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Attualità lunedì 12 aprile 2021 ore 12:06

"Ecco perché quella diga non si deve fare"

Rendering del progetto della diga di Mola

Legambiente Arcipelago toscano chiede che il progetto della diga frangiflutti di Mola sia bloccato per salvare la posidonia e la zona umida



CAPOLIVERI — Dopo la sentenza del Tar dei giorni scorsi che riapre la strada alla eventuale realizzazione della diga frangiflutti di Mola (leggi qui l'articolo), Legambiente Arcipelago toscano interviene con una lunga nota per spiegare le motivazioni per cui ritiene l'opera dannosa, sottolineando di aver già presentato le sue osservazioni in merito nel 2013.

Legambiente parla del fatto che le motivazioni di allora "non solo siano ancora valide, ma sono ancora più urgenti da affrontare alla luce di quel che è successo nei 7 anni da quella conferenza dei servizi e che sembrano ancora più preoccupanti alla luce della recente sentenza del Tar che riapre l’iter per la realizzazione del molo/porto e mentre il Parco Nazionale e altre istituzioni stanno portando a termine la prima parte di un grande progetto di ripristino, bonifica, rinaturalizzazione della Zona umida di Mola dove finora avevano regnato caos, inquinamento e abusi".

"Per questo - prosegue la nota dell'associazione ambientalista - Legambiente Arcipelago Toscano invita tutte le istituzioni coinvolte a rivalutare, alla luce dei vecchi e nuovi problemi e di una mutata situazione, l’intero progetto del molo/porto di Mola che è insostenibile sia per quanto riguarda la Zona umida e il Piano del Parco Nazionale che rispetto alla richiesta dei Comuni di far rientrare le Aree minerarie nel patrimonio Unesco, visto che un simile riconoscimento riguarda un territorio più vasto e la sostenibilità riguardo alle politiche globali Unesco che comprendono anche la tutela reale delle Zone umide e protette e l’ampliamento delle aree protette a terra e a mare".

Legambiente spiega che "Il Cantiere Navale Golfo di Mola gestito dalla Sales, vuole realizzare una scogliera frangiflutti, con funzione di protezione dello specchio d’acqua antistante allo stesso cantiere e collocata a ridosso di un breve pennello esistente, formato da massi, che attualmente delimita l’area del cantiere sul lato ad ovest, verso mare, e si appoggia, in parte, alla costa. La precedente procedura autorizzativa che aveva portato Conferenza dei servizi ed è stata caratterizzata da una forte opacità, con una sola riunione per informare i cittadini tenutasi nella Sala Consiliare di Capoliveri e che ha visto la partecipazione di un solo cittadino: un socio di Legambiente Arcipelago Toscano. Il progetto Sales rappresenta di fatto una maxi sanatoria di grandi e piccoli abusi precedenti. Infatti il Golfo di Mola è stato interessato non solo da strutture portuali abusive e che hanno usufruito di condoni edilizi ma anche da una serie infinita di posizionamenti di singole boe e di campi boe abusivi (spesso sanzionati e sequestrati dalla Capitaneria di Porto) e da forzature amministrative, come la realizzazione di un Campo boe che è stato giudicato non conforme dalla Magistratura, o i lavori di adeguamento dello stesso cantiere Sales “Marina di Capoliveri” giustificati dall’arrivo all’Elba della Coppa America di Vela che in realtà è consistita in alcune gare di allenamento".

Secondo Legambiente inoltre "L’ampliamento della diga/porto sembra quindi in contrasto con il Piano del Parco Nazionale che prevede che non vengano rilasciati ampliamenti dove si sono verificati precedenti abusi e sono stati richiesti condoni" e perciò invita il Direttivo dell’Ente Parco "a valutare attentamente la situazione anche alla luce della sentenza del Tar".

Secondo Legambiente "La nuova diga frangiflutto proposta avrà una lunghezza di 189 metri e sarebbe realizzata a poche centinaia di metri da un altro porto, quello di Porto Azzurro, trasformando così il Golfo di Mola in una unica area portuale, con un fortissimo impatto ambientale e paesaggistico che viene però minimizzato nella documentazione presentata dalla Sales. In un periodo di crisi della nautica da diporto, realizzare nuove strutture accanto ad altre già esistenti e che mostrano già problemi non sembra una scelta saggia nemmeno dal punto di vista economico".

Secondo Legambiente sorgerebbero poi dei motivi di natura ambientale uno dei quali rappresenta il fatto che tale diga porterebbe "alla distruzione di diversi ettari di Posidonia oceanica. In questa zona (la parte occidentale del Golfo) la prateria di posidonia è ben estesa e in ottime condizioni eccezion fatta (non a caso) per l’area del cantiere e dello stabilimento balneare presente poco più a sud dove è quasi del tutto scomparsa", sottolineando come "la prateria di posidonia è un ecosistema protetto a livello europeo (All. A della Direttiva Habitat dell’Unione Europea (Direttiva 92/43 Cee) perché è uno degli ecosistemi più produttivi presenti nel mare. E’ un grande produttore di ossigeno ed è un ambiente ricchissimo di specie animali e vegetali. Le praterie sono, poi, importanti aree nursery cioè aree dove i piccoli di numerose specie di pesci, molluschi e crostacei, anche di interesse commerciale, trovano protezione e nutrimento".

