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martedì 18 febbraio 2020

Attualità giovedì 07 giugno 2018 ore 07:55

Elba, rischio di desertificazione per la lymantria

Un albero infestato dalle larve di Lymantria Dispar

L'allarme della Fondazione Elba: dopo dodici anni dai primi episodi nessuno ha fatto nulla per salvare le zone verdi dell'isola



MARCIANA — E' di nuovo allarme, e questa volta con dimensioni più preoccupanti rispetto agli anni passati, a causa dell'attacco portato ai boschi dell'isola d'Elba dalla Lymantria Dispar. A lanciarlo, con un nota diffusa oggi alla stampa, è la Fondazione Isola d'Elba Onlus.

"Lymantria Dispar  - si legge in un  comunicato della Fondazione - è una delle 100 specie di insetti più dannosi al mondo, un lepidottero defogliatore di piante fruttifere, ornamentali e forestali.

Sono passati dodici anni dal primo focolaio, nei boschi del comune di Rio Marina, in concomitanza della foliazione con la fuoriuscita delle larve: un’indicazione precisa, un dato che non viene preso sul serio, perché appare nel campo delle previsioni dello sfogo della natura. Del resto la Lymantria figura in buona posizione sulla lista degli ecologisti che credono che la forza della natura possa fare a meno della gestione dell’uomo.

Gli esperti hanno detto: è un ciclo naturale, dura due tre anni poi tutto ritorna normale, ma forse non è così. Sono passati undici anni e l’infezione Lymantria Dispar come il tentacolo di una piovra si è estesa su buona parte del territorio dell’isola d’Elba. Noi della Commissione Natura e Ambiente della Fondazione Isola d’Elba onlus per accertarci abbiamo monitorato il ciclo evolutivo completo e l’espandersi dell’infezione: la lymantria compie una sola generazione all’anno, le larve, in forma di “bruchini” neri, nascono in primavera quando cominciano a germogliare le piante. Lo sviluppo larvale dura circa tre mesi, e si completa verso la fine di giugno, nella corteccia degli alberi. Lo sfarfallamento avviene in genere nella prima decade di Luglio e dura una quindicina di giorni. L’ovatura sulle piante fornisce informazione sull’ incremento dell’infestazione della prossima primavera. Un bioindicatore preciso emesso ogni anno dalla FONDAZIONE ISOLA D’ELBA onlus, una diagnosi sui segni vitali lasciati dal bombice Lymantria Dispar.

Depositate le uova, il crisalide riprende a vegetare e sugli alberi, pur stressati, ricompaiono le foglie, ma per qualche anno non daranno più frutti. Ma non è tutto qui: dove l’infezione è avvenuta per più anni il bombice Lymantria supera i limiti che gli alberi possono sopportare, le chiome delle piante si spogliano, la corteccia si corrode, i rami seccano e cadono.

Il danno provocato dagli stadi larvali, non riguarda solo la defogliazione degli alberi, è lo scempio anche di qualsiasi forma di vita inquilina dei boschi: dai nidi dell’ avifauna sino ai rettili , muore tutto.

La difesa? I bruchi, superata un certa soglia, vanno trattati con preparato biologico a base di Bacillus Thuringiensis. Però nessuno fa nulla: gli ecologisti non appaiono scossi da tanta tragedia, come gli rimproverano anche i critici più benevoli.

In realtà gli addetti ai problemi dell’ambiente più che una branca scientifica ci appaiono come un organismo politico amministrativo, e non ci sembrano codificati in termini ecologici rigorosi di competenza e di azione a nessun livello di intervento.

Il Parco, con la distribuzione tramite elicottero, di tonnellate di bocconi avvelenati con principio attivo Brodifacoum anticoagulante persistente, a Montecristo è riuscito a debellare l’alieno Rattus rattus o ratto nero, insieme ad un numero imprecisato di gabbiani reali e altri esseri viventi . Ed è vero che sta vincendo la lotta contro tutte le “razze aliene” presenti sull’isola di Pianosa: gatti , asini , ratti, cornacchie, lepri, fagiani , ricci e pernici . Tutti eradicati o brutalmente uccisi .

Milioni di Euro spesi a favore della cosiddetta “biodiversità autoctona” .

Una domanda viene spontanea: dopo i brillanti successi ottenuti a Montecristo e Pianosa, in questi 12 anni di invasione del bombice Lymantria Dispar è stato attivato uno studio sul patrimonio naturalistico dell’ Isola d’ Elba che continua a degradarsi e imbruttirsi per un politica scorretta, disordinata, e di completo abbandono, sui danni reali di questo verme ? Per l’ennesima volta la Fondazione rilancia l’allarme: nel giro di un paio di anni, in assenza di interventi specifici , anche la parte occidentale dell’ Elba ed il massiccio del Capanne saranno desertificati dalla Lymantria.

Stranamente, anche i parlamentari più battaglieri ed i partiti che si definiscono progressisti sono tiepidi di fronte a un problema come questo, un po’ per mancanza di idee chiare, un po’, diciamo la verità, anche perché l’ambiente, come tanti altri problemi dell’Arcipelago Toscano, sembrano passati sotto le forche caudine della lottizzazione politica.

Ci auguriamo che con le novità del Governo appena nominato cambi anche la mentalità sulla tutela ambientale . La Natura, in particolare nell’ Arcipelago Toscano, è la risorsa più importante da proteggere e valorizzare.

La Fondazione Isola d’ Elba è pronta a collaborare in modo costruttivo con tutti gli interlocutori che vorranno realmente impegnarsi a riportare nell’ alveo della normalità la presenza della Lymantria sulla nostra isola".



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