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giovedì 26 novembre 2020

PENSIERI DELLA DOMENICA — il Blog di Libero Venturi

Libero Venturi

Libero Venturi è un pensionato del pubblico impiego, con trascorsi istituzionali, che non ha trovato niente di meglio che mettersi a scrivere anche lui, infoltendo la fitta schiera degli scrittori -o sedicenti tali- a scapito di quella, sparuta, dei lettori. Toscano, valderopiteco e pontederese, cerca in qualche modo, anche se inutilmente, di ingannare il cazzo di tempo che sembra non passare mai, ma alla fine manca, nonché la vita, gli altri e, in fondo, anche se stesso.

L'orso

di Libero Venturi - domenica 12 luglio 2020 ore 07:30

Uomini e animali. Anche l’uomo è un animale, anzi, a volte è proprio una bestia. Quella più pericolosa perché divenuta la più potente del regno animale. Abbiamo ridotto all’estinzione molte specie di nostri simili, anche fra gli uomini, ma con gli animali abbiamo proprio esagerato. Lupi ed orsi ad esempio. Poi abbiamo provveduto al loro ripopolamento perché siamo una specie che pensa se stessa, cazzate comprese, e in questo ripensamento è insito anche un pentimento bonario o, quantomeno, un ravvedimento operoso.

Prendiamo gli orsi bruni. Oggi ne sono rimasti pochi esemplari in due zone d’Italia. Nella Marsica, che sarebbe in Abruzzo, dove c’erano i Marsi, un antico popolo italico, e dove resistono all’incirca 50 orsi appenninici, detti appunto marsicani. E in Trentino, dove si trovano alcune fra le montagne più belle d’Italia e del mondo. E dove anticamente, insieme agli orsi alpini, vivevano i Reti, altra antica popolazione che, magari parlavano più ostrogoto, ma pare appartenessero allo stesso ceppo degli Etruschi. E comunque spiegano le Alpi Retiche. Dopo averli pressoché annientati, gli orsi -ai Marsi, ai Reti, come agli Etruschi ci pensarono i Romani- aver invaso il loro territorio e averli cacciati, abbiamo provveduto al loro ripopolamento in aree protette per la conservazione della specie. Anche per gli operai e le fabbriche forse bisognerebbe fare la stessa cosa. Ormai per i Marsi, i Reti e gli Etruschi non siamo più a tempo. Per gli operai chissà. Per gli orsi ci stiamo provando, però a patto che non rompano i coglioni a turisti, escursionisti e cacciatori. Venite in Trentino che si respira, dice la pubblicità. Ma l’orso è ansiogeno, da levarti il fiato e la natura dev’essere comoda: prêt-à-porter.

Così un’orsa ha aggredito e ferito due persone, padre e figlio, sul monte Peller e il presidente della provincia autonoma di Trento, il leghista Maurizio Fugatti, ne ha ordinato l’abbattimento. Poco importa se potrebbe avere avuto dei piccoli da proteggere o se ha semplicemente difeso il suo territorio. Si chiama JJ4 e per lei è stata applicata la stessa procedura impiegata per abbattere KJ2, un altro orso che nel 2017 aveva aggredito un uomo. È figlia di Jurka, un’orsa di origine slovena, trapiantata nel Trentino -una profuga praticamente- che, rivelatasi problematica, fu catturata nel 2007 per essere trasferita e internata nell’oasi naturalistica della Foresta Nera in Germania. Sradichiamo questi esemplari dal loro territorio naturale e oltretutto diamo loro dei nomi assurdi fatti di sigle e numeri che nemmeno CR7 gradirebbe. Come i numeri tatuati sul braccio dei prigionieri dei campi di concentramento.

