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martedì 23 ottobre 2018

PAROLE MILONGUERE — il Blog di Maria Caruso

Maria Caruso

MARIA CARUSO - “Una vita da vivere” è il primo libro che ha scritto dopo aver visto il primo cielo a San Felipe in Venezuela ed aver fatto il primo ocho atràs a Pisa. E' in Italia dal 1977 e per tre anni ha abitato in Sicilia. Le piace raccontarsi e raccontare con le parole che le passano per la testa ballando un tango in milonga. Su Facebook è Marina de Caro

Confidenze tanghere

di Maria Caruso - lunedì 06 agosto 2018 ore 19:55

Sempre più spesso mi capita di essere contattata dagli amici di Facebook. Di solito mi raccontano la loro esperienza e io ne faccio ovviamente tesoro. Uno di questi ultimi in particolare mi ha colpito molto e ho pensato meritasse di condividerlo con voi anche perché mette in luce uno dei tanti aspetti del tango e delle difficoltà incontrate da chi pratica regolarmente questa disciplina.

La storia integrale pertanto è questa…

…Questa esperienza mi è capitata durante un Encuentro Milonguero. E’ un tipo particolare di raduno di amanti del tango, in cui viene posto particolarmente l’accento sull’abbraccio e la connessione tra i due ballerini. A differenza di festival e maratone, sono bandite tutte quelle figure coreografiche (ganci, boleos ecc.) che richiedono spazio e che solitamente sono associate al Tango. Si tratta di un ballo molto intimo, che si rifà alle prime esperienze dei milongueros di Buenos Aires. Come gli altri tipi di raduni, comunque, anche questi vengono organizzati solitamente in località prestigiose, spesso in alberghi a più stelle e durano qualche giorno, solitamente da tre a quattro. Sono eventi costosi, anche se le spese sono un po’ mitigate dalle convenzioni. I partecipanti devono affrontare le spese di viaggio e permanenza, oltre a quelle dell’evento vero e proprio. Occorre registrarsi parecchi mesi prima e spesso pagare in anticipo. Per tutte queste ragioni (e altre) la maggior parte dei partecipanti è, diciamo, avanti con l’età. Per il resto, non sono molto dissimili dagli altri tipi di raduni tangueri. Orbene: uno dei punti cruciali di tutta la liturgia milonguera è la Mirada con il Cabeceo. Ci si rifà un po’ alle vecchie milonghe porteñe, con la separazione tra i sessi e l’invito tramite sguardo e cenno del capo. A differenza delle milongas sopracitate, però, agli eventi ci sono centinaia di persone e quindi occorre veramente una vista d’aquila per capire l’invito da seduti, oppure conoscersi bene. Spesso, infatti, ci sono da i 10 ai 15 metri tra le file di sedie, capite quindi bene le difficoltà. In effetti, la maggior parte delle mirade sono verso amici e amiche, anche perché il tempo della cortina in cui si può più facilmente mirare è breve. Poi, mirare attraverso le persone che ballano è molto più complicato, anche se un buon numero di mirade vanno comunque a segno. Per mitigare i problemi della mirada, anche tenendo conto che, data l’età media, la vista non è proprio così acuta, in genere ci si alza e ci si sposta. In pratica si cerca di mirare da una distanza minore, persone possibilmente isolate per evitare i falsi positivi e altre piccole astuzie. Bene, l’episodio che intendo narrare, mi è capitato proprio durante un grande evento in una città italiana. C’erano più di trecento persone nella grande sala. Premetto che di solito è buona norma, se uno/una è stanco/a e non vuole ballare, alzarsi ed andare al buffet, a bere o anche solo uscire. Così si evitano fraintendimenti e confusione. Comunque, per farla breve, mi alzo come al solito per cercare qualche ballerina non troppo stanca, approfittando della musica veramente molto bella della tanda. Mi dirigo, camminando come consuetudine a bordo pista, verso una ballerina che conosco e con cui ho già ballato in precedenza. Arrivo a circa due metri da lei, sul suo lato sinistro e approfitto di un momento in cui si gira per farle la mirada. La guardo negli occhi e le sorrido. Lei scuote la testa platealmente. Vabbè pazienza, non ne avrà voglia mi dico, un po’ seccato, perché un diniego così vistoso non è proprio carino. Accanto a lei, combinazione, siede un’altra ballerina che conosco: una siciliana con cui mi ero trovato molto bene. Passandole vicino la guardo, solitamente funziona. Lei esita, poi si alza. Avendo notato l’esitazione, prima di abbracciarla ed iniziare a ballare gliene chiedo il motivo: “Sei stanca? Non avevi voglia di ballare?” “No, figurati, ma pensavo avessi invitato lei” riferendosi chiaramente alla mia precedente mirada.

Speravo non se ne fosse accorta. Certo avrei potuto mentire e molti lo fanno, per dare magari una scappatoia alla dama. Ma a me non piace, io sono per la sincerità anche perché lei se n’era accorta e c’era poco da scantonare. Ecco, mi dico, sento puzza di fregatura ma ad ogni modo rispondo: “Sì vero, ma lei mi ha detto di no”. Lei inizia allora la filippica sulla seconda scelta. La cosa mi infastidisce, soprattutto perché odio visceralmente la sindrome della seconda scelta. “Va bene” taglio corto io “Sarà per la prossima tanda”. Mento spudoratamente, sapendo perfettamente che non l’avrei più invitata.

