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Attualità martedì 28 settembre 2021 ore 10:54

Dissalatore, "opera utile ma va gestita bene"

Rendering del progetto dissalatore

Il direttore di Ait, Alessandro Mazzei, e l'assessore di Ventotene, Francesco Carta parlano dell'importanza dei dissalatori sulle isole



CAPOLIVERI — “La dissalazione va fatta dove è utile e indispensabile. Dove non ci sono alternative di approvvigionamento si possono installare i dissalatori, a condizione che vengano realizzati e gestiti bene. La dissalazione è una tecnica di produzione di acqua dolce da acqua di mare ma è essenziale l’aggiunta di sali all’acqua prodotta, in primis calcio e magnesio”. 

Questa la dichiarazione dell’assessore del Comune di Ventotene, Francesco Carta che è stato interpellato a pochi giorni dalla ripartenza del progetto “Prima l’Acqua”, cioè i webinar dell’Autorità Idrica Toscana (Ait) e di Asa Livorno relativi alla qualità dell’acqua e alla dissalazione sulla costa e nell’arcipelago toscano.


"Abbiamo voluto sentire il Comune di Ventotene - spiega il direttore di AIT, Alessandro Mazzei - perché la loro è stata un'esperienza in partenza negativa e all'Elba non vogliamo commettere nessun errore. L’esperienza di Ventotene ci aiuta così a progettare e gestire all'Elba un dissalatore che non avrà quelle problematiche, ma sarà efficace al massimo, per tutta la popolazione e le attività economiche elbane".

L’assessore Carta ha raccontato che all’inizio a Ventotene era stato allacciato il dissalatore direttamente alla rete idrica, senza mineralizzare l’acqua prodotta. Adesso l’impianto fornisce acqua a circa 300 residenti che vivono sull’isola nel periodo invernale e a oltre 4000 abitanti nel periodo estivo. L’impianto è entrato in funzione a novembre del 2017 ma fino a giugno 2019 produceva un’acqua di soli 4° gradi francesi, in pratica acqua distillata, che aveva eroso i tubi assumendo forti caratteristiche di torbidità. Nel Giugno 2019 sono iniziati i trattamenti di mineralizzazione, con l’aggiunta di calcio e magnesio, e la situazione è migliorata anche se ancora oggi l’impianto eroga acqua con durezza di circa 13° gradi francesi, che secondo Carta, resta al di sotto dei limiti di legge.


“Certamente, rispetto a tre anni fa – spiega Carta – la situazione è migliorata, ma c’è da fare ancora molto per arrivare ad avere un servizio efficiente. È vero che forse piove di meno ma le reti idriche del nostro territorio, anche in continente disperdono acqua in percentuali insopportabili. Nel sud della nostra provincia si giunge al 70% con costi energetici inauditi. Dunque, piuttosto che cercare altra acqua cerchiamo di non sprecare quella che abbiamo”.


Quindi, secondo Ait, l’esperienza di Ventotene fa capire che anche dove le prestazioni devono migliorare il dissalatore non è in discussione anche perché produce l’acqua necessaria al costo di 3 euro/mc, mentre portare l’acqua con le navi dal continente costerebbe non meno di 12 euro al metro cubo.

"La questione delle durezza dell’acqua è un tema importante ma che non pone l’acqua stessa fuori dai parametri di legge della potabilità", sostiene l’esperto dell’Istituto Superiore di Sanità, Luca Lucentini che da anni lavora proprio sulla qualità delle acque nel nostro Paese.


“Conosco bene la situazione di Ventotene e so – dice Lucentini – che in questi ultimi anni la situazione è migliorata, ma lì si partiva da una gestione non corretta del dissalatore. Quindi non è il dissalatore in sé ad aver creato problemi, ma la mancata mineralizzazione delle acque fino a qualche anno fa”.


Riguardo invece alla situazione della durezza dell’acqua spiega Lucentini “la durezza è un parametro indicatore raccomandato, cioè è da intendere sul lungo periodo. Vale a dire che non ci sono problemi se l’acqua è per tempi brevi sotto i 15° francesi, poiché il minore o maggiore livello di durezza non vuol dire che l’acqua non è potabile. E certamente è compito delle ASL locali stabilire la potabilità delle acque. Quindi se non ci sono interventi delle ASL significa che le acque sono potabili”.

Questi problemi che Ventotene si trova a gestire potrebbero esserci anche all’isola d’Elba? AIT lo esclude nella maniera più assoluta. E proprio in riferimento alla qualità dell’acqua dagli uffici tecnici di AIT  "si fa presente che all’Elba, in località Mola, c’è la possibilità di captare acque locali dure e miscelarle in parte con quelle del dissalatore per raggiungere il corretto livello di sostanze minerali disciolte per la loro immissione in rete".


“Questo miscelamento con le acq ue di Mola è una scelta ottima – sostiene Lucentini dell’Istituto Superiore di Sanità – perché permette uno scambio in loco tra dissalazione e mineralizzazione che è il massimo auspicabile per un’acqua dissalata da mineralizzare”.


Anche il direttore di AIT, Alessandro Mazzei, come sosteneva l’assessore Carta, dice che " a Ventotene il problema è stato relativo a una cattiva gestione dell’impianto di dissalazione".

"Nessuno – spiega Mazzei – può minimamente mettere in relazione la vecchia situazione di Ventotene con il nuovissimo dissalatore che sarà costruito all’Isola d’Elba e che produrrà acqua a un costo non superiore a 1 euro/mc. Il nostro sarà un impianto che garantisce alta qualità della risorsa idrica prodotta; uno scarico a mare rispettoso dell’ambiente costiero e marino, flora e fauna comprese; una soluzione per la messa in sicurezza dell’Elba e per la sua stabilità economica. Infatti le infrastrutture che funzionano sono la base fondamentale perché l’economia si sviluppi e funzioni”.

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