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Attualità venerdì 09 giugno 2023 ore 10:45

Mare sempre più caldo, i dati di Greenpeace

I rilievi hanno riguardato anche il mare dell'isola dove sono stati registrati anche sbiancamento dei fondali e problemi per alcune specie



ISOLA D'ELBA — "L’aumento delle temperature sta causando drammatici cambiamenti nella biodiversità marina, dalla scomparsa delle specie più sensibili caratteristiche del nostro mare all’invasione di altre, spesso aliene, che meglio si adattano a un mare sempre più caldo", dichiara Monica Montefalcone, ricercatrice del Seascape Ecology Lab del Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita (DISTAV) dell’Università di Genova.

Quanto affermato dalla ricercatrice emerge dal terzo rapporto del progetto Mare caldo che conferma un aumento generalizzato delle temperature con conseguenze evidenti sulla flora e la fauna del Mediterraneo e un’intensificazione degli eventi climatici estremi.

Il progetto Mare caldo, avviato nel 2019 da Greenpeace insieme al DISTAV dell’Università di Genova, studia l’impatto dei cambiamenti climatici lungo le nostre coste e monitora, grazie ad una rete che oggi conta ben 13 aree marine protette (AMP) italiane, cosa sta succedendo sotto la superficie del mare. Negli ultimi tre anni è stato analizzato oltre un milione di dati di temperatura in nove aree di studio, dove sono stati osservati diversi periodi particolarmente caldi. Le analisi dei dati relativi ai monitoraggi biologici, condotti in sette aree di studio, hanno evidenziato inoltre vari segnali riconducibili agli effetti del riscaldamento globale e cambiamenti, con ogni probabilità irreversibili, in tutte le comunità di scogliera indagate.

Nei mesi tra Giugno e Settembre 2022, i soli sensori posizionati all’Isola d’Elba e nell’area marina protetta di Portofino, le due aree per le quali si dispone di tre anni di dati, sul versante settentrionale dell’Isola d’Elba hanno registrato anomalie termiche fino a 2°C in più a 10-15 m di profondità rispetto alle medie mensili degli anni precedenti.

Ma gli effetti della crisi climatica e delle anomalie termiche sono evidenti in tutte le aree di monitoraggio, indipendentemente dalla localizzazione geografica o dal livello di conservazione dei siti. Il nostro mare sta pagando un prezzo elevato: diventa sempre più povero ma anche sempre più pericoloso, perché il calore che si accumula in mare contribuisce ad alimentare fenomeni climatici sempre più estremi.

In tutte le aree monitorate sono stato osservati segni di sbiancamento e necrosi in varie specie come le gorgonie, la madrepora Cladocora caespitosa e le alghe corallinacee incrostanti, attribuibili al riscaldamento delle acque.

L’area marina protetta di Capo Carbonara e l’Isola d’Elba sono le aree dove si sono osservati i maggiori impatti sulle gorgonie.

All’Isola d’Elba è inoltre aumentata la frequenza di mortalità della madrepora Cladocora caespitosa.


Secondo Greenpeace solo attraverso la mitigazione e la corretta gestione delle attività umane (pesca, turismo, urbanizzazione, sviluppo costiero, ecc.) possiamo mitigare gli impatti dei cambiamenti climatici sui nostri mari.

L’istituzione di aree marine protette è sicuramente tra le strategie migliori per aumentare la resilienza degli ecosistemi marini. Questi interventi devono essere inoltre accompagnati da politiche climatiche ed energetiche in grado di abbattere velocemente le emissioni di gas serra.


Obiettivo di Greenpeace, attraverso una petizione online, è sensibilizzare le persone per chiedere al Governo di istituire una rete di aree marine protette che coprano almeno il 30% dei nostri mari entro il 2030.


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