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Attualità lunedì 30 marzo 2020 ore 11:30

Terapia intensiva all'Elba, la situazione

Bruno Maria Graziano

Il direttore dell'ospedale di Portoferraio, Bruno Maria Graziano, fa il punto sui percorsi attivati nel trattare i casi sospetti ed i pazienti Covid



PORTOFERRAIO — Dopo la diffusione dell'epidemia Covid a livello nazionale, il vicesindaco di Capoliveri Ruggero Barbetti (leggi qui l'articolo) e molti cittadini si sono attivati scrivendo in particolare al presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, per chiedere l'attivazione di un reparto completo di terapia intensiva nell'ospedale elbano

A queste richieste si accompagnano anche una serie donazioni e di iniziative da parte di privati e aziende per acquistare le attrezzature per l'attivazione di un reparto completo di terapia intensiva.

Il presidente sta rispondendo personalmente alle numerose mail ricevute dai cittadini elbani, precisando come prima cosa che non è vero che non è stata prevista la terapia intensiva nell'ospedale di Portoferraio ed è stata predisposta una specifica procedura, con lo scopo di definire l’organizzazione intraospedaliera per la gestione di eventuali pazienti con “Covid-19”.

All'ospedale di Portoferraio, come dotazione, ci sono due letti per terapia intensiva e due di subintensiva per intubare, grazie ad un personale interessamento del Presidente Rossi

Per capire comunque meglio come la sanità elbana si è organizzata per gestire l'emergenza Covid-19, QUInews Elba ha interpellato il dottor Bruno Maria Graziano, direttore dell'ospedale elbano.

"In primo luogo l'ospedale elbano, in condizioni di normalità ha quattro postazioni di sub-intensiva (postazioni non Covid) ed è in grado di fare fronte all'emergenza. Nel caso in cui un paziente dovesse avere bisogno della terapia intensiva e quindi di essere intubato, nel caso in cui non fosse possibile trasferirlo immediatamente, l'ospedale può tenere comunque il paziente sotto controllo appoggiandosi alla sala operatoria, in attesa che possa essere trasferito fuori dall'isola, in un'ospedale in cui c'è un reparto di terapia intensiva" (leggi qui l'articolo).

"Riguardo invece alla gestione della situazione per l'emergenza Covid-19, il primo obiettivo, già detto più volte -  ha sottolineato Graziano - è quello di salvaguardare l'ospedale di Portoferraio, ed evitare quindi che un caso sospetto possa entrare nelle corsie.Trovandoci su un'isola ci sono poi una serie di eventuali difficoltà da tenere presenti nel caso di necessità di trasferimenti in emergenza fuori Elba. Incognite e variabili legate alle emergenze in generale sull'isola che riguardano non solo il problema Covid ma che l'Elba deve affrontare anche per altri casi, dove di solito i pazienti critici vengono stabilizzati e poi trasferiti  con l'elisoccorso in ospedali specializzati per le varie tipologie di problematiche."

Il dottor Graziano precisa inoltre che "dato che si immaginava che all'Elba il virus, essendo un'isola, sarebbe arrivato in ritardo rispetto ad altre zone della terraferma, sono comunque state attivate una serie di misure per prepararsi a quello che poi si è verificato con i primi casi di Covid anche sull'isola."

In Toscana è stata fatta una suddivisione fra ospedali Covid e ospedali no Covid, e l'Elba rientra fra quelli no Covid. Il primo  step è stato quello di lavorare alla prevenzione sul territorio, in accordo con i sindaci elbani, quindi attivare la diffusione di messaggi alla popolazione invitando a rimanere a casa il più possibile e ad evitare assembramenti.

"Un altro importante lavoro, che prosegue ancora oggi - continua direttore dell'ospedale elbano - riguarda la prevenzione e il monitoraggio dei possibili casi sospetti da parte dei medici di base a cui si è aggiunto il percorso della tenda di pre-triage davanti al Pronto soccorso da cui far passare tutti i casi sospetti in modo da non farli accedere direttamente all'interno dell'ospedale. A questo proposito si sono riusciti a ridurre di circa il 75 per cento gli accessi diretti al Pronto soccorso, anche se il giorno in cui è stata diffusa  la notizia del primo caso di Covid all'Elba molte persone, anche senza che ce ne fosse la reale necessità si sono presentate al Pronto soccorso."  

