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Attualità sabato 30 maggio 2015 ore 10:28

Caso Pinzuti, porte chiuse e qualche dubbio

A due giorni dal caso giudiziario che ha monopolizzato la scena politica elbana, sono ancora molte le cose da sapere. Alcune domande in ordine sparso



PORTOFERRAIO — Una premessa, un episodio e qualche riflessione. La premessa è che in questa storia manca ancora una voce fondamentale: quella dell'accusato. Che abbiamo inseguito, telefonicamente e fisicamente, ma al quale abbiamo strappato solo un legittimo "Non voglio rilasciare dichiarazioni per adesso" e "Sono sereno". 

Sarà compito del giudice dare una patente di innocenza o colpevolezza, una verità verrà fuori in tribunale. Dopo il primo round (ma scommettiamo che non sarà l'ultimo) di accuse e contro accuse politiche, qualche riflessione si impone, se pure monca della voce di cui sopra.

L'episodio. Nella mattina di ieri, per preparare l'articolo sull'operazione immobiliare in val di denari finita al centro della vicenda (che potete trovare qui) siamo andati a leggere gli atti ufficiali in una piccola ricerca d'archivio, che è sempre un buon modo per partire. In quelle carte risultava che al momento della firma della convenzione edilizia, era presente, oltre a Michele Pinzuti e Carla Ferrini (presunto truffatore e presunta truffata secondo la ricostruzione della procura) anche Paolo Pagnini in qualità di tecnico comunale. Ci siamo quindi diretti in Comune alla ricerca del Pagnini per fare anche a lui qualche domanda, anzi una sola a dir la verità.

Volevamo chiedere al Pagnini se, almeno in sua presenza, fosse stato menzionato il costo della registrazione dell'atto, che è poi la somma di denaro su cui si sono concentrate le attenzioni della magistratura. Pagnini non è nominato in alcuna carta processuale, sia chiaro, ma quel particolare poteva essere interessante. Lo abbiamo raggiunto al secondo piano del municipio e, senza nemmeno aver ascoltato la domanda, ci ha invitati, più volte e piuttosto energicamente, a lasciare l'ufficio "perchè era passato l'orario di apertura al pubblico".

Dopo avergli ricordato che il municipio è edificio pubblico e per mandarci via avrebbe dovuto chiamare la forza pubblica, si è defilato in un ufficio attiguo. Ora, non esiste l'obbligo di risposta (il nostro lavoro sarebbe molto più semplice se così fosse), ma esiste il diritto di domanda e di cronaca. Episodio minore questo, per carità, in una vicenda molto più grande ma che dà la l'idea dell'aria che si respira in Biscotteria al momento. Siamo sicuri che Pagnini sia persona onesta e che in questa vicenda non c'entri nulla ma il ruolo della stampa è quello: fare domande anche a chi non vuole rispondere.

E qui veniamo alle molte domande che in questa vicenda sono ancora senza risposta. Il capo d'imputazione è quello di truffa in cui la posizione di pubblico ufficiale del segretario comunale è recepita solo nell'aggravante. Eppure la presunta transazione in denaro sarebbe avvenuta dentro le stanze di un municipio all'interno di una procedura pubblica. Quando tutti gli atti processuali saranno resi pubblici avremo un quadro più completo, così come delle attività investigative: non si ha notizia al momento di sequestri di materiale in municipio. 

Altro aspetto che lascia perplessi è la sproporzione fra la cifra necessaria (290 euro) e la somma richiesta, cioè 5mila euro e la modalità della consegna del denaro: in contanti e in busta chiusa, quando gli uffici da noi interpellati hanno confermato che questo tipo di transazione avviene sempre tramite bonifico bancario su un conto corrente dedicato.

Sull'accumulo delle cariche e delle responsabilità gestionali in capo a Pinzuti più di un mese dopo l'avvio dell'indagine si è concentrata la polemica politica ma rimane il fatto che sia stato il sindaco Ferrari a far partire la denuncia.

Per far luce su questi ed altri aspetti dovremo attendere poco meno di due mesi, nel frattempo continueremo a chiedere, giusto per tenerci in allenamento.

Luca Lunedì
© Riproduzione riservata


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