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Cronaca sabato 16 aprile 2016 ore 09:47

"Ecco perchè l'ho denunciato"

La testimonianza resa dal sindaco Mario Ferrari, sentito ieri come teste nel processo a carico dell'ex segretario Michele Pinzuti



PORTOFERRAIO — Indiscrezioni, voci, un atteggiamento sospetto fino al racconto dell'imprenditore, ma non solo. Mario Ferrari, sindaco di Portoferraio, ha ricostruito così quei giorni di fine dicembre e inizio gennaio dell'anno scorso quando, da primo cittadino, ha percorso i pochi chilometri che separano la Biscotteria dalla caserma della Guardia di Finanza per sporgere denuncia contro Michele Pinzuti, fino a quel momento il dirigente al quale aveva affidato le redini della macchina amministrativa comunale.

Incalzato dal vice procuratore onorario Riccardo Lorenzi (che sostituiva il procuratore Di Bugno), dall'avvocato difensore Alessandro Civitillo e rispondendo alle domande del giudice Marco Sacquegna, il sindaco ieri ha reso più chiari quei giorni in municipio quando, dall'incredulità al fondato sospetto, ha percorso tutto lo spettro emotivo fino alla decisione di coinvolgere le fiamme gialle elbane.

"Ho presentato denuncia perchè non ritenevo il suo comportamento rispettoso della legge - afferma in apertura - l'imprenditore Ferrini mi ha raccontato della richiesta dei 5mila euro in contanti e questo mi ha messo in allarme". Ma non è la sola informazione che Ferrari riceve dall'imprenditore della Val di Denari srl sul conto di Pinzuti: "Mi ha raccontato un altro episodio - afferma il sindaco - cioè che per coprire un errore materiale nella convenzione avrebbe chiesto di spartirsi 30mila euro".

Una serie di rivelazioni a cui il sindaco ha dato credito al punto da avviare una serie di verifiche sull'operato dell'allora segretario, a partire proprio dalla vicenda di Val di Denari: "Ho fatto fare alcuni controlli e secondo il dirigente contabile Luca Donati per la stipula di quel rogito ci sono state delle spese fatte dal Comune che ho poi richiesto a Pinzuti".

"Pinzuti si era occupato del rogito interno - raccontato Ferrari agli avvocati - perchè non avevamo all'epoca una struttura dedicata e quel compito lo avevamo affidato al segretario. Dopo le prime voci abbiamo chiesto anche un parere legale su quell'atto, tramite l'architetto Elisabetta Coltelli, a un professore dell'Università di Firenze. Pinzuti era molto attento a quella pratica, aveva atteggiamenti che suscitavano sospetti in noi".

Non è il solo episodio di cui Ferrari viene a conoscenza: "Vengo a sapere da un altro imprenditore che Pinzuti aveva avanzato altre richieste di denaro - continua il sindaco - a Roberto Gentini, titolare di una ditta informatica che cura i sistemi del Comune, è stato chiesto di recarsi nell'abitazione privata di Pinzuti e mi ha riferito che il segretario gli aveva prospettato la possibilità di fare il contratto in cambio dei diritti di segreteria in nero".

Un rapporto che si è incrinato rapidamente fino alla definitiva spaccatura avvenuta durante una giunta comunale, nell'occasione: "Pinzuti mi disse - racconta il sindaco - 'Col cazzo che me ne vado, se hai le palle provi a buttarmi fuori'. Chiese anche al mio vice, Roberto Marini, di firmare una dichiarazione secondo cui la busta con i 5mila euro era stata depositata nella cassaforte della polizia municipale, dichiarazione che Marini non ha firmato".

Luca Lunedì
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