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Attualità Martedì 03 Febbraio 2026 ore 10:10
Alluvioni, "dopo un anno l'Elba non sa cosa fare"

Legambiente Arcipelago Toscano:"La nuova normalità climatica esigerebbe scelte coraggiose e una nuova pianificazione del territorio".
ISOLA D'ELBA — "Poco meno di un anno fa, il 13 febbraio 2025, dopo alcuni giorni di pioggia senza soluzione di continuità che saturarono i terreni rimasti permeabili, un intenso nubifragio durato oltre un’ora provocò, in buona parte della costa nord della nostra isola, allagamenti e danni a beni mobili e immobili oltre a importanti fenomeni erosivi e franosi di spiagge e coste".
Legambiente Arcipelago Toscano interviene sulle emergenze del territorio elbano in seguito alle alluvioni sempre più frequenti e impattanti.
"I Comuni più colpiti furono Portoferraio (Capolouogo e le frazioni da Bagnaia a Scaglieri) e Rio, nella sua costa nord (Bagnaia/Nisporto e Nisportino). - prosegue Legambiente - Iniziò così una serie di ben 6 eventi alluvionali che hanno funestato l’isola in quasi tutti i suoi Comuni nel corso del 2025. Dopo Febbraio si verificarono in Luglio, Agosto Settembre, Novembre e Dicembre violente perturbazioni che scaricarono vere e proprie bombe d’acqua in tempi brevissimi. La disarticolazione dei reticoli idrogeologici nelle varie località affacciate sul mare, l’impermeabilizzazione del suolo dilagata con edificazioni avvenute fin sui letti dei fossi, la mancata manutenzione quando non il tombamento o addirittura l’interramento puro e semplice del reticolo minore divenuti costanti negli ultimi anni tendenzialmente siccitosi, oltre ai noti fenomeni dovuti al cambiamento climatico di intensificazione della frequenza dei cosiddetti temporali autorigeneranti/bombe d’acqua hanno provocato alluvioni e danni in tutta l’isola".
"L’impatto mediatico dei fatti del 13 febbraio si concentrò su Portoferraio, la Regione prima e il Governo poi riconobbero lo stato di emergenza con primi, modesti stanziamenti. - prosegue l'associazione - Nei giorni e nei mesi successivi non sono mancate le promesse di sindaci, amministratori e forze politiche, tutti pronti, verbalmente, a intervenire con urgenza e a pretendere i finanziamenti necessari a evitare, per il futuro, il ripetersi di scenari così drammatici. La prima considerazione che ci saremmo aspettata da amministratori locali dotati di un minimo di visione strategica sarebbe stata legata alla necessità di strutturare una forma efficiente e stabile di collaborazione fra i vari Comuni in grado di coinvolgere gli apparati del Genio e della Protezione Civile regionali nella mappatura delle criticità dell’isola e delle opere necessarie alla loro mitigazione".
"Per la Regione Toscana, - aggiunge Legambiente - disposta meno di 2 anni fa a spendere senza esitazione qualche decina di milioni per l’inutile ampliamento dell’aeroporto di Marina di Campo dovrebbe essere agevole e in ogni caso imperativo assicurare i fondi per mettere in sicurezza il territorio della stessa isola e così dovrebbe essere per quanto riguarda le entrate derivanti dal contributo di sbarco. Purtroppo le esperienze pregresse, sia a livello nazionale oltre che locale, ci insegnano che risulta più semplice anteporre alla manutenzione che chiede, per essere efficace, collaborazione con altre istituzioni, continuità nel tempo e concrete capacità organizzative e politiche, l’evocazione di opere più o meno grandi, spesso ridondanti quando non inutili o addirittura pericolose per lo stesso territorio che si è chiamati a proteggere e risanare".
"A tutt’oggi le cose vanno così. - prosegue Legambiente - I nostri Sindaci sembrano muoversi confusamente e disordinatamente senza rispondere alle richieste dei cittadini di avere chiarimenti su quanto viene fatto per evitare il ripetersi di quel che è successo più volte l’anno passato. Si resta ancorati all’emergenza mentre ci sarebbe da affrontare la nuova normalità del disastro climatico con progetti di adattamento e mitigazione di lungo periodo e rivedendo politiche territoriali che si stanno rivelando ogni giorno più sbagliate e miopi. Anche se per molti hanno costituito la base di consenso elettorale".