Lei si risiede e io me ne vado abbastanza contrariato (più sull’incazzato veramente). In un colpo solo mi sono giocato due ballerine! Per fortuna che avevo precedentemente conosciuto una bolognese simpaticissima e molto divertente, riequilibrando un po’ le cose. Per carità, i falsi positivi e i fraintendimenti sono spiacevoli, ma possono accadere anche al più sgamato animale da milonga. Con l’esperienza si cerca di ridurli al minimo ed ogni ballerino reagisce a modo suo. Le due ballerine le ho incontrate nuovamente, perché alla fine si è poi sempre un po’ gli stessi, ma oltre all’educazione del saluto nient’altro. Non le inviterò più!

Per quanto riguarda la sindrome della seconda scelta, vorrei mettere in risalto alcuni aspetti.

1. Se una dice di no, fino a che distanza si considera seconda scelta? 1,2,5,10,20 posti? L’intera milonga? Boh, non è dato sapere. 

2. La motivazione è ininfluente, per cui se una ha male ai piedi tutte le altre devono restano sedute. Boh.

3. Come dicono gli anglosassoni Last but non least. Il fatto che abbia invitato prima una non significa che la preferisco, magari era solo la più vicina o quella che ha girato la testa.

4. Parafrasando un noto detto ben più importante, beati gli ultimi perché potrebbero essere premiati e diventare primi.

5. Le ballerine spesso pensano che gli uomini prima di invitarle le guardino ballare giudicando pertanto se invitarle o meno. Qualcuno lo fa, ma per lo più io penso sia ingannevole giudicare qualcuno da come balla pensando che poi valga lo stesso nel proprio caso. Troppe variabili incognite.

6. Personalmente, una delle cose che preferisco è un bel sorriso e tanta voglia di divertirsi. Se poi non è tanto brava balliamo lo stesso e ci divertiamo. Detesto invece quelle che se la tirano, brave o non brave poiché non è divertente ballare con loro. Mai.

E basta, mi fermo qui.

Per rispondere al nostro amico e al contempo consolarlo posso dire che ahimè episodi del genere succedono più o meno a tutti.

Andando con ordine cercherò di rispondere alle varie questioni sollevate.

  1. Quando si riceve un rifiuto da una ballerina, si va oltre… molto oltre… possibilmente dalla parte opposta dalla sala e in ogni caso lontano dalla visuale della ballerina che ha detto di no oppure si salta la tanda. Avere comunque sempre un piano B è fondamentale. E’ possibile che la donna invitata dopo la prima, non fosse una seconda scelta ma messa così si può avere questa impressione. Tutti abbiamo una prima scelta e tante seconde scelte. Nella donna è meno evidente poiché stando seduta può far finta di non aver ricevuto un rifiuto e nessuno lo vede. Nell’uomo, specie se va al pascolo, quando la donna gli dice di no, è sotto gli occhi di tutti. La domanda è… questa donna era veramente una equivalente prima scelta?. Il concetto è che le prime e le secondo scelte cambiano continuamente e in realtà non dipendono dalla persona in questione ma da altri fattori. Posto nuovo, gente nuova, posizione migliore, melodia che si balla meglio con la persona scelta per prima, ecc.
  2. Il fatto di conoscere le ballerine, diciamo di seconda scelta, non cambia il comportamento da adottare da parte del tanguero. Nel tango non abbiamo amici. O siamo rivali o abbiamo “clienti”. Non si può pensare di fare il maggior numero di amicizie con l’idea di avere più possibilità di ballare. Non è affatto vero. Nel tango si balla se si ha voglia e soprattutto con chi si desidera. Ricordate che nemmeno le donne dicono la verità, perché va da sé che, in ogni caso l’orgoglio rimane ferito, anche se fa parte del gioco, quando riceviamo un rifiuto se pur giustificato. Nel tango non ci sono scuse ma scelte. La domanda è, si rifiuterebbe un invito di Noelia Hurtado o Carlitos per stanchezza?.
  3. No agli inviti diretti se non si è disposti a tollerare un no. Mirada e cabeceo servono a questo.
  4. Gli ultimi saranno i primi ad andarsene perché stufi di aspettare un invito. Ma in ogni caso per qualcuno dei presenti nella loro play list personale siamo già all’ultimo posto. Non occorre il buonismo. Meglio essere invitati/e se desiderati/e e non per pena.
  5. Vero. Anche nel tango le apparenze ingannano. Non è detto che ciò che si vede da “fuori” corrisponda al trovarsi bene con l’altro.
  6. Non tutti la pensiamo allo stesso modo. Come nella vita così è nel tango. Il tango è bello perché è vario.

Per concludere un grazie di cuore al nostro amico per la condivisione e soprattutto per l’opportunità offertaci poiché questo argomento rimane quello sempre più gettonato.

Un abbraccio tanguero a te e a tutti i tangueri/e.

P.S. Se ci incontreremo un giorno in milonga spero io sia una tua prima scelta.

Maria Caruso

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