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martedì 21 settembre 2021

PENSIERI DELLA DOMENICA — il Blog di Libero Venturi

Libero Venturi

Libero Venturi è un pensionato del pubblico impiego, con trascorsi istituzionali, che non ha trovato niente di meglio che mettersi a scrivere anche lui, infoltendo la fitta schiera degli scrittori -o sedicenti tali- a scapito di quella, sparuta, dei lettori. Toscano, valderopiteco e pontederese, cerca in qualche modo, anche se inutilmente, di ingannare il cazzo di tempo che sembra non passare mai, ma alla fine manca, nonché la vita, gli altri e, in fondo, anche se stesso.

Europei

di Libero Venturi - domenica 27 giugno 2021 ore 07:30

Il caldo comincia ad infuriare. Fa il suo, è estate. Gli uomini a contentarli, nemmeno il Padreterno o la natura… In effetti è arrivato l’anticiclone africano e l’aria torrida si mescola con l’umidità delle nostre parti, attraversate da fiumi e corsi d’acqua, e la temperatura percepita sale di grado. E non parliamo dei mutamenti climatici causati dall’uomo. L’effetto è afa, afa e ancora afa. Che afa che fa! Peggio se devi chiudere imposte e finestre perché un gruppo di giovinastri ben assortiti ha eletto la piazza davanti casa -che porta il nome di un politico grande e serio- a piccolo “Paese dei balocchi”. D’altronde l’area era già vocata e destinata a libagione e ricreazione. E così scazzi, schiamazzi, frizzi e lazzi vari si protraggono fino a tarda notte ad libitum, con decibel alle stelle. E siccome siamo pur sempre “la Città delle due ruote”, su rombanti motorini rigorosamente smarmittati arrivano, in piena notte, i vocianti ragazzini. Un giorno temo di vederli tutti con le orecchie da asino come successe a Pinocchio e all’amico Lucignolo. La socialità la sopporto, ma il gregarismo è sempre deprecabile. Anche le ragazze, consce del loro diritto alla parità di genere, non sono da meno, anzi strillano più dei loro coetanei. Dice, sono giovani, anche la notte è giovane, lasciamoli fare, non abbiano a far di peggio, cresceranno anche loro, l’alba verrà. Sì, ma avanti che crescano e venga mattina c’è da patire. Noi quando eravamo giovani bisognava rispettare gli anziani, ora che siamo anziani bisogna rispettare i giovani: ci deve essere stata una piegatura sbagliata nella curvatura spazio/tempo che ha aperto un conflitto generazionale. Una notte mi sono affacciato e mi sono messo a guardarli storto. Dal gruppo è uscita una voce: «domattina t’alzi presto per andare al lavoro?». A me l’ironia m’ha sempre fregato. E quindi è inutile avere un terrazzo, il pezzo più pregiato del monolocale. E poi si vedesse una pattuglia che una, anche per caso, delle varie forze dell’ordine, - comprese le municipali della sede sottostante - poste a tutela della sicurezza nonché della quiete e dell’ordine pubblico della nostra amata, ridente e chiassosa cittadina. A volte mi verrebbe voglia di uscire sul terrazzo e urlare «ORDER, ORDER!!!», come John Bercow, lo speaker del Parlamento inglese, l’eccentrico presidente della Camera dei Comuni, contrario alla Brexit e ora tra l’altro dimessosi e passato dai conservatori ai laburisti. Con la porta finestra del terrazzo aperta non mi riusciva nemmeno sentire il commento televisivo delle partite del Campionato europeo. Già, è di questo che voglio parlare. Dopo la pandemia e la crescita del ruolo dell’Europa, mi sembra che gli Europei stiano aumentando di popolarità e considerazione. Gli stadi cominciano a riempirsi di tifosi, a volte anche troppo, insomma si coglie il bisogno e l’auspicio di un ritorno alla normalità.

Ti sintonizzi su “Notti Europee” con la speranza di riecheggiare quelle magiche e ti appaiono Paola Ferrari, “la bella illuminata” e Marco Lollobrigida, “il bel tenebroso”, simpaticone mancato di parecchio, con i commentatori e gli ospiti, ex calciatori e campioni. Su tutti il compassato Tardelli nazionale e lo scanzonato Eraldo Pecci romagnolo, lui sì, simpaticissimo. Una sorpresa è Danielle Fréderique Madam, cinque volte campionessa italiana di lancio del peso. Di origini camerunensi, in Italia fin da sette anni di età, ha finalmente acquisito la cittadinanza italiana che non le veniva concessa perché, dopo la morte dello zio con cui risiedeva, ha vissuto diversi anni in una casa-famiglia di suore e ciò non veniva riconosciuto come condizione di residenza; sono necessari dieci anni. Studiosa, iscritta al corso di laurea di Comunicazione presso l’Università, solo questo anno, grazie all’impegno del Sindaco di Pavia, la sua città, è riuscita a diventare cittadina italiana, nonostante la burocrazia. Considerino tutti i nemici dello ius soli, l’imbecillità dello ius sanguinis. Danielle collabora con Lollobrigida, che le lascia solo un ruolo di contorno, nella presentazione del programma televisivo degli Europei. Non so quanto ne sappia di calcio, ma non importa: faccia finta, semmai. Siamo in tanti a capirci il giusto, millantare competenze e sputare sentenze. Il calcio è popolare proprio per questo. In ogni caso la sua presenza è un risarcimento parziale per la squallida vicenda della cittadinanza regalata al calciatore uruguaiano Luis Suarez!

