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Attualità sabato 27 giugno 2020 ore 05:00

Ecoballe, esposto di Greenpeace contro la Regione

Una ecoballa recuperata (Foto di archivio)

"Ricostruisce inadempienze ed errori da parte delle autorità pubbliche che hanno fatto sì che un incidente diventasse una emergenza ambientale"



PIOMBINO — Greenpeace Italia ha pubblicato una nuova inchiesta per fare luce sulle responsabilità del rilascio in mare di alcune decine di tonnellate di rifiuti in plastica diretti in Bulgaria. Si tratta della questione delle ecoballe disperse nel 2015 nel canale di Piombino. 

"L'indagine di Greenpeace - si legge in una nota - ricostruisce inadempienze ed errori da parte delle autorità pubbliche che hanno fatto sì che un incidente circoscritto diventasse una vera e propria emergenza ambientale, con pesanti e non del tutto noti effetti sull’ecosistema marino e sulle casse dello Stato. Per rivendicare in maniera concreta i diritti dell’ambiente e dei cittadini e per accertare responsabilità, errori e incompetenze, Greenpeace Italia ha presentato un esposto alla Corte dei Conti per danno erariale nei confronti della Regione Toscana che, all’epoca dei fatti, aveva in mano una fidejussione di quasi tre milioni di euro, poi restituiti, a garanzia dei possibili danni ambientali intercorsi durante le operazioni di trasporto e che potevano essere utilizzati per recuperare il carico disperso".

"Questa vicenda sembra evidenziare una serie di errori da parte delle autorità coinvolte, a partire dal fatto, gravissimo, di non essere intervenuti prontamente come prevede la normativa, e avere lasciato per cinque anni il mare e le sue creature in balia di tonnellate di plastica. - ha aggiunto Giuseppe Ungherese, Responsabile Campagna Inquinamento di Greenpeace - La classe politica italiana da tempo parla di una svolta plastic free, ma questo mero slogan non vale per una parte del Santuario dei Cetacei diventato, a causa dell’inazione delle autorità, una vera discarica sottomarina di plastica".

Ad oggi non c’è alcuna certezza sulla rimozione di questi rifiuti (leggi qui sotto gli articoli collegati).

Qui la risposta della Regione Toscana.

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