Cultura Sabato 29 Agosto 2026 ore 16:20
Adriano Bacchella e l'Elba delle case nascoste

Il fotografo racconta il suo libro “Elba Interiors”: 41 case, dieci anni sull'Isola e la Casa di pietra sopra Seccheto dove tutto è cominciato
CAMPO NELL'ELBA — Per arrivarci bisogna lasciare la strada asfaltata e inerpicarsi sopra Seccheto, tra ulivi e macchia mediterranea, fino a quando il bosco si apre all'improvviso sul golfo. È qui, in una casa rifugio di pietra risalente alla metà dell'Ottocento, che Adriano Bacchella — torinese di nascita, elbano d'adozione da dieci anni — ha scelto di vivere e lavorare, anche se con alcune ‘transumanze’ in altri edifici da lui scelti e trasformati.
Fotografo d'autore specializzato in interni e lifestyle mediterraneo, ha pubblicato oltre quaranta libri tradotti in tutta Europa e firmato per anni reportage per testate come AD, Elle e Io Donna. Il suo ultimo lavoro, “Elba Interiors” (Idea Books), racconta in 304 pagine e oltre 550 fotografie quarantuno case dell'Isola: ville storiche, architetture degli anni Sessanta e Settanta, casali contadini e rifugi immersi nella vegetazione.

Un progetto nato, come lui stesso scrive nell'introduzione al volume, dalla sorpresa di scoprire quanta bellezza e quante storie l'Elba avesse ancora da raccontare, protetta da un'urbanizzazione rimasta miracolosamente contenuta rispetto ad altre coste del Mediterraneo.

Lo abbiamo incontrato proprio nella sua ‘Casa nel bosco’ e a lui chiediamo: Com'è approdato qui a Vallebuia, località nota storicamente per le cave di granito?
"Sono arrivato qui nel 2022. L'edificio risale alla metà dell'Ottocento: è una casa rifugio costruita davanti a dei filari di vite, dove gli agricoltori soggiornavano nei periodi dedicati alla vigna, due volte l’anno. Un posto bellissimo, completamente isolato. La strada esisteva già, ma era praticamente sparita da decenni. Tutto è stato recuperato e reso molto confortevole, senza stravolgere, ma all’insegna del rispetto di luogo e materiali".

Qual è stata la sua visione quando si è trovato davanti a questo edificio rurale praticamente abbandonato? Come ha vissuto la trasformazione?
"Si tratta di una casa di pietra, ripeto, e la pietra ha il suo fascino, soprattutto il granito. Non è monocolore: ogni pezzo ha le sue sfumature, a seconda della qualità del raffreddamento del magma. C’è il grigio, ma anche il ruggine, il nero...", riprende accarezzando con lo sguardo la parete su cui campeggia lo ‘scheletro’ di una balena di legno realizzata da Mariela, la sua metà. Lo stesso sguardo che Bacchella porta nel libro, dove racconta un'isola letta attraverso l'architettura, dai borghi contadini alle "ville d'autore" del dopoguerra.
È andato alla ricerca delle case, non solo per gli elbani, ma anche per chi non conosce l'isola. Qual è il suo obiettivo?
"Ogni casa racconta una storia. L'Isola d'Elba è fatta di promontori, spiagge, mare: dall'epoca di Napoleone a oggi, attraverso i suoi edifici, può dirci molto. Non c'è un filo conduttore temporale, il volume è frutto di una lunga ricerca condotta poco alla volta, che mi ha portato a individuare le quarantuno case proposte. Avendo già alle spalle molti libri così, non è poi stato complicato: ricerche e il passaparola (non a caso oggi, una volta uscito il volume, sono gli stessi proprietari che vengono a propormi le loro magioni, sorride Ndr). Ogni ‘perla’ pubblicata è una cosa a sé, trovata singolarmente, mettendomi in contatto con i proprietari — solo tre di quelle inserite sono mie. L’ultimo anno di lavoro è stato fondamentale: nel 2025, alla fine di due anni di ricerche, si sono aggiunte parecchie case grazie a richieste fatte molto tempo prima. Un’onda lunga di ritorno, potremmo dire".

Fra le tante meraviglie e fotografate, ce n’è qualcuna che le dispiace sia rimasta fuori?
"Sì, effettivamente Villa Balmain, firmata dall'architetto Leonardo Ricci tra il 1958 e il 1960 vicino al borgo di Poggio, pensata non per stupire con la facciata ma per dialogare con la roccia e il terreno, anche se molti mi dicono che non sia poi così indispensabile, trattandosi di una struttura nota, già molto vista e fotografata, comunque mi sarebbe piaciuto includerla: non ho fatto in tempo a rintracciare i proprietari, ma non dispero... Anche Biagio Antonacci mi ha detto di no e la sua casa non è tra quelle pubblicate nel libro".
In questi dieci anni, si è occupato personalmente anche della ristrutturazione di alcune case sullo Scoglio: le sue e per conto di terzi. Ce n'è una a cui è particolarmente affezionato?
"Devo dire che la villa venuta meglio, senza fare torto agli altri, ma anche in virtù della sua fortunatissima posizione, è Villa Calanova. E la posizione non è certo merito mio. Il resto... un po’".

Pensa già a una seconda edizione dedicata alle case dell'Elba?
"In genere c'è sempre una seconda edizione, come è successo ad esempio per le case di Torino, le Masserie in Puglia ed altri volumi. Deve passare però almeno qualche anno prima che possa nascere un altro libro, prima che si trovi un'altra quarantina di proposte straordinarie".
È già al lavoro sul prossimo progetto?
"Un altro volume altrettanto emozionale come quello delle case ma dedicato al bien vivre alimentare, però non voglio svelare troppo. Per cinque anni ho fatto il fotografo di cibo, prima di passare ad altro, e devo dire che è un lavoro tutt'altro che facile, in cui serve una crescita continua".
Dopo le presentazioni a Villa Ottone, il 19 Giugno, e alla Fortezza Pisana di Marciana, il 10 Luglio, c'è altro in programma?
"Sì, lunedì prossimo alle 21,30 saremo a San Piero, Chiesa di San Nicolò".
Chi ha voglia di saperne di più, è quindi avvertito. E ancora, per i curiosi di "Elba Interiors" (Idea Books, testi: Franco Faggiani e prefazione di Gaia Trussardi) e di case da sogno, il libro è disponibile anche in versione con dedica dell’autore su uno shop online sul sito http://adriano-bacchellas-books.myshopify.com/.



Letizia Cini
© Riproduzione riservata
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