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Cultura martedì 07 gennaio 2020 ore 11:12

Rio "scompare" dalla storia di Napoleone

Palazzo governativo di Rio Marina, dove soggiornò Napoleone

Umberto Canovaro critica un articolo pubblicato su Focus Storia e invita l'Elba a valorizzare il potenziale culturale di Napoleone per l'isola



RIO — Umberto Canovaro, in qualità di storico del diritto delle comunità locali, interviene a proposito di un articolo pubblicato su Focus Storia.

"Quando un’operazione di carattere culturale, sovente può trasformarsi in un danno ad un intera comunità. Mi è capitato di leggere il numero di dicembre scorso della rivista mensile di storia Focus, - dichiara Canovaro - laddove ha trovato svolgimento un articolo intitolato Sulle tracce di Napoleone nel quale si parla dei luoghi principali che hanno caratterizzato la vita dell’imperatore .Di essi, due sono corsi (cattedrale e casa natale di Ajaccio), uno di Porto Azzurro (Forte San Giacomo), uno di Marciana (Madonna del Monte), gli altri sei di Portoferraio ( Biscotteria, Villa dei Mulini, Villa San Martino, spiaggia della Paolina, teatro dei Vigilanti, chiesa della Misericordia)". 

"Ora, a parte la discutibilità di identificare il suo passaggio all‘ Elba con tutti indistintamente questi luoghi, - prosegue Canovaro - salta agli occhi anche dei meno attenti conoscitori di storia elbana che manca la località che dopo la zona del Ferrajo fu frequentata con maggiore intensità, e cioè Rio. Chiunque si avvicini all’ esperienza di Napoleone nell’Isola, sa che solo poche ore dopo il suo sbarco del 4 maggio 1814, alla mattina successiva, egli si recò a visitare le miniere Riesi(che versavano alla Camera Imperiale ben 260.000 franchi all‘ anno); che voleva deviare la foce del Riale per farne un porto commerciale ed effettuò per questo motivo direttamente scandagliamenti; che voleva costruire il primo altoforno in questo territorio; che visito’ le fortificazioni sul monte Giove e l’isolotto di Palmaiola; che era frequentatore della casa di Lazzaro Taddei Castelli, giudice di pace in Rio, nella zona della Chiusa. Basta leggere i resoconti che fece nel suo libro autobiografico Souvenirs et anecdotes de l’Ile d’ Elbe André Pons de L’Herault, direttore delle miniere elbane".

"Ora, - commenta Canovaro - io non so chi sia la 'firma' Tim Williamson, né se qualcuno - persona fisica o ente - abbia sollecitato questo articolo. Probabilmente, forse, no; ma ciò che risalta è l’immagine che da sempre è stata data, di monopolio della presenza all’Elba di Napoleone. Anziché fare filiera su tutti i territori, assecondando culturalmente il percorso storico che egli fece in loco, negli ultimi tempi, ciascuno ha cercato di sfruttarlo sotto il profilo turistico e commerciale (e basta: vedi i festeggiamenti del bicentenario), e solo raramente trattandone i caratteri peculiari della sua reale presenza". 

"Peccato; - conclude Canovaro - speriamo che le entità preposte alla gestione del turismo, nel futuro facciano risaltare le 'vocazioni' napoleoniche, che vanno ripensate sulle appartenenze territoriali, dando a Cesare quello che è di Cesare: solo così, con operazioni culturalmente comprensibili, potremo rilanciare l’Elba all’interesse del 'nuovo' visitatore, che come si sa, non cerca solo mare e sole, ma anche sistemi integrati di valenza culturale".

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