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Attualità Lunedì 17 Agosto 2026 ore 16:50
Elba, isola d'autore: le ville firmate dai grandi maestri

Dalle forme a spirale di Leonardo Ricci ai volumi geometrici di Gio Ponti, fino al rifugio cinematografico di Lacona: un itinerario tra le architetture che hanno reso l'Elba un laboratorio del '900
ISOLA D'ELBA — L’Isola d’Elba non è solo mare e miniere: è anche, da decenni, un terreno di sperimentazione per alcuni tra i più importanti architetti italiani del secondo dopoguerra. Nomi che altrove hanno firmato grattacieli e musei, qui hanno scelto di misurarsi con la roccia, la macchia mediterranea e la luce, lasciando all'isola un patrimonio ancora poco conosciuto dal grande pubblico, ma sempre più studiato da critici e riviste di settore.
Il caso più spettacolare resta Villa Balmain, conosciuta anche come Villa della Valle, nella località La Valle (l’antica Cabòtoli), frazione di Poggio. Realizzata tra il 1958 e il 1960 da Leonardo Ricci, allievo di Giovanni Michelucci, per lo stilista francese Pierre Balmain, la villa colpisce ancora oggi per la sua forma ellittica e avvolgente, un intreccio di volumi curvi in cemento armato che, tra grandi vetrate e vegetazione fitta ai piedi del Monte Capanne, ricorda un’astronave atterrata sullo Scoglio.
Diverso, ma altrettanto identitario, il contributo di Adolfo Coppedè, terzo figlio di Mariano Coppedè: sue firme si trovano nella Villa Del Buono a Poggio, in Villa La Pianosa e nel Palazzo dei Merli a Portoferraio, oltre al Mausoleo Tonietti a Cavo, testimonianze di un gusto eclettico che ha attraversato l’isola nella prima metà del Novecento.
Un capitolo a parte merita Villa Acquarilli, sul promontorio tra Lacona e Capo ai Pini, affacciata sul golfo di Margidore con vista sull’isola di Montecristo. Progettata nel 1948 dall’architetto milanese Guglielmo Mozzoni su commissione di una famiglia lombarda, la villa divenne poi la residenza di Lionello Santi, fondatore della Galatea Film e presidente di Cinecittà negli anni Settanta, produttore di titoli come "Salvatore Giuliano", "Il Bell'Antonio" e "Divorzio all'italiana", e di sua moglie Franca Invernizzi. Tra queste mura, secondo diverse ricostruzioni, avrebbe preso forma anche l’idea del film "Le mani sulla città" di Francesco Rosi, e la casa ha ospitato negli anni nomi come Antonioni, De Sica e Lina Wertmüller. Lo stesso Mozzoni firmò nel 1989 anche la piscina ovoidale del giardino, disegnata con cerchi concentrici che richiamano la curva del golfo sottostante. Come curiosità, rifacendoci a insistenti rumors, oggi Villa Acquarilli non risulta in vendita: dalle verifiche più recenti resta una proprietà privata gestita a fini di locazione turistica di fascia alta, proposta per soggiorni settimanali da alcune agenzie immobiliari elbane, senza alcun annuncio di cessione sul mercato.

Tornando alla presenza di archistar all’Elba, negli anni Settanta arriva la firma dei torinesi Roberto Gabetti e Aimaro Isola, autori nel 1974 del complesso residenziale di Sant’Anna del Volterraio, a Bagnaia: un insediamento che dialoga con l’orografia del terreno più che imporsi su di essa, tra percorsi, rampe e piccoli volumi distribuiti sul pendio, pensato per non "ferire" il paesaggio.
Ma è forse Gio Ponti il nome più noto legato all’Isola contemporanea. A Capo Perla, tra Capoliveri e la spiaggia di Straccoligno, il fondatore di Domus realizzò nei primi anni Sessanta due ville private, oggi restaurate e diventate mete di un turismo d’architettura consapevole: Villa Allungata, su un unico livello a sviluppo orizzontale, con ogni ambiente affacciato sul mare e circondata da un terreno di oltre cinquemila metri quadri tra limoni, ulivi e fichi; e Villa Ottagonale, che si sviluppa invece in verticale sul piccolo lotto che la ospita, richiamando le torri fortificate tipiche del paesaggio elbano. Entrambe fanno parte di un progetto più ampio, mai completato nella sua interezza, che prevedeva anche un albergo e altre case vacanza.

Meno celebrato ma non meno rilevante è il lavoro di Emilio Isotta, attivo sullo Scoglio soprattutto tra il 1948 e il 1968, con interventi residenziali e urbani a Marina di Campo e sul fronte portuale di Portoferraio.
Chiude questa mappa Angelo Andina, autore tra il 1962 e il 1965 di Casa Ambrosoli a Sant’Andrea, piccolo gioiello spesso ricordato nelle rassegne dedicate alle architetture d’autore dell’isola.
Un filo che lega epoche e linguaggi diversi, dagli anni Quaranta ai Settanta, e che oggi trova spazio anche nelle riviste di architettura: segno che l’Elba, oltre a essere meta di vacanza, è stata ed è tuttora un laboratorio nascosto dell’architettura moderna italiana.
*Le immagini che corredano questo servizio sono state gentilmente concesse dall’architetto Massimiliano Pardi, che sull’Elba e sulla sua architettura del Novecento ha scritto pagine importanti, tra cui un reportage dedicato pubblicato sul numero XVI del magazine “ElbaX2”.
Letizia Cini
© Riproduzione riservata
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