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martedì 25 giugno 2019

Cultura giovedì 28 marzo 2019 ore 15:20

Testo dei detenuti di Porto Azzurro al Premio Siae

Durante la conferenza stampa del Premio Siae

E' stato pubblicato anche il testo teatrale scritto dai detenuti del carcere di Porto Azzurro collegato alle attività del laboratorio teatrale



FIRENZE — E' noto che la letteratura può essere terapeutica: per chi legge ma anche per chi scrive, in quanto raccontando la propria storia se ne distacca e la guarda alla fine in un altro modo. Il teatro e scrivere di teatro (in carcere) diventa così un potente strumento di risocializzazione: un modo per ‘uscire' dal carcere (o attrezzarsi a farlo) prima che ciò realmente avvenga.

Il progetto dell'associazione "Sobborghi", tra i vincitori del bando Siae destinato alla promozione della creazione culturale, è tutto questo: quattro laboratori in altrettanti istituti di reclusione – a Grosseto, Massa Marittima, Porto Azzurro all'isola d'Elba e Siena – e quattro elaborati selezionati e pubblicati presentati oggi nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze.

Secondo la vicepresidente e assessore regionale alla cultura, Monica Barni, la Regione Toscana ormai da oltre venti anni finanzia e promuove attività di spettacolo all'interno dell'intero sistema carcerario del territorio. Il bando presentato dalla Siae è altamente innovativo e di livello elevato che ha il merito di portare in carcere sia la drammaturgia che la scrittura drammaturgica. Inoltre è un progetto che fa rete e che è stato in grado di far emergere la realtà di chi vive in carcere.

Il progetto dell'associazione "Sobborghi" si evidenzia per il suo operare in rete e i testi raccontano, con linguaggi e forme di scritture anche molto diverse tra loro, le ‘storie' che accompagnano le vite di chi si trova in carcere. 

Dalla casa circondariale di Grosseto a quella di Massa Marittima, dalla casa di reclusione De Santis a Porto Azzurro a Santo Spirito a Siena, dove l'associazione "Sobborghi" opera da anni.

La scrittura scenica è servi ta a contrastare il senso di vuoto dei penitenziari. Il teatro in carcere, spiegano all'assessorato alla cultura, aiuta l'autoformazione e l'autoanalisi, utile a ritrovare un nuovo senso di sé per poi ripartire.

Quattro laboratori, ma anche un concorso. I detenuti di Porto Azzurro, seguiti dalla professoressa Manola Scali, hanno partecipato con il copione inedito "Artuà – Riflessioni sul tema dell'espiazione della pena". 

Grosseto, dove a seguire gli incontri c'era Claudio Almasio, ha dato vita al testo "Ti racconto la mia storia". Con la tutor Sarina Massai Siena ha partecipato al concorso Siae con "Questa tazzina di caffè", che poi lo ha anche vinto, mentre a Grosseto i laboratori condotti da Massimiliano Gracili hanno preso la forma scenica del copione "La memoria, il tempo".

Tutti e quattro i testi sono stati pubblicati. E' stato realizzato anche un video, con le riprese dei laboratori e dello spettacolo, che saranno inserito nel volume. Il copione vincitore del concorso sarà inoltre messo in scena da una compagnia teatrale esterna con almeno dieci repliche sul territorio regionale. Adesso l'obiettivo è quello di replicare questa iniziativa, rendendola biennale.



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