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Cronaca venerdì 15 aprile 2016 ore 18:29

Pinzuti, via al processo dell'ex super dirigente

Si è tenuta oggi la prima udienza del processo che vede imputato l'ex segretario generale del Comune accusato di truffa aggravata



PORTOFERRAIO — Si sono ritrovati oggi, nell'aula del tribunale di Portoferraio, il sindaco Mario Ferrari e l'ex segretario generale del Comune, Michele Pinzuti. Uno come teste, l'altro come imputato per truffa aggravata con l'accusa di aver indebitamente intascato 5mila euro per spese di registrazione che ammontavano a soli 290 euro.

Il sindaco, rappresentato dall'avvocato Renzo Grassi, si è costituito parte civile e ha ricostruito davanti al giudice Marco Sacquegna, la vicenda che l'ha portato a denunciare alla Guardia di finanza il suo più stretto collaboratore. Con lui l'imprenditore Riccardo Ferrini, difeso dall'avvocato Gabriele Mazzei, che ha fornito la sua versione dei fatti, a partire da quel 18 dicembre 2014 quando avrebbe consegnato a Pinzuti una busta gialla con dentro la somma in contanti.

"E' stato proprio quel passaggio di denaro in contante che mi ha raccontato Ferrini - ha testimoniato Ferrari, incalzato dal vice procuratore onorario Riccardo Lorenzi - che mi ha fatto insospettire: in tutta la mia esperienza negli enti pubblici so che è una cosa che non succede mai". 

Al centro della vicenda c'è la convenzione che il Comune ha stipulato con la società Val di Denari srl per l'edificazione di 12 alloggi all'interno di un piano di edilizia popolare. Una convenzione che ballava da anni e in forza della quale Ferrini, rappresentate della società, aveva avviato le pratiche per la stipulazione di un mutuo con la Cassa di Risparmio di Firenze per 1.600.000 euro. Mutuo che doveva essere acceso entro il 31 dicembre: "Altrimenti avrei dovuto ricominciare da capo e si tratta di un investimento di 3 milioni di euro" ha spiegato Ferrini a Alessandro Civitillo, avvocato difensore di Pinzuti.

E' una mattina concitata quella del 18 dicembre in Biscotteria: Ferrini si reca dal sindaco per avere informazioni sulla pratica che viene inserita all'interno dell'ordine del giorno della giunta comunale che si sarebbe tenuta da lì a poco: "Era un progetto importante per l'amministrazione - ha spiegato Ferrari - ma non più di altri". La giunta approva la convenzione che deve essere quindi stipulata.

La firma dell'atto avviene all'interno dell'ufficio del vice sindaco Marini (poi uscito, non presente al momento della firma): nella stanza ci sono Pinzuti addetto al rogito, Paolo Pagnini in qualità di tecnico comunale e Riccardo Ferrini accompagnato dalla sorella Carla in qualità di legale rappresentante della società. Cosa sia avvenuto in quella stanza è oggetto del processo anche se il passaggio di denaro non è stato oggetto di contestazione da parte della difesa nella seduta odierna.

"Pinzuti mi ha chiesto quel denaro per le spese di registrazione dell'atto - spiega Ferrini rispondendo alle domande del giudice - mi ha detto che non sapeva l'ammontare esatto della cifra necessaria e che avrebbe provveduto lui a fare i versamenti. In un primo momento mi ha detto di portare 3mila euro, poi saliti a 5mila. Io pensavo che ci stesse facendo un favore per velocizzare la pratica".

"Dopo qualche giorno però - continua la testimonianza dell'imprenditore - ho cominciato a chiedere una ricevuta del denaro che gli avevo dato e solo il 7 gennaio 2015 sono riuscito a incontrarlo".

Un appuntamento che non avviene in Comune ma che si svolge in un bar nelle vicinanze del municipio e durante il quale Ferrini chiede spiegazioni sul denaro e sulla ricevuta: "Mi ha detto che aveva dovuto portare i soldi a casa perchè c'era un problema con la cassaforte del Comune e che presto mi avrebbe dato il resto che mi spettava con la ricevuta". Ma non è la sola cosa che Pinzuti avrebbe detto, secondo la testimonianza rilasciata in tribunale dall'imprenditore: "Disse che nella convenzione - racconta ancora Ferrini - c'era un errore e che avrei dovuto ricevere 30mila euro in più rispetto a quanto mi spettava. Lui mi disse che se quei soldi in più li avessimo spartiti a metà, non avrebbe fatto rilevare l'errore".

Passa qualche settimana e un parziale rimborso effettivamente avviene: "Dopo qualche giorno, il 23 gennaio, incontro l'assessore Bertucci che mi mette in contatto con Pinzuti il quale mi chiede di andare a casa sua. Una volta arrivato là mi consegna una busta con 4mila euro dentro". Stando alla testimonianza rilasciata davanti alla Guardia di finanza, Ferrini riconobbe la stessa busta gialla che aveva dato a Pinzuti il 18 dicembre.

Durante l'interrogatorio emergono altri particolari: secondo Ferrini la seconda telefonata in cui gli veniva chiesto di portare i 2mila euro in più sarebbe arrivata dall'architetto Mauro Parigi, ora dirigente comunale e all'epoca dei fatti consulente del sindaco, e soprattutto, il 7 maggio 2015 Ferrini riceve da Pinzuti un assegno di 2mila euro come risarcimento, arrivando quindi a avere 1.710 euro più di quanto versato quella mattina del 18 dicembre.

La linea difensiva ha voluto dar risalto al carattere di urgenza della giunta e della convenzione, così come lo stesso sindaco è stato chiamato a rispondere dell'organizzazione interna del Comune. Il giudice Sacquegna ha richiamato le parti a concentrarsi sulla vicenda oggetto del processo ma allo stesso tempo ha sollevato qualche dubbio sul capo d'imputazione: "Truffa? - ha detto in apertura di procedimento - ma qui c'è coinvolto un pubblico ufficiale con un passaggio di denaro (alludendo quindi al reato di concussione, ndr)".

La prossima udienza è stata fissata per il 1° luglio, data in cui verranno ascoltate le parti civili e i testimoni della difesa, probabilmente lo stesso Pinzuti.

Luca Lunedì
© Riproduzione riservata



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