Interviste sabato 07 novembre 2026 ore 09:00
Chiara, fresca e dolce Acqua... dell'Elba
Cofondatrice del brand con Marco Turoni e il fratello Fabio, Chiara Murzi racconta 25 anni di fragranze e un'azienda dove 9 dipendenti su 10 sono donne
MARCIANA MARINA — Puntato l’obiettivo su tante protagoniste di ieri -principesse, popolane, madri di imperatori, politiche - l'attenzione torna ora al presente, raccontando un'altra donna che sull'Isola fa impresa. A parlare è oggi Chiara Murzi, non certo un'esordiente: con il fratello Fabio e con Marco Turoni ha fondato Acqua dell'Elba.

L'azienda, che ha festeggiato venticinque anni di attività nel 2025, ricevendo il Pegaso del Consiglio regionale, conta oggi circa trenta store monomarca, oltre mille clienti in tutto il mondo, e volge lo sguardo verso mercati come Stati Uniti e Cina. Un impegno che va ben oltre il profumo: il festival SEIF dedicato al mare, all'ottava edizione quest'estate, il Manifesto Elba 2035, la Green Week, in partenza il prossimo 23 Novembre, il sostegno alla Fondazione Meyer, a Pink Union di Fondazione Humanitas e il progetto The Clothest Isola d’Elba. Giusto per fare qualche esempio.
Dopo l’intervista, firmata da chi scrive per ‘Elba Per2’, torniamo a incontrare l'anima bionda di uno dei prodotti più iconici dello Scoglio e a chiederle di lei.

Chiara, un quarto di secolo di fragranze. Che
effetto le fa?
"Una grande gioia: l'entusiasmo degli
inizi è rimasto intatto. Ancora adesso mi sento fortunata a poter
raccontare il Mediterraneo attraverso i profumi".
Un mondo che ha anche un colore, il verde acqua, ormai associato al marchio. Com'è nato? E che cosa si prova a dare il nome a una sfumatura?
"Lo abbiamo amato da sempre. A Marciana Marina, a casa dei miei genitori, una stanza è interamente verde acqua, e lo era ben prima del profumo: quasi un segno del destino. È anche il colore delle spiagge dell'Elba e del mare. Volevamo regalare a chiunque un frammento della nostra isola e racchiuderne il profumo in una boccetta ci è sembrato naturale".

Da un laboratorio artigiano su un'isola dell'Arcipelago a un marchio internazionale. Se lo aspettava?
"No, e la sorpresa è stata bellissima. Tutto nasce qui, dove viviamo ancora. Avevamo poco più di trent'anni, l'amore per l'Elba e un debole comune per le essenze e il mare. L'idea ce la suggerì proprio lui. Eravamo in barca davanti allo Scoglio della Paolina, a Procchio. Una mareggiata aveva scoperto il relitto di una piccola nave romana a vela quadra. Fra i reperti era affiorato il tappo di un'ampolla per balsami profumati, oggi custodito al Museo Civico Archeologico di Marciana. Dalle linee essenziali di quel veliero è nato il disegno del nostro simbolo".
E così?
"Fabio, Marco e io abbiamo puntato su artigianalità, passione e territorio. Siamo partiti da un piccolo laboratorio e oggi le nostre fragranze arrivano in molte parti del mondo, senza aver rinunciato ad autenticità e qualità. Ma la strada è stata in salita".

Ostacoli?
"Alla fine degli anni Novanta la profumeria era in mano a poche multinazionali: tre ragazzi sconosciuti che creavano profumi all'Elba sembravano dei sognatori. Ricordo un episodio incredibile. Fabio e Marco andarono a Bologna da un direttore commerciale di una grande azienda del settore, felicissimi di essere stati ricevuti. Lui li gelò: anche con il profumo migliore del mondo, disse, nessuno vi noterà, il mercato è saturo. Allora decidemmo: se nessuno ci distribuisce, faremo da soli. Le fragranze piacevano, e con quello che incassavamo aprivamo un monomarca dopo l'altro".
Con un alleato prezioso...
"Sì (ride, ndr), il passaparola. I turisti compravano un profumo per la cugina, la suocera, l'amica; poi quelle persone andavano a cercarci nelle profumerie della loro città".
Il segreto, se esiste?
"Per tutti e tre, l’impegno. Abbiamo sempre creduto in qualità e identità territoriale e non ce ne siamo mai allontanati, neppure ora che guardiamo all'estero: il radicamento non ci frena, ci amplifica. Lo scopo è far conoscere l'Elba e le sue bellezze al maggior numero di persone".

Torna spesso la
parola passione.
"Perché senza passione nessun
progetto dura. È la spinta a migliorare ogni giorno, a creare
bellezza e condividerla con chi sceglie i nostri profumi: lo ripeto
sempre alle collaboratrici. E dico collaboratrici perché da noi la
presenza femminile è un pilastro: il novanta per cento di chi lavora
con noi è donna. Ne è nato un ambiente inclusivo, attento alle
persone e alla qualità dei rapporti. Essere imprenditrice, per me,
significa tenere insieme determinazione e ascolto, visione e cura dei
dettagli. Guidare non vuol dire imporsi, ma costruire un team solido e meritarne la fiducia".
Fare squadra, dunque.
"Sono una persona empatica, amo le relazioni. Qui lavorano ragazze di diciotto anni e nessuna mi dà del lei; chiunque può fermarmi in corridoio per una domanda. Il confronto continuo aiuta a crescere senza smarrire la nostra anima, e chi lavora sereno ottiene risultati migliori".
Il momento più difficile?
"La pandemia. Dovemmo ripensare il modo di lavorare e di dialogare con i clienti, e penso ancora con angoscia a quei mesi. Il Covid ci ha messi alle strette e ci ha fatto capire quanto contasse sostenere il territorio e le persone. Da lì sono nate cose belle. Nel 2021 siamo diventati Società Benefit, inserendo nel nostro modello d'impresa obiettivi di beneficio comune verso la comunità e l'ambiente che ci ispirano. L'anno dopo è arrivata la Fondazione Acqua dell'Elba, il braccio operativo per progetti concreti e duraturi sull'isola, al di là del profitto, progetti che spaziano dall’arte all’ambiente, dalla salute all’istruzione".
Quali iniziative le stanno più a cuore?
"Sentiamo il dovere di rendere valore alla comunità. Per questo abbiamo istituito il Bando Sociale, un fondo di 10.000 euro destinato alle associazioni dell'Elba: un modo per restituire all'isola un po' della ricchezza che ci ha dato".

E domani?
"Vogliamo far conoscere ciò che facciamo a un pubblico sempre più vasto, in Italia e oltre confine. Puntiamo su innovazione e sostenibilità, senza tradire la nostra identità. Con un filo che non si spezza: quello che ci lega all’Isola e al Mediterraneo: il nostro mare".
Letizia Cini
© Riproduzione riservata
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