"Per rimanere ai due comuni più colpiti - prosegue Legambiente - il sindaco di Portoferraio, dopo aver dichiarato testualmente il 2 Marzo 2025 che: “Da oggi 2 Marzo 2025 ogni giorno l’amministrazione comunale di Portoferraio informerà i cittadini quotidiamente (sic) su come stanno andando le cose in merito all’emergenza post alluvione del 13 Febbraio scorso” ha evidentemente deciso di risparmiare il fiato, rendendo rare dichiarazioni pubbliche tendenti generalmente ad accusare da un lato le amministrazioni precedenti e dall’altro a magnificare la propria abilità nello strappare al Presidente regionale promesse di interventi localizzati sostanzialmente sul Capoluogo e sulle spiagge più turisticamente conosciute ma che hanno continuato ad essere aggredite dal maltempo e sulla cui sicurezza non vi è certezza, come dimostrano anche recenti frane e l’acuirsi di mareggiate e cicloni mediterranei mai visti prima.
In un comunicato autocelebrativo datato al 2 Luglio 2025 il Sindaco fa un riepilogo della destinazione dei fondi finanziati dalla Protezione Civile nazionale per il Piano dei Primi Interventi Urgenti. Assieme ai contributi regionali, in un girotondo di cifre non particolarmente chiaro sarebbe stato costituito un fondo relativo agli eventi del 13/14 febbraio pari a circa 3 milioni di euro destinati a 17 interventi fra i quali il Sindaco fa rientrare anche il rifacimento della Biblioteca Foresiana (1.250.000 euro), opera meritoria ma che ha a che fare solo marginalmente con le conseguenze dell’alluvione di febbraio".
"Intanto, la parte portoferraiese di Bagnaia, gravemente colpita proprio il 13 febbraio, praticamente non è mai stata citata nei comunicati dell’Amministrazione comunale portoferraiese. - aggiunge Legambiente - D’altro canto la stessa Bagnaia nella sua parte riese, Nisporto e Nisportino, appaiono come entità sconosciute anche nel versante orientale. Anche il comune di Rio tace in silente comunità d’intenti con il comune limitrofo.
E’ opportuno ricordare che le 3 località sono da tempo classificate nelle mappe della Protezione civile quali zone ad “Alto rischio Idrogeologico” e fin dall’alluvione del 2012 attendono la progettazione e/o il completamento di opere di salvaguardia e manutenzione finanziate ma mai portate a termine. Per quanto riguarda Bagnaia è in attesa, da oltre “30 anni - 30”, anche il completamento della cosiddetta “variante” l’esecuzione della quale avrebbe se non altro consentito la regimazione delle acque provenienti dal versante portoferraiese".
"Non stanno meglio Nisporto e Nisportino, la cruda realtà: anche dal Comune di Rio non è venuta praticamente finora una parola pubblica su quanto si sta facendo, se si sta facendo, per rimediare alla più che precaria situazione della sua intera costa nord. - prosegue Legambiente - In ordine sparso gli altri Comuni dell’Elba, fortunatamente meno colpiti ma non per questo meno a rischio, da Marciana, colpita su Procchio a Capoliveri, a Campo nell’Elba".
"E’ triste ma purtroppo facile prevedere che il lontano giorno in cui i nostri amministratori cominceranno forse a capire che il problema relativo alle alluvioni, alle frane e agli smottamenti, all’impermeabilizzazione del suolo e all’erosione delle spiagge è comune a tutta l’isola e richiede un tavolo tecnico unico e il coordinamento e l’unità d’intenti di tutte le sue Amministrazioni sia locali che regionali sarà quello successivo ad altre circostanze, più gravi di quelle attuali e sempre più emergenziali, verso le quali non si è voluto attuare la necessaria prevenzione, che è soprattutto pianificazione del territorio - anche con un piano di adattamento climatico insulare - quando si sarebbe ancora potuto e dovuto farlo", conclude Legambiente.
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