Io mi ricordo i simpatici Yoghi e Bubu, i cartoni animati di Hanna-Barbera nel parco di Jellystone e il saggio orso Baloo del «Libro della Giungla». Uno dei miei figli aveva un peluche prediletto, era un orsacchiotto che si chiamava «Nanna» e lo accompagnava nel mondo dei sogni. I miei nipotini si divertono guardano Masha e Orso. Ho un amico, un bravo giornalista abruzzese soprannominato per scherzo «l’orso marsicano» e questo accostamento gli piaceva, anzi credo l’avesse suggerito lui stesso. Una volta, dopo il terremoto dell’Aquila, volevamo istallare delle pale eoliche sull’Appennino abruzzese e andammo alla Regione Abruzzo a presentare il progetto. Ci spiegarono che sarebbe loro piaciuto, però c’erano due problemi: uno era l’aquila reale e l’altro l’orso marsicano. Io capivo il rischio dell’aquila per un eventuale contatto con le pale, ma l’orso non vola mica, dissi. E il funzionario, paziente, mi spiegò che, se si dovevano istallare delle pale e poi raggiungerle per rilevamenti o manutenzioni, avremmo invaso l’habitat degli orsi, magari durante il delicato periodo degli accoppiamenti. Già gli orsi sono orsi e basta la parola, se poi gli vai anche a rompere i coglioni durante la stagione degli amori e non copulano, non è una bella cosa. Desistemmo perché non avevamo nessuna voglia di incontrare un orso marsicano incazzato che forse non avrebbe condiviso appieno il pur lodevole proposito di produrre energia eolica rinnovabile in terra di Abruzzo. Di orsi che si accoppiano ci parla lo scrittore Joe R. Lansdale che in un libro descrive uno special del National Geographic dove si vedono due orsi che «ballano il mambo». Il libro s’intitola proprio «Il mambo degli orsi», un noir sullo sfondo di un America razzista. Dice che quando gli orsi ebbero finito il loro mambo «nessuno dei due si accese una sigaretta, ma sembravano entrambi largamente appagati». Ecco cosa intendevano alla Regione Abruzzo.

Ci sono anche orsi attori, che interpretano ruoli -in genere di se’ stessi- nel cinema. In un film del 2016, «The revenant», l’orso, coadiuvato da una controfigura, fa la parte migliore. Secondo me avrebbe meritato l’Oscar che poi, anche per ragioni logistiche, fu assegnato a Leonardo DiCaprio, che nel film non dice una parola. Per DiCaprio fu il primo Oscar della carriera, ma anche per l’orso lo sarebbe stato.

In un romanzo del 1945, «La famosa invasione degli orsi in Sicilia», Dino Buzzati immagina la storia di un gruppo di orsi che, costretti dalla fame e dal freddo, invadono il Granducato di Sicilia. Dopo peripezie varie, instaurano un regno in pacifica convivenza con gli umani dei quali però ben presto assumono tutti i difetti: la brama di potere, la corruzione. Finché gli orsi decidono di lasciare città e ricchezze e ritornare alle loro montagne per ritrovare serenità e pace. Così edificante e istruttivo che uscì, illustrato, a puntate sul «Corriere dei piccoli».

Infine l’orso è caro a tutti i pontederesi perché ci consente di sfottere gli amici ponsacchini. La storiella, chissà se vera, è comunque nota. A farla breve un contadino ebbe in affidamento da un circo, capitato nella zona, un orso e lo mise nel recinto del maiale. Che sarebbe lo stabbino, ma come ci fa ad entrare un orso non s’è mai capito. Insomma dei ladri di Ponsacco -se nello stemma del paese c’è un uomo su un ponte con un sacco in spalla ci sarà un motivo- vennero nottetempo a rubare il maiale, ma, con loro sorpresa, ci trovarono l’orso e se la dettero a gambe levate. Da cui sono derivati il motivo: «lo volevi il maiale rubba, disse lorso lasciatelo sta’», sull’aria della «Vedova allegra» e l’appellativo di «rubbaorsi» ai ponsacchini. Appellativo che oggi, se detto con garbo, anche a loro fa simpatia.

Gli esperti hanno detto che l’orsa JJ4 è la più anziana tra quelle del Trentino, l’orsa maggiore. «Vaghe stelle dellOrsa, io non credea/ tornare ancor per uso a contemplarvi/ sul paterno giardino scintillanti,/ e ragionar con voi dalle finestre/ di questo albergo ove abitai fanciullo...». Ah, le ricordanze!

Trentini, siete 541.000 circa, pochi in fondo, e avete circa 80/90 esemplari di orsi, anche loro pochi ormai. Siete un popolo fiero e forse dello stesso stampo e dello stesso spirito dei nostri progenitori Etruschi, salvate l’orsa! Signor presidente leghista, dopo la falsa paura dei profughi, quella vera del covid, non abbiamo bisogno anche della paura degli orsi che, con tutte le prudenze del caso, ci stanno simpatici. In Trentino ci si viene lo stesso a respirare. Respirare un’aria buona di libertà e di natura. Con rispetto, ma senza paura. Buona domenica e buona fortuna.

Pontedera, 12 luglio 2020

Libero Venturi

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