Ricordiamo che in casi come quello già accaduto la procedura corretta, se non ci sono urgenze, è di  contattare il proprio medico di base che darà alla persona indicazioni su come comportarsi.

"Per quanto riguarda invece  la tenda di pre-triage (ne sono state allestite due) - dice ancora Graziano - si tratta di un importante filtro che serve appunto per definire ed incanalare i percorsi di accesso in Pronto soccorso con le dovute cautele. Se un paziente sospetto necessita di essere visitato dai medici del Pronto soccorso vengono prese tutte le precauzioni da parte dei medici stessi. Se un caso sospetto di Covid-19  necessita di essere ricoverato in ospedale, in attesa del risultato del tampone, lo stesso viene portato all'interno di un reparto 'bolla', una zona isolata dell'ospedale creata appositamente per gestire temporaneamente i pazienti Covid". 

"A questo punto - spiega il dottor Graziano- se il paziente risulta negativo e deve essere ricoverato viene inserito nel normale percorso ospedaliero, se invece risulta positivo e ha bisogno di rimanere in ospedale, viene trasferito fuori Elba negli ospedali definiti Covid. Per questo motivo nel reparto bolla sono stati allestiti 10 posti, 2 dei quali intensivi, per poter intervenire sui pazienti che eventualmente presentassero una crisi respiratoria. Questi due posti intensivi sono comunque riservati all'emergenza in attesa di trasferire i pazienti in ospedali specializzati Covid dove è presente un vero e proprio reparto di terapia intensiva."

"Dato che potrebbe verificarsi l'ipotesi di un ritardo nel trasferimento con l' elisoccorso, legato alle variabili meteo o ad altre cause, - aggiunge il direttore dell'ospedale - le due postazioni intensive serviranno per trattate il paziente in attesa del suo trasferimento fuori dall'isola in un ospedale Covid. Se invece il paziente è positivo ma risulta in buone condizioni e non necessita di ricovero viene quindi mandato a casa in isolamento dove viene monitorato costantemente dal medico di base e dalla rete Asl sul territorio".

"Per quanto riguarda invece lo screening sul territorio - precisa il Dottor Graziano - proprio per evitare che il virus possa entrare nella struttura ospedaliera si sta completando il controllo su tutto il personale dell'ospedale e al momento l'85 per cento dei tamponi effettuati ha dato esito negativo. I tamponi sono stati fatti a partire dai reparti più a rischio, dialisi, medicina, Pronto soccorso etc. ma pian piano saranno estesi a tutti e coinvolgeranno anche le ditte esterne che lavorano nell'ospedale."

L'ospedale elbano per le scelte fatte e per le procedure attivate, essendo inoltre un ospedale insulare, in questo momento viene attentamente monitorato sia dalla Regione che dal Ministero della Salute e, come già aveva anticipato anche il sindaco di Portoferraio, si sta parlando di un "modello Elba", proprio perché sono state predisposte una serie di misure preventive e precauzionali per gestire in sicurezza gli eventuali casi Covid.

E' inoltre stato effettuato lo screening su tutti i medici di base, - pediatri e infermieri del territorio. Come ci  spiega il dottor Graziano, dopo il primo caso che ha riguardato un paziente dializzato, si è proceduto ad effettuare i tamponi su tutto il personale medico, infermieri e Oss oltre che sugli altri pazienti dializzati dell'Elba, con un riscontro negativo, proprio per escludere il rischio di possibili contagi all'interno dell'ospedale elbano.

Inoltre è stata fatta una mappatura di tutti i potenziali pazienti a rischio per le varie patologie che presentano, proprio per monitorare la situazione.

"L'obiettivo - come ha sottolineato il direttore dell'ospedale - è quello triplice di intervenire sulle emergenze di qualsiasi patologia, intervenire sulle emergenze Covid-19 ma contemporaneamente salvaguardare l'ospedale, dato che siamo su un'isola e che non si può permettere che venga compromessa l'attività quotidiana dell'ospedale stesso".

Ricordiamo infine che l'accesso all'ospedale è inoltre monitorato attraverso il check point che verifica lo stato di salute e la temperatura delle persone che devono accedere alla struttura.

Valentina Caffieri
© Riproduzione riservata



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