
Palio di Siena vince il Nicchio ma dopo il traguardo il violento incidente del fantino: il video choc
Interviste Sabato 22 Agosto 2026 ore 15:55
Enrica Guidi: "L'Elba è la mia stanza in più"

La Tizi del BarLume si racconta tra set elbani, pittura e nuovi progetti: "Quest’Isola è la mia geografia affettiva, ci torno ogni stagione".
ISOLA D'ELBA — C’è chi arriva sull’Elba per una vacanza e chi invece l’Isola la conosce ormai come un secondo set, una stanza di casa. È il caso di Enrica Guidi, che da anni presta il volto a Tiziana — la "Tizi" — ne I delitti del BarLume, la fortunata serie coprodotta da Sky e Palomar ambientata a Marciana Marina e tratta dai romanzi di Marco Malvaldi.

Stagione dopo stagione, il pubblico l’ha vista crescere insieme al suo personaggio: dalla banconiera del bar alle prese con la vita di tutti i giorni, fino a una donna sempre più consapevole di sé, tra affetti, responsabilità e qualche inciampo sentimentale.
Toscana, solare, il sorriso pronto anche fuori dal set, Enrica Guidi non è però solo l’attrice che tutti conoscono: accanto al cinema coltiva da anni una passione per la pittura, un linguaggio parallelo con cui racconta se stessa lontano dalle telecamere.

L’abbiamo contattata per farci raccontare il suo legame con l’Elba, il percorso che l’ha portata alla recitazione e i progetti che la aspettano.
Enrica, la Pineta de I delitti del BarLume è all’Elba: che rapporto ha costruito con l’Isola in questi anni di riprese?
"L’Elba ha smesso da tempo di essere una location: è diventata una stanza in più della mia vita, un luogo che all’inizio conoscevo attraverso il lavoro e che, nel tempo, è diventato familiare. La abito per stagioni, come fanno certi uccelli migratori. L’Isola ti chiede di rallentare: il mare, la luce, i ritmi mi riportano al corpo, ai sensi, io che vivo spesso nella testa. In questi anni ho costruito una piccola geografia affettiva: persone, negozianti, la barca che al mattino porta il pesce fresco al molo, i tramonti diversi che si sono depositati uno sull’altro. Ogni volta che torno, ritrovo un pezzo di me lasciato la stagione precedente".
Calandosi nei panni di Tiziana: cosa si porta a casa, umanamente, di questo lungo viaggio con lo stesso personaggio?
"Tiziana mi ha regalato il tempo. La cosa più rara nel nostro mestiere, dove i personaggi di solito arrivano e se ne vanno. Con lei sono cresciuta: quando l’ho incontrata era in un certo modo, io in un altro; poi le nostre vite sono cambiate insieme, e qualcosa di noi due è finito nell’altra. Non la sento più la protagonista di un ruolo da interpretare ma una vecchia amica, di quelle con cui riprendi il discorso da dove l’avevi lasciato mesi prima. Mi ha insegnato soprattutto la pazienza: quella di chi sta dietro un bancone, osserva la vita degli altri e trova il coraggio di vivere la propria. E forse anche a non avere paura delle imperfezioni: Tiziana sbaglia, ama, prende cantonate, si arrabbia e si rialza. Proprio come tutti noi. Ed è vicina alle persone proprio perché non ha sempre le risposte".
Prima di arrivare sul set del BarLume il suo percorso è passato da tutt’altro: lo sport, gli studi in Scienze Motorie. Com’è approdata alla recitazione?
"Lo sport mi ha insegnato la disciplina del corpo, la recitazione quella dell’anima, ma sono più parenti di quanto sembri: entrambi ti chiedono di abitare il presente con tutto il corpo. La recitazione è arrivata come una porta che si apriva, senza sapere dove portasse, e io l’ho attraversata. Oggi penso che il corpo sia il primo strumento dell’attore: prima delle parole ci sono un respiro, uno sguardo, un modo di stare in piedi. Recitare, in fondo, è imparare ad ascoltare quello che il corpo racconta. È la stessa cosa che lo sport mi aveva già insegnato, con un altro alfabeto".
Accanto al cinema porta avanti anche la pittura: che spazio occupa l’arte nella sua vita e come dialoga con il suo lavoro di attrice?
"La pittura è il mio luogo del silenzio e anche il mio spazio di libertà. Sul set c’è sempre qualcuno che parla, una luce da rispettare, un ritmo imposto da fuori; davanti alla tela posso stare dentro una cosa senza doverla spiegare a nessuno. È un dialogo: parto da un’idea e la tela mi porta altrove, e devo lasciarle spazio, come si lascia spazio all'imprevisto quando reciti. La differenza è nel dopo: l’attrice esce dal personaggio quando il ciak finisce, la tela invece resta lì e continua a guardarti anche quando tu hai smesso di guardare lei".


C’è un ricordo — un aneddoto, un momento sul set qui all’Elba — che le è rimasto particolarmente impresso?
"Più che un singolo ricordo, mi porto dietro una collezione di momenti. Un diluvio improvviso che ci costringe a fermarci per il suono, e, nell’attesa, qualcuno della troupe che racconta una storia. Una scena che dovrebbe essere seria e in cui finiamo tutti a ridere. E poi ci sono i turisti che entrano al bar pensando che sia vero e ordinano un caffè, o prendono una bevanda calda dal frigorifero spento. E poi ci sono le volte in cui l’Elba entra in scena: una luce, il vento che cambia, il mare sullo sfondo. Lì il confine tra la vita e il set diventa sottilissimo. Forse è anche per questo che quest’Isola mi è rimasta così dentro".

Guardando avanti: quali sono i suoi prossimi progetti, tra cinema e non solo?
"Mi piace pensare ai prossimi progetti come alle onde: ricevo e restituisco. Ci sono progetti cinematografici di cui non posso raccontare molto, e c’è la pittura, che vorrei portare sempre più fuori. Recitare, dipingere, viaggiare, imparare: credo che non sia importante solo costruire un’immagine precisa di sé, ma continuare a cercare. E questo è il progetto più bello: non smettere di essere curiosa".
Letizia Cini
© Riproduzione riservata
Se vuoi leggere le notizie principali dell'isola d'Elba iscriviti alla Newsletter QUInews ELBA. Arriva gratis tutti i giorni alle 7:00 del mattino direttamente nella tua casella di posta.
Basta cliccare QUI
Se vuoi leggere le notizie principali della Toscana iscriviti alla Newsletter QUInews - ToscanaMedia. Arriva gratis tutti i giorni alle 20:00 direttamente nella tua casella di posta.
Basta cliccare QUI



