Tutte le partite ormai da tempo si avvalgono della doppia conduzione di un telecronista e un commentatore tecnico. Il telecronista spiega lo svolgimento delle azioni e il commentatore ripete tutto velocemente aggiungendo osservazioni oziose e saccenti. Bisognava fare così, tirare cosà, passare la palla, dettare il passaggio e tutti dicono la frase magica oggi più in voga: «attaccare la profondità». Poi vai a vedere chi sono e scopri che in genere si tratta di ex calciatori o allenatori modesti che uno dice: e che palle! Non si sottrae a questa pratica l’ex calciatrice, Katia Serra, che ci mitraglia senza pietà con il suo gridato commento tecnico. Bei tempi quelli di Bruno Pizzul, di Nando Martellini, di Alessandro Ciotti, di Beppe Viola, perfino di Niccolò Carosio - che se la prese con “l’etiope”, il guardialinee - e le loro telecronache in solitario.

All’inizio della partita con il Galles, squadra che ha proposto l’inginocchiamento, simbolo antirazzista del movimento “Black lives matter”, si sono inginocchiati solo cinque calciatori italiani sugli undici in campo. Dicono i dirigenti: non eravamo preparati, siamo stati presi alla sprovvista! La prossima volta ci uniformeremo. Ci uniformeremo a cosa? A restare tutti in piedi! Bravi, allora era meglio lasciare libertà di coscienza! Ma è così problematico aderire ad un gesto che ricorda l’uccisione di un uomo e l’impegno contro il razzismo? Dice, ma siamo tutti antirazzisti! Bene e allora che problema c’è ad inginocchiarsi? Non bisogna chiedere il permesso alla Fifa. La fifa è sempre una cattiva consigliera, sarebbe richiesto piuttosto il coraggio delle proprie opinioni.

È che siamo un paese difficile di natura. La nota del Vaticano che dice che il decreto legge Zan contro l’omotransfobia andrebbe modificato perché turberebbe le disposizioni del Concordato e la libertà di espressione è proprio l’espressione vischiosa di questa italica difficoltà. Ma com’è possibile? Quale libertà di espressione: quella di odio o repulsa verso gli omosessuali o i transgender? Non sarà che il Concordato, erede dei Patti Lateranensi del 1929 di Benito Mussolini e dell’accordo di Villa Madama del 1984 di Bettino Craxi, sia da rivedere per una visione più laica di libera Chiesa in libero Stato?

L’Italia di Mancini gioca bene, si diverte e ci diverte. Fa gol che sono la parte più divertente del calcio, altrimenti noioso. Già qualificata, vince con il Galles anche con la formazione B, con otto sostituzioni per il turnover, rispetto alla squadra base. Quando poteva perfino sembrare utile perdere e arrivare secondi per puntare alla finale, utilizzando la parte “morbida” del tabellone disposto dal torneo. Il Portogallo venne ripescato, ebbe incontri più facili e così è Campione d’Europa in carica. Ma loro hanno Ronaldo e sono… portoghesi. L’Italia vincente incontra l’Austria e poi semmai impatterà con il Belgio e la Francia, forse le migliori formazioni del campionato. Non abbiamo affrontato in questi anni di successi squadre così importanti e non si sa come andrà, sono incontri diretti e la palla è rotonda, ma così non puntiamo solo alla finale, puntiamo alla vittoria. E vada come vada. In ogni caso il tacco no look retrocedendo, in camicia e cravatta, di Mancini, con dietro Vialli che ride, è impareggiabile. Per stile è già mezza vittoria.

Le partite della Nazionale le devo vedere da me. A volte mi sono ritrovato con l’amico, sedicente poeta, Marco Celati, ma lui fa il superiore, il super critico, lo spocchioso intellettuale che non è e poi, non vorrei dire e speriamo non mi legga - dice di leggere solo letteratura- mi dà l’impressione che porti anche sfiga. Meglio da solo. Anche la compagna mi bandisce, durante le partite. Perché urlo, impreco, suggerisco il passaggio, come se mi sentissero e ne capissi davvero. In gioventù ho giocato a calcio, come se avessi saputo giocare davvero. Mi lamento perché facciamo dei bei gol, ma sbagliamo quelli “facili” e quando incontreremo le squadre più forti questo può essere un problema. Insomma sono brutto a vedermi e a sentirmi. Ma non ci posso fare nulla: è più forte di me. Non sono un gran tifoso di calcio: tengo per la Fiorentina, in quanto toscano, come un mio fratello, ma non sono certo sfegatato. Per la Nazionale sì, è l’unico nazionalismo che mi concedo, che ritengo accettabile: uno sport, un gioco. Fuor di retorica e senza soverchiante entusiasmo per pessimismo innato e scaramanzia. Però sento l’inno e mi commuovo. Sarà la vecchiaia. Intanto ho appeso il Tricolore alla ringhiera del terrazzo. Ma è una bandiera introversa come il sottoscritto, la mia: sventola all’indietro, non all’esterno, e si ripara subito dentro il balcone. La rimetto fuori e lei, approfittando di un colpo di vento, si ritira ancora verso l’abitazione. È un’Italia dentro, sembra quasi non si voglia far vedere. Una bandiera riservata, forse timorosa. Sventoli libera sopra il cielo d’Europa!!! Forza azzurri! L’importante è vincere, ma anche partecipare va più che bene. Buona domenica e buona fortuna.

Libero Venturi

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