Secondo Legambiente "Il molo che dovrebbe proteggere le imbarcazioni ormeggiate nel cantiere velico verrà posizionato proprio sopra la prateria di posidonia oceanica determinandone la totale scomparsa". 

"L’ecosistema del Golfo della Mola, - sottolinea Legambiente - già sottoposto a forti pressioni antropiche potrebbe esserne definitivamente compromesso determinando una perdita di biodiversità e un aumento dell’inquinamento presente nel Golfo. Per ettari ed ettari quello che rimarrà è un fondale fangoso/sabbioso praticamente privo di vita, come altre zone dell’area dove sono stati effettuati interventi a mare".

Inoltre l'associazione ambientalista ritiene che "proporre di espiantare e reimpiantare (dove?) parte della prateria di Posidonia è in questo caso non solo assurdo ma rappresenta un finto risarcimento in un luogo dove gran parte della posidonia esistente è scomparsa per cause che la realizzazione di un nuovo porto potrebbe solo aggravare".

Legambiente afferma inoltre che "L’interesse commerciale del cantiere di proteggere le imbarcazioni dei suoi clienti non può andare contro l’interesse della collettività che è quello di tutelare la posidonia e di fare in modo che il Golfo di Mola rimanga quello splendido Golfo che è. Non esistono, in questo caso, opere di mitigazione che diminuiscano l’impatto che l’opera avrebbe sulla prateria di posidonia".

Un altro aspetto che preoccupa Legambiente riguarda l'impatto della diga sulla zona umida di Mola "una delle due rimaste all’Isola d’Elba e di grandissima importanza naturalistica ed ecosistemica, tanto di aver ricevuto finanziamenti di Ue, Regione Toscana e Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano per le opere di recupero e valorizzazione che sono in corso, è chiarissimo che la realizzazione di una struttura nel mezzo del Golfo di Mola, a poche centinaia di metri in linea d’aria da una Zona umida che (come d’altronde la fascia costiera dove sorge la radice del molo), fa parte di un Parco Nazionale, di una Zona speciale di conservazione Elba orientale (Zsc ex SIC IT5160102 Direttiva Habitat) di una Zona di protezione speciale (ZPS Direttiva Uccelli) dell’Unione europea e di un ex Sito di importanza regionale (Sir) della Regione Toscana, comporterà invece forti conseguenze ambientali e fisiche sull’area".

La diga, secondo Legambiente, modificando le correnti "avrà inevitabili e pesantissime conseguenze sul flusso e deflusso dell’acqua in un’area nella quale sfociano diversi fossi e torrenti e nella quale scarica anche il depuratore comunale di Capoliveri e dove tutte le ultime analisi realizzate da Arpat e Goletta Verde hanno trovato dati fuori norma". 

Per Legambiente "questa catena di mutamenti ambientali a mare e nel deflusso delle acque avrà pesanti conseguenze anche a terra, in una zona umida che vive in un delicatissimo e fragile equilibrio e che ospita numerose specie vegetali e di avifauna stanziali, nidificanti e migratorie di grande valore e spesso rare che andrebbero valutate con maggiore attenzione di quanto non sia stato fatto se si vuole continuarle davvero a proteggere in base alle Direttive Ue Habitat ed Uccelli dell’Unione europea, della Important Bird Area di Rete Natura 2000 e del parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano".

"Alla luce della nuova situazione, - prosegue Legambiente - è necessaria una attenta valutazione dell’impatto ambientale di un’opera di questo genere, da contrastare in ogni modo, anche con l’avvio di una procedura di infrazione presso l’Unione europea rispetto al pasticcio urbanistico e ambientale in ci si stia cacciando con questo progetto portuale".

"Il nuovo molo, considerando il tratto della fascia costiera dove si appoggerà, - aggiunge Legambiente - ricade nella Zona C “di protezione” del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, definite come “ambiti caratterizzati dalla presenza di valori naturalistici ed ambientali inscindibilmente connessi con particolari forme colturali, di produzione agricola od a particolari modelli insediativi o da forme significative di presidio ambientale”, il progetto pare in netto contrasto con l’articolo 19 delle Norme tecniche di attuazione del Piano del Parco." 

Legambiente fa quindi appello al Parco Nazionale "a riconsiderare più attentamente il progetto di quanto fatto in passato, anche perché spetta al Parco rilasciare il nulla-osta".

"Chiediamo, quindi, alle istituzioni interessate di fermare questo che riteniamo un vero e proprio scempio ambientale e paesaggistico", conclude Legambiente sottolineando che "Questo progetto di fatto renderà vano ogni tentativo di recupero, rinaturalizzazione e valorizzazione del Golfo e della Zona umida di Mola avviato dal Parco con il contributo di Regione ed Unione europea".

Perciò l'associazione ambientalista chiede di avviare  "una radicale revisione, per arrivare ad un porticciolo “verde”, davvero ambientalmente compatibile e che serva veramente a migliorare le condizioni ambientali e di sicurezza di un’area segnata dal disordine e dall’abuso, senza caricarla di ulteriori posti barca, un progetto che garantisca il deflusso delle acque e non abbia il forte impatto sulla Posidonia, la costa e la zona umida che avrà questa vecchia e superata struttura rigida che è il contrario di un intervento di valorizzazione e tutela in un’area tanto delicata e preziosa".

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