondiale, appaiono oggi di commovente sensibilità e acutezza. Il poema dei primordi del pensiero occidentale ha come tema principale la guerra ed è una tremenda lezione.
La forza è nella Natura. Nell’umanità è un carattere? un movente? una tentazione? La grandezza e la nobiltà dell’animo dovrebbero prima comprenderne la pervasività, poi temperarla o superarla con generosità, evitarne un quasi spontaneo soggiacerne.
La forza, screditata dal progresso culturale a vantaggio della giustizia e della misericordia esaltate a parole ma smentite nei fatti, oggi come allora domina nella lotta tra gli individui, tra i popoli. Nell’Iliade è la realtà dei fatti, spietati, ma non c’è ammirazione per il vincitore, né disprezzo per il vinto. Senza conforto, senza pietose finzioni consolatorie, gli uomini ridotti a cose dopo lo strazio dell’anima. Ma chi non accetta il limite si espone alla nemesi in un futuro sconosciuto e incerto. È l’idea del karma della cultura d’oriente, quella stessa della punizione del peccato nelle religioni.
Desidera la guerra il vile che sa o crede di essere il più forte, chi non rischia la vita, chi ha l’esercito o le armi migliori. Quando ciò che conta è la forza non ha posto il pensiero, né la giustizia, né la prudenza. Le vite diventano insignificanti. Crede l’insensato di aver ricevuto dal destino ogni licenza e mostra superba indifferenza verso i nemici. Ubriaco di potere. La dismisura e la tracotanza lo perdono. Non si accontenta di un successo, vuole tutto. Il più forte dell’oggi se non accetta un limite sarà lo sconfitto di un imperscrutabile domani.
I morti chiamano i morti. Non c’è soluzione. I motivi del conflitto sono dimenticati. È la logica della guerra.
Ci sono cadaveri, mutilati, orfani, vedove, la disperazione, le lacrime. I Popoli l’hanno capito. I politici che ne decidono le sorti no. Da quali interessi sono mossi? a quali mire puntano? di chi sono i reali rappresentanti? Cricche di mercanti di morte impongono i propri traffici. La congrega della fabbrica del consenso di pseudo-intellettuali, stampa connivente, disinformatori di professione, agenti della propaganda, ecc. fanno il loro meglio, cioè il loro peggio, per far credere la guerra una scelta inevitabile.
Questi focosi guerrafondai al potere lascino la cosa pubblica e tornino alle loro sfarzose dimore a godere dei frutti del tradimento dell’umanità.
Nicola Belcari
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p.s. Sintesi breve e parzialissima del pensiero di Simone Weil, martire dell’Umanità (con aggiunta personale). Grazie Simone Weil, maestra di vita.
Nicola Belcari









