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Aprile, mese di limicoli all'Elba

Cavaliere d'Italia
Foto di: Antonello Marchese

Affezionati all'Elba da generazioni tornano in particolare nella zona umida di San Giovanni. Il racconto di Antonello Marchese e Giorgio Paesani



PORTOFERRAIO — Aprile, mese di limicoli

Il bacino termale di San Giovanni, la mini-Carmargue elbana, ospita importanti viaggiatori alati

Di Antonello Marchese e Giorgio Paesani

Aprile è in genere un mese importante per la migrazione dell'avifauna che si sposta da sud a nord attraversando il Mediterraneo e usando le isole come preziose e fondamentali zone di sosta e ristoro per i faticosi spostamenti. E ancora adesso l'ultimo fazzoletto della probabilmente più vasta e antica zona umida (dolce e salmastra) preesistente, poi trasformata in salina al tempo dei granduchi medicei, dall'analogo valore ornitologico, sembra esercitare un richiamo sulle specie viaggiatrici che qui si fermano per riposarsi, spesso in occasione di venti contrari e avversità climatiche.

Quest'anno, dopo la primavera di marzo, come sta capitando ormai sempre più spesso, è arrivato il mini-inverno di aprile, con il quale anche i bipedi non alati hanno dovuto fare i conti. Le stufe e i caloriferi ormai spenti sono stati rimessi in funzione sotto le ondate di maestrale e aria nordica, caratterizzando il mese che è risultato freddo ma poco umido. Chi si è trovato a calcare le sponde dell'odierno bacino delle Terme di San Giovanni in questi giorni ha potuto comunque cogliere i segnali della Natura e dei suoi messaggeri volanti, che nonostante le loro modeste dimensioni, e, apparentemente limitate capacità – non riescono nemmeno ad avere le dimensioni di un telefonino e usare un computer! - sembrano in grado di effettuare meglio di noi le previsioni meteorologiche ed interpretare gli scherzi del tempo.

Piro Piro culbianco

Così, ancora in uno degli ultimi giorni di marzo l'osservatore attento poteva notare, insieme ai Piro Piro piccoli presenti sulla battigia (già ricordati in un precedente articolo di questa serie di documentazione naturalistica), sopra un piccolo tronco di legno nella salina un Piro piro culbianco (Tringa ochropus), un limicolo dal petto e ventre bianchi, dorso scuro con macchie più chiare. L'animale era defilato, fermo sul suo posatoio in fase di riposo per il lungo viaggio – ho pensato - avendo toccato forse come ultima tappa qualche lido della Corsica meridionale, quando è stato avvertito nell'aria un verso forte e squillante al quale è seguita una risposta. In un attimo è avvenuto il ricongiungimento e i Piro piro sul relitto nell’acqua erano divenuti due.

Piro piro piccolo

Qualche giorno dopo è stata la volta di un Combattente (Philomachus pugnax) che ha trascorso alcuni giorni nello specchio acqueo ma anche sui lidi prossimi ad esso, tanto da essere raggiunto da un gruppetto di Piovanelli pancianera (Calidris alpina). Il Combattente in realtà sembrava mal tollerare la squadriglia così sopraggiunta, incrociando più volte e con decisione la strada dei piovanelli intenti ad estrarre grassi vermi dalla sabbia e dal fango, facendoli involare e allontanare, anche se di soli pochi metri. Allo stesso tempo una coppia di beccaccini (Gallinago gallinago) ha sostato per alcuni giorni nella zona con maggiore vegetazione, vale a dire la porzione orientale della laguna, dove trovava riparo e nascondiglio, infilando nel fango i lunghi becchi a caccia degli anellidi presenti nella melma.

Combattente

Tra i limicoli presenti quasi contemporaneamente era anche un Corriere piccolo (Charadrius dubius). Il violento colpo di maestrale del 6 aprile faceva sostare nel bacino della salina un esemplare di Cavaliere d’Italia (Himantopus himantopus) che rimaneva a ridosso dell’argine sul lato occidentale dello specchio acqueo, così protetto dalle raffiche più violente. Alcuni giorni dopo era la volta di due Chiurli piccoli (Numenius phaeopus), che avendo incontrato le condizioni meteo avverse e abbondante cibo nella laguna si sono fermati diversi giorni, rimanendo a nutrirsi nella porzione centrale del bacino. Gli spettatori muniti di teleobiettivo o di un piccolo binocolo potevano facilmente osservarli a pesca dei granchi presenti sui bassi fondali. 

