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lunedì 02 agosto 2021

SORRIDENDO — il Blog di Nicola Belcari

Nicola Belcari

Ex prof. di Lettere e di Storia dell’arte, ex bibliotecario; ex giovane, ex sano come un pesce; dilettante di pittura e composizione artistica, giocatore di dama, con la passione per gli scacchi; amante della parola scritta

Modernità

di Nicola Belcari - mercoledì 21 luglio 2021 ore 08:05

Salotto tv.

Vogliono farmi pensare che sia più intelligente di loro, peccare di superbia. Vogliono che mi faccia il sangue amaro di fronte all’immeritato riconoscimento di altri.

Gli approcci degli esperti, necessariamente visioni particolari e unilaterali, andrebbero composti in una sintesi comprensiva che li superasse. Un còmpito affidato stavolta a una giornalista. Una vecchia senza un’idea originale che alterna insieme, in un connubio sgraziato, arroganza e modestia.

Un filmato di sessanta anni fa è mostrato per ricordare una mentalità odiosa e arretrata, in esso infatti una donna, che mai verrebbe in mente di chiamare signora, nell’età che precede la vecchiaia, esprime un concetto inaccettabile. È un’immagine muliebre lontana secoli, nell’aspetto dimesso. La giornalista alla vista della popolana illetterata ha un moto di disgusto e di ribrezzo verso quel modo di essere così diverso dal suo, lei variopinta dalla testa ai piedi, dai capelli alle scarpe. Nel confronto: una maschera grottesca, lei così “troppo” moderna. È stato come se avesse voluto allontanare un’immagine di sé senza trucco, come se in quella donna ci fosse la sua provenienza, ciò che era sua madre e avrebbe potuto essere lei. Quel ribrezzo istintivo, rimosso e negato, rivela un turbamento. Sarebbe bastato accettare nella semplicità e naturalezza i propri rozzi lineamenti d’una razza contadina per essere bella.

Mia nonna con un lungo vestito nero e la crocchia di capelli bianchi era bella.
Capisco perché Dante rimpiangeva il passato. Il presente, il presente di ogni epoca, è l’insieme del nuovo che è migliore e del nuovo peggiore di cui ancora deve depurarsi; la sua forma è approssimata e impacciata, è nel suo farsi. La modernità è goffa. È come un bambino che impara: stenta a camminare, storpia delle parole.

Schiacciati sulla modernità, come un assoluto, un unico modo di essere, sono, senza distinzione, giovani e vecchi accomunati dall’ignoranza e dalla stupidità.
L’esperienza dovrebbe insegnare che del ridicolo dell’oggi sarà giudice il tempo.
In un istante ho pensato tutto questo come se avessi capito qual è, uno tra gli altri, il volto della modernità.

Nicola Belcari

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