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domenica 17 ottobre 2021

FAUDA E BALAGAN — il Blog di Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi

Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi

ALFREDO DE GIROLAMO - Dopo un lungo periodo di vita vissuta a Firenze in cui la passione politica è diventata lavoro, sono tornato a vivere a Pisa dove sono cresciuto tra “Pantere”, Fgci, federazione del partito e circoli Arci. Mi occupo di ambiente e Servizi Pubblici Locali a livello regionale e nazionale. Nella mia attività divulgativa ho pubblicato i libri Acqua in mente (2012), Servizi Pubblici Locali (2013), Gino Bartali e i Giusti toscani (2014), Riusi: da rifiuti a risorse! (2014), Giorgio Nissim, una vita al servizio del bene (2016), SosteniAMO l'energia (2018), Da Mogador a Firenze: i Caffaz, viaggio di una famiglia ebrea (2019). ENRICO CATASSI - Storico e criminologo mancato, scrivo reportage per diversi quotidiani online. Svolgo progetti di cooperazione internazionale nei Paesi in via di sviluppo. Curatore del libro In nome di (2007), sono contento di aver contribuito, in piccola parte, ad Hamas pace o guerra? (2005) e Non solo pane (2011). E, ovviamente, alla realizzazione di molte edizioni del Concerto di Natale a Betlemme e Gerusalemme. Gli autori insieme hanno curato i seguenti libri: Gerusalemme ultimo viaggio (2009), Kibbutz 3000 (2011), Israele 2013 (2013), Francesco in Terra Santa (2014). Voci da Israele (2015), Betlemme. La stella della Terra Santa nell'ombra del Medioriente (2017), How close to Bethlehem (2018), Netanyahu re senza trono (2019) e Il Signor Netanyahu (2021).

Bennet, un giorno in attesa di Biden

di Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi - martedì 31 agosto 2021 ore 07:30

A Washington, il primo ministro israeliano Naftali Bennett ha dovuto attendere un giorno prima di essere ricevuto dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden nello Studio Ovale della Casa Bianca. Visita riprogrammata a causa del devastante attentato di Kabul, dove hanno perso la vita 13 marines. 

Tempi infelici per il successore di Trump con il ritiro dall'Afghanistan a tenere banco, diventato nel corso dei giorni una fuga frettolosa e caotica. Debacle amara e bagnata di sangue che ha provocato non pochi dubbi sulla gestione dell'amministrazione Biden nella regione. 

Situazione paragonabile, per memoria storica e vicinanza geografica, ai tragici eventi del 1979, quando l'ambasciata statunitense a Teheran venne assaltata dagli studenti islamici e il personale preso in ostaggio. Crisi che si risolse nel 1981 con l'accordo di Algeri e la fine del sequestro. Ma che intanto era costata la mancata rielezione del presidente democratico Jimmy Carter, travolto dalle critiche. 

Di Carter, l'allora giovane senatore del Delaware Joe Biden, era un protetto e di strada in questi anni ne ha fatta molta: “Ho conosciuto tutti i leader israeliani da Golda Meir in poi”. Ha detto in tono amichevole e paternalistico, durante il lungo faccia a faccia, il quasi ottantenne inquilino della Casa Bianca al suo giovane interlocutore israeliano. Gradito ospite che merita essere ricordato, per la prima volta dopo 12 anni, non era Benjamin Netanyahu

Bennett - nato ad Haifa da genitori americani nel 2013 eletto alla Knesset ha dovuto rinunciare alla doppia nazionalità - è cresciuto politicamente alla corte di re Netanyahu, prima di venirne cacciato ed intraprendere un percorso solitario nella sfera della destra nazionalista israeliana, alla guida del piccolo partito Yamina. Qualche dote nell'hasbara (parola ebraica che significa saper dare una presentazione positiva e selettiva dei fatti politici che riguardano Israele) in prestito dal leader del Likud pare comunque averla presa, se nei 50 minuti di colloqui è riuscito, con il suo fluente inglese, a strappare a Biden tutte le sue richieste, o quasi. Fra tutte quella più impellente, la promessa che l'Iran “non otterrà mai” un'arma nucleare. 

Sebbene Biden ha espresso l'opinione di preferire una soluzione prudente, ha ammesso che ci sono “altre opzioni” sul tavolo in caso di fallimento, probabile, delle trattative. Semaforo verde ad una risposta preventiva israeliana all'Iran, ormai prossimo nell'arricchimento dell'uranio al potenziale raggiungimento della realizzazione di una testata atomica. 

Nel momento della più bassa credibilità internazionale a stelle e strisce, il politico di lungo corso e di fede obamiana conferma l'interesse ad un solido rapporto protettivo nei confronti del prezioso alleato mediorientale, offrendo il rafforzamento del sistema di difesa missilistico, in funzione del mantenimento del vantaggio militare sui suoi nemici nella calda area. 

Dimostrazione che nell'era di Biden si può lavorare bene e in sintonia anche senza Trump e Netanyahu.

Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi

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