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Attualità sabato 15 maggio 2021 ore 14:35

Mare sempre più caldo, biodiversità a rischio

Foto di: Sito web Greenpeace

Greenpeace ha diffuso i risultati del progetto di monitoraggio avviato nel 2019 che coinvolge anche il mare dell'Elba. Aumento delle specie aliene



ISOLA D'ELBA — Greenpeace Italia lancia l'allarme sulle specie a rischio nei mari italiani che sta monitorando attraverso il progetto "Mare caldo" partito nel 2019.

"Durante il primo anno di “Mare caldo”, gli studi realizzati con i ricercatori del Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita (Distav) dell’Università di Genova, partner scientifico del progetto, si sono concentrati sull’Isola d’Elba, in Toscana, sull’AMP di Portofino in Liguria e sull’Amp del Plemmirio, in Sicilia. - si legge nella nota di Greenpeace - Le osservazioni satellitari mostrano che negli ultimi quarant’anni si è verificato un aumento costante e significativo delle temperature superficiali del mare, con un incremento di ben 1,7-1,8°C a Portofino e all’Isola d’Elba. In queste due aree, tramite sensori posti in mare fino a quaranta metri di profondità, il progetto “Mare Caldo” ha rilevato come il calore superficiale si traferisca lungo tutta la colonna d’acqua: l’estate scorsa, in giugno e in agosto, due ondate di calore hanno causato un aumento repentino delle temperature, arrivate a 20 gradi centigradi perfino a 20-25 metri di profondità".

"Il riscaldamento del mare non avviene senza conseguenze. - spiegano da Greenpeace - In tutte le aree di studio sono stati osservati chiari fenomeni di mortalità su colonie animali e organismi vegetali, riconducibili all’effetto dell’aumento delle temperature. Le gorgonie sono tra le specie più sensibili: all’isola d’Elba tra il 20 e il 30 per cento delle colonie monitorate di gorgonie bianche (Eunicella singularis) e gialle (Eunicella cavolini) presentava segni di necrosi, con una loro significativa diminuzione nei primi 20 metri di profondità in tutte le aree oggetto di studio".

"L’aumento della temperatura - proseguono da Greenpeace - sta inoltre mettendo a rischio la biodiversità locale favorendo l’espansione di specie aliene, come l’alga Caulerpa cylindracea, a scapito delle specie native, e l’insediamento di specie termofile un tempo confinate a latitudini inferiori. All’Elba le specie termofile rappresentano ormai il 13 per cento delle specie della comunità di scogliera e al Plemmirio il 19 per cento, con specie come il pesce pappagallo (Sparisoma cretense) o il vermocane (Hermodice carunculata) in continuo aumento".

"Comprendere quello che sta accadendo nei nostri mari è necessario a sviluppare misure adeguate di tutela e gestione, per proteggere gli ecosistemi marini e aumentare la loro resilienza. I dati raccolti finora con “Mare caldo” ci mostrano come i mari, già sotto pressione a causa delle attività antropiche e inquinamento, siano ancora più a rischio a causa della crisi climatica. Se da un lato sono urgenti azioni coordinate e globali per tagliare le emissioni di gas serra, dall’altro sono fondamentali investimenti per rafforzare e ampliare la rete di aree marine protette. Solo tutelando le aree più sensibili potremo permettere ai nostri mari di adattarsi a un cambiamento che è già in atto", concludono da Greenpeace.

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