Incontri interessanti anche presso la palude delle Prade, allo Schiopparello, nonostante qui la vegetazione dell’area umida renda più difficile l'osservazione e la ripresa fotografica. In questa zona, oltre ai più consueti Piro Piro piccolo, visibili lungo la spiaggia, è stata documentata una Pettegola (Tringatotanus) che dopo essersi nutrita lungo i fossi è andata a riposarsi, testa piegata indietro e su una zampa sola, sui bassi fondali delle Marse. 

Antonello Marchese

Guida ambientale e turistica. Guida ufficiale del Parco Nazionale Arcipelago Toscano. Fotografo di Natura. Promotore dell’azione Elba Foto Natura, nell’ambito dei progetti della Carta Europea per il Turismo Sostenibile

I limicoli, croce e delizia

I “limicoli” sono croce e delizia dell’ornitologo e del birdwatcher, esperti o neofiti che siano. Col termine quasi solamente didattico di “limicoli” si intende un buon numero di specie appartenenti all’odine dei Caradriformi che si alimentano cercando il cibo (di solito invertebrati) nel fango o nella sabbia di spiagge, sponde, bassi fondali e pantani vari. L’ambiente che frequentano offre una vastissima gamma di prede; dal granchio nascosto sotto pochi centimetri di fango o tra le crepe di uno scoglio agli invertebrati infossati nel limo a varie profondità. La naturale spinta selettiva a specializzarsi in una categoria di prede reperibili in una determinata fascia di profondità nel substrato ha creato la smisurata gamma di lunghezze, sensibilità e curvature dei becchi di questi uccelli. 

Chiurlo piccolo

Dal becchino dritto e lungo pochi centimetri del Corriere piccolo (che cerca crostacei e invertebrati a pochi centimetri di profondità) al becco smisurato e curvo del Chiurlo piccolo che scova senza pietà granchi nel fango ma anche nelle fessure delle rocce. Sulla varietà delle forme e delle specializzazioni dei becchi dei limicoli si potrebbero riempire pagine e pagine. Becchi a cucchiaio per filtrare il primissimo centimetro di acqua, a coltello per aprire le cozze o rovesciare sassi, becco curvo verso l’alto per adagiare la metà terminale sul fango e cercare il cibo, molle e mobile sulla punta per trovare lombrichi sotto le foglie del bosco. Già, perché la grande specializzazione ha talvolta portato questi uccelli a “sganciarsi” dall’ambiente acquatico. Così la Beccaccia è la regina del bosco e il Piviere tortolino (che spesso sosta in migrazione sulle vette dell’Elba orientale) è il principe delle praterie di alta montagna, il Piovanello violetto non si scrosta dai suoi scogli e la Pavoncella dai suoi prati pascolati e umidi, mentre l’Occhione cerca insetti tra le ghiaie dei greti o dei pascoli sassosi. 

Per non parlare dei falaropi che si fermano anche in mare aperto nuotando in cerchio per generare correnti ascensionali e “pinzare” al volo piccoli invertebrati. O della Pernice di mare (tutt’altro che pernice e poco o punto legata al mare) che cattura insetti in volo e sembra più una grossa rondine o una sterna che un “limicolo”! Insomma, un “mondo” di specie ognuna delle quali porta con sé una storia fantastica da raccontare!

Cosa spinge i limicoli a sostare, seppur brevemente, anche nei pochi fazzoletti di zone umide rimasti in Arcipelago? Sicuramente il fatto che nelle loro “mappe” genetiche queste zone umide sono ancora segnate, sicuramente gli improvvisi rovesciamenti di condizioni meteo della bizzarra primavera mediterranea nell’Antropocene, ma a me piace pensare che lo facciano anche per naturale indole pionieristica.

