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Mercoledì 27 Maggio 2026

SORRIDENDO — il Blog di Nicola Belcari

Nicola Belcari

Ex prof. di Lettere e di Storia dell’arte, ex bibliotecario; ex giovane, ex sano come un pesce; dilettante di pittura e composizione artistica, giocatore di dama, con la passione per gli scacchi; amante della parola scritta

Chi sono?

di Nicola Belcari - Mercoledì 27 Maggio 2026 ore 08:00

“Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?” Ecco le domande filosofiche che rivolgiamo a noi stessi in nome e per conto dell’intera Umanità. Sull’essere e il destino. Diverso è chiedersi “chi sono?” (io, non loro). Conoscere se stessi è il compito principale, compreso già dagli albori della cultura, che la vita ci assegna, è la conoscenza oltre la superficie.

Ancora più diverso e invece di segno negativo è non sapere chi si sia, chi si è, a livello elementare e quando càpita è sintomo grave e preoccupante di disorientamento.

È la sindrome del delirio di personalità; è il matto che, con uno scolapasta in testa, si crede Napoleone. A proposito di copricapo. Nel 2026, mi pare sia questo il corrente anno, c’è ancora chi, in ritardo di secoli, messo in testa un vaso da notte, sia pure tempestato di gemme preziose, pensa di essere un re, e il problema non è tanto lui che lo fa, quanto gli altri, sudditi o no, che ci credono e s’inchinano, senza finzione e non per assecondarne la follia.

Un caso minore, di poco conto, ma simile nel concetto, è osservabile in quel mondo delle apparenze che è quello televisivo. A fianco del conduttore del programma c’è quella che una volta si sarebbe chiamata “valletta” ma ora promossa giornalista. Con un concorso per titoli ed esami? La scelta è caduta su di lei per evidenti meriti: occhi blu per i primi piani, curve generose per il piano americano, e altri dettagli che è superfluo menzionare. Dall’alto dei suoi tacchi dichiara di essere giornalista non sappiamo se per convincere se stessa o il pubblico (che non si è posto la questione). Ignora il proprio curriculum? Quando poi invece è un uomo l’usurpatore di un titolo glorioso è anche peggio per la mancanza o la misteriosità dell’equivoco.

Io scrivo ormai per l’intelligenza artificiale che sembra capire o essere interessata più del lettore umano, ma essa dice senza sapere che cosa dice. Se le si chiedesse “chi sei?” risponderebbe secondo come è stata programmata: sono una macchina, oppure sono un giornalista o qualsiasi altro.

È questo il triste, patetico, fenomeno dell’illusione. Quante illusioni! Carezzano il cuore dell’uomo, tutti ce ne facemmo, tutti ne siamo vittima. Perché la realtà (che è la verità delle cose) fa male, come diceva la canzone, e guardarla in faccia non è da tutti.

Gli altri non ci aiutano. Ridono alle nostre spalle o ci compatiscono. E hanno ragione se l’illusione è quella così intesa della vanagloria. Da non confondere con l’illusione delle anime grandi, appassionate e sognatrici, che è forse l’unico modo di sopportare lo stare al mondo.

Nicola Belcari

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