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Attualità sabato 16 giugno 2018 ore 09:36

Che fine ha fatto la "stele" di Santa Caterina?

La stele di Santa Caterina fotografata dal Canestrelli

La storia di una misteriosa scultura che un tempo si trovava murata sulla volta della chiesa dell'Eremo raccontata da Michelangelo Zecchini



RIO — Nel libro “Elba: un’isola nella storia”, edito nel 1998, Alessandro Canestrelli dette meritoriamente la notizia che nel 1971 sulla facciata della chiesetta di S. Caterina era murato un bassorilievo litico con probabili simboli egittizzanti. Altrettanto opportunamente lo studioso pubblicò una foto della scultura in cui spiccano un volto contornato da incisioni disposte a raggiera e, alla base, l'iscrizione ...NDIGET USQUE MINUS. L'egittologa Maria Boutikoff, che ebbe l'opportunità di analizzare il manufatto nei primissimi anni '70, momento a cui risalgono anche gli scatti di alcune foto, lo ritenne una “stele-sorgente-solare-oracolare...“incontestabilmente isiaca ed egizianeggiante” databile al tardo impero romano e sottoposta in “epoca cristiana” a modifiche volte sia a cancellare gli attributi pagani sia a renderla una 'stele-obolo' per le offerte dei credenti. Fra gli elementi favorevoli alla sua ipotesi la Boutikoff citò “la capigliatura nello stile 'nemeo', da un sarcofago egiziano … il naso a triangolo e gli occhi a forma di chiocciola, alla maniera arcaica...”.

Le notizie sulla 'stele' sono piuttosto scarse. H. G. Berger, un fotografo innamorato dell'eremo, parlò nel 1989 di “un rilievo raffigurante una testa di Medusa, di stile arcaico, trovata dai monaci davanti alla chiesa”. Se l'affermazione di Berger è valida, la scoperta non può che essere avvenuta prima del 1858, allorché la chiesetta fu abbandonata. È un dato di fatto che nel 1789, anno in cui il viaggiatore inglese Colt Hoare visitò il sito e fece uno schizzo della chiesa, poi convertito in una bella incisione da Letitia Byrne per la pubblicazione del 1814, la facciata della chiesa era priva di qualsiasi ornamento. Il primo documento che mostra la 'stele' murata in facciata - si ignora quando - fra lo stipite della porta e la finestra orientale è la citata foto del 1971 pubblicata da Canestrelli. Poi se ne perdono misteriosamente le tracce. Si sa solamente, grazie a una foto del 1973, che due anni dopo non era più al suo posto. Ma dov'è finita? Rimane la flebile speranza che giaccia dimenticata in qualche magazzino. Nel caso, invece, che un’ anima pia l'abbia involata, confido che con un atto di devozione la restituisca alla chiesetta della cui storia fa parte.

Il fatto che non la si possa analizzare dal vero e che l'unico strumento di indagine sia una vecchia fotografia, aumenta le incertezze sulla sua cronologia. Se è vero, infatti, che il bassorilievo è caratterizzato da particolari che riconducono alla cultura egizia (per esempio l'abbozzato nemes con incavi basali, copricapo di qualche faraone, per intenderci, come Ramsete II o Tutankhamon), è altrettanto vero che alcune ingenuità, in primis la fattura del volto, della bocca e degli occhi, tutt'altro che egittizzante, orientano per una produzione d'imitazione non così antica come si vorrebbe.

Dall'immagine si riceve l'impressione che la scultura, opera di un eclettico artista popolare, sia nata come elemento di fontana in epoca moderna e che l'autore si sia ispirato a modelli di 'sole radiato' in voga tra XVII e XVIII secolo, dal sole dell'arcinota Barcaccia berniniana (1626-1629) ai vari tipi di sole delle stampe e perfino degli argenti d'epoca riconducibili a un'iconografia ormai standardizzata. L'originalità del probabile elemento da fontana di S. Caterina sta proprio nel 'nemes' egittizzante, che potrebbe essere la spia di quel gusto per la cultura dell'antico Egitto che da Roma arrivò nelle aree provinciali fra Settecento inoltrato e prima metà dell'Ottocento. Nella nostra 'stele' è da considerare aggiunta in un momento non precisabile l'iscrizione (apparentemente di tipo onciale con la commistione di lettere maiuscole e minuscole della stessa altezza), che tradisce il fine di un reimpiego per la raccolta delle offerte.

Michelangelo Zecchini

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