Guardiamoli bene. Il Combattente, ad esempio, sta tornando dall’Africa verso le praterie del Grande Nord dove i maschi, che nel mentre “indosseranno” un collare di piume sgargianti, si affronteranno in parata per far colpo sulle femmine. In barba ai predatori che non aspettano altro. I Chiurli piccoli, dopo essersi rimessi in forze a furia di granchi elbani partiranno diretti verso la tundra russa o i versanti montani scandinavi (ben sopra il limite dei boschi), nidificheranno a terra tra mille pericoli e i loro nidiacei, appena nati, spariranno nell’erba alta al primo allarme dei genitori. 

Avranno a che fare con predatori terribili, falconi enormi dal piumaggio grigio chiaro, gufi di palude dagli occhi fiammeggianti. Siamo sicuri che abbiano veramente paura del nostro maestrale? Il Cavaliere d’Italia sembra spezzarsi con un soffio su quelle zampette stecchine e rosso corallo. Eppure nidificherà tra la salicornia in zone dove basta un temporale per perdere la nidiata e attaccherà con ferocia chiunque si avvicini al nido o ai suoi nidiacei. All’attacco si uniranno tutti gli adulti e gli immaturi in zona, coinvolti o meno e, credetemi, fanno un tale baccano che persino i gabbiani reali se la svignano e il falco di palude preferirà un nobile cambiamento di zona di caccia (tanto ormai tutti si sono accorti del suo arrivo). Lui non si nasconde, affronta i nemici, lui, a testa alta, becco aperto e voce ai massimi decibel possibili. Mica si da malato e manda il certificato medico!

Beccaccino

I beccaccini torneranno anche loro nel Grande Nord e riempiranno l’aria con i loro concerti per aria e penne della coda. Si, perché loro non cantano ma usano la coda scendendo in picchiata per produrre un suono tambureggiante che viaggia a diffondere il messaggio territoriale. Il tutto al tramonto durante lunghissimi voli circolari. Ma, perché, credevate davvero che l’uomo avesse inventato gli strumenti musicali?

Infine, per non tediarvi troppo, il Corriere piccolo. Lui, come il Fratino (assurto agli onori della cronaca prima per uno scellerato concerto tenuto sulle sue uova e poi perché, guarda un po’, sta scomparendo) nidifica in ambienti aperti, sassosi, ghiaiosi, a volte nelle dune e sulle spiagge (come invece fa sempre lo scellerato Fratino). E questo è un problema. Ma il Corriere piccolo aveva evoluto stratagemmi incredibili per ovviare ai rischi (uova e nidiacei super mimetici) e ai pericoli (parate di distrazione con gli adulti che si fingono feriti e si fanno seguire dai predatori) e viveva alla grande nei suoi ambienti da pioniere. Poi è arrivato l’uomo che ha asfaltato dove poteva, spianato con le ruspe spiagge e dune e sciolto i suoi cani (“Buono, bravissimo, carinissimo ma “oops!”, ha trovato un uccellino, dai, Fido, mollalo!”) e il Corriere si è trovato in difficoltà serissime. Per cui abbiate rispetto per il corrierino dagli occhiali.

Una ulteriore curiosità sul Corriere piccolo; il nome scientifico è Charadrius dubius, ed evoca il dubbio dell’ornitologo (in particolare del principiante) di sbagliare confondendolo con l’altra specie europea a lui più simile: il Corriere grosso (che non è tanto più grosso, sarebbe stato troppo facile!). E il dubbio attanaglia sempre il povero ornitologo davanti ad una distesa di limicoli tutti simili in alimentazione o, peggio, che dormono dopo una lunga migrazione, uno accanto all’altro con la testina piegata indietro e il becco sotto l’ala (per non buttar via preziosa aria calda). 

Ma che bello poi scoprire e conoscere le singole specie e le loro storie, immaginare i viaggi compiuti e quelli che stanno per affrontare! Croce e delizia. Per questo non vado oltre nella descrizione delle specie, vi lascio i Piovanelli pancianera, la Pettegola e gli altri. In fondo vivere da pionieri, scoprire cose e posti nuovi, volando o leggendo, viaggiando e informandosi, coltivando la curiosità, costruendosi un bagaglio di conoscenze, credo sia mille volte...delizioso! 

Giorgio Paesani

Ornitologo

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