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Attualità lunedì 01 febbraio 2021 ore 10:20

"Subito un piano di bonifica sulla Gte"

Rifiuti abbandonati sulla Gte

Legambiente, CAI e Italia Nostra chiedono alle istituzioni di intervenire per bonificare le zone dove insiste un'enorme discarica a cielo aperto



ISOLA D'ELBA — "In questi giorni stanno arrivando alle associazioni ambientaliste sempre più segnalazioni su discariche grandi e piccole, vecchie, nuove e rimpinguate lungo la Grande Traversata Elbana (Gte)".

A lanciare l'allarme e l'invito ad intervenire alle istituzioni elbane sono le associazioni Legambiente Arcipelago toscano e Cai Elba e Italia Nostra Arcipelago toscano.

Come spiegano le tre associazioni ambientaliste "La Gte è un itinerario naturale che attraversa l’isola da Est ad Ovest, spesso con passaggi in punti elevati che lasciano scoprire paesaggi mozzafiato e ambienti naturali, che si avvicendano nel percorso, sorprendenti per la loro diversità. Nonostante il valore ambientale, culturale e turistico di questo itinerario la Gte è offesa, nel suo tracciato, dalla presenza di discariche abusive di rifiuti di ogni specie".

Ma come segnalano le associazioni, soprattutto il tratto tra Colle Reciso, Le Picchiaie e il Buraccio, ai confini tra i Comuni di Portoferraio, Capoliveri e Porto Azzurro, è ormai diventato una lunga e lineare discarica abusiva di materiali edili, ingombranti, plastiche di ogni tipo, copertoni di auto e camion, amianto, rottami di ferro, elettrodomestici, materassi e altri materiali pericolosi

"Praticamente tutte le tipologie di materiali che non servono più nella vita quotidiana, sempre di più finiscono la loro vita in questi luoghi. - segnalano le associazioni - Una situazione vergognosa, indecente, non degna di un’isola civile che vive di turismo, ma che, nonostante le continue denunce delle associazioni, degli escursionisti e dei cittadini, delle iniziative e degli interventi sporadici di intervento, sembra essere divenuta una normale continuità ambientale degradata. Eppure la Gte viene presentata e “venduta” per quel che in realtà dovrebbe e potrebbe essere: uno dei cammini e dei percorsi trekking - e per buona parte ciclabili - più belli d’Italia".

"Invece, - proseguono le associazioni - questa risorsa inestimabile è stata trasformata in un disastro ambientale le cui cause sono da ricercarsi principalmente nell’inciviltà e nella miopia di chi pensa di migliorare il proprio business (artigiani e imprenditori ma anche cittadini) scaricando nel primo bosco i residui delle lavorazioni, i resti delle proprie attività, alleggerendosi le tasche da quello che costa un eventuale e corretto smaltimento e nello stesso tempo e secondo il loro punto di vista, semplificandosi la vita perché non devono andare ad un isola ecologica rispettando i tempi e i modi per smaltire i rifiuti".

Però secondo le associazioni "Non è meno rilevante anche l’inerzia delle amministrazioni locali, che non si attivano per monitorare almeno i siti più esposti e nei punti panoramici, magari con l’installazione di telecamere, e non applicano un sistema sanzionatorio così come avviene negli altri paesi europei. Né sembra esistere un’attività di monitoraggio continuo e repressione che faccia da deterrente a certi incivili comportamenti. Il disastro che invade boschi, aree collinari e, spesso, zone costiere anche impervie, costituito dai più svariati materiali, recuperabili spesso solo con attrezzature professionali e particolari, non può essere affrontato né dagli interventi di volontariato o delle associazioni ambientaliste - che pur ci sono stati anche in maniera consistente - ne ricorrendo al dovere di civiltà dei cittadini".

"E’ l’ora di mettere fine a questa vergogna. - dichiarano le tre associazioni - E’ ormai urgentemente necessaria una imponente attività di ripristino ambientale che sia il risultato di accordi tra Amministrazioni Comunali, Ente Parco e la Gestione Associata del Turismo, affinché anche in base alla previsione normativa, parte delle risorse derivanti dal contributo di sbarco, siano destinate a finanziare i costi delle bonifica. Chiediamo con forza alle istituzioni interessate di avviare questo progetto non più rinviabile e senza il quale diventa davvero difficile parlare di green economy e di un futuro sostenibile per l’Elba: non possiamo propagandare un’isola verde e pulita se la GTE è disseminata di discariche. Sarebbe semplicemente una bugia, come può con facilità scoprire chi decide di percorrere la GTE, per trekking, escursionismo, ciclismo. Se si crede davvero che, come dimostrano tutte le previsioni e come dichiarano operatori turistici e amministratori comunali, il turismo outdoor e di natura faccia parte del futuro dell’Arcipelago Toscano, allora chi si occupa della gestione del turismo elbano non può più voltare la faccia di fronte alla indecente discarica lineare della GTE nell’Elba centro-orientale".

Legambiente, CAI e Italia Nostra chiedono che "si affronti il problema con un approccio progettuale che coinvolga tutti gli Enti interessati e che si fondi soprattutto su azioni concrete; a tal proposito, coerenti con il loro impegno quotidiano e fattivo, sono disposte a fornire il loro contributo al progetto che restituisca dignità e bellezza alla più importante infrastruttura turistica dell’Isola: la Grande Traversata Elbana".       

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