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Attualità giovedì 06 ottobre 2016 ore 09:40

Trovata la causa degli sprofondamenti al Piano

Presentati i risultati degli studi: un reticolo idrico sotterraneo corrode il terreno. De Santi: "Ora la Regione ci deve aiutare"



RIO MARINA — Un anno di osservazioni e centinaia di misurazioni compiute da due università che hanno lavorato in parallelo hanno finalmente gettato luce sulle cause naturali e non che hanno determinato gli sprofondamenti al Piano di Rio.

Non si può quindi parlare di sinkhole propriamente detti quanto di un fenomeno erosivo dovuto a un reticolo idrico sotterraneo presente alla profondità di 10 - 15 metri che raccoglie le infiltrazioni di acqua superficiale e corrode sistematicamente il terreno in alcuni punti ben precisi.

Una conclusione alla quale sono giunti in momenti diversi i due team del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Firenze, condotto dal professor Riccardo Fanti, e dal Dipartimento di Scienze della Terra de "La Sapienza" di Roma, coordinato dal professor Michele Di Filippo e che sono stati presentati nella serata di ieri a Rio Marina dai due sindaci Renzo Galli e Claudio De Santi.

E se da una parte conoscere la malattia è il primo passo per arrivare a una cura, proprio la scoperta che il reticolo idrico si espande per tutta la valle del Riale, se pure la zona rossa è stata drasticamente ridotta, fa pensare che la soluzione richiederà tempo e soldi in misura considerevole.

Le indagini. Cominciate nel 2015 hanno fatto seguito alla serie di sprofondamenti riscontrati sin dal 2013 e che per i quali fu dichiarata l'emergenza regionale. Un lasso di tempo che ha portato a investimenti non sempre corretti o fruttuosi, come ha commentato lo stesso De Santi: "Dal 2013 - ha dichiarato il sindaco - abbiamo dovuto aspettare un anno per vedere qualcosa e non è mai stato fatto uno studio come questo per capire cosa effettivamente avevamo sotto i piedi. Ora ci siamo ma è solo il primo passo, non ci sono soluzioni rapide".

I due studi combinati, che si sono avvalsi di oltre 950 rivelazioni microgravimetriche e una serie di indagini sia geoelettriche che geofisiche, hanno ora portato alla luce i meccanismi responsabili delle voragini: "In ordine di rilevanza - si legge nelle conclusioni che accompagnano la corposa documentazione consegnata ai sindaci - si parla di un'infiltrazione naturale e antropicamente indotta di acque superficiali in corpi a permeabilità differenziata con creazione di sovrapressioni ed erosioni sotterranee occorrenti nei corpi stessi (paleoalvei) o lungo strutture antropiche sepolte e interrate. 

In seconda battuta resta la possibilità di sinkholes propriamente detti secondo meccanismi di dropout innescati dall'alto o dal basso. Questa ipotesi non può essere esclusa ma resta in subordine rispetto alla prima".

Le cause. La causa principale è quindi stata identificata nelle condizioni geologiche del Piano innescate dalle infiltrazioni di acqua ma sono state elencate una serie di concause: "Disarticolazione della rete di drenaggio a causa delle interferenze con il sistema infrastrutturale e con il costruito, carenze nella manutenzione del sistema di drenaggio superficiale e prelievi non controllati da parte dei privati".

Emungimenti Asa. E' stata ridimensionata l'importanza della presenza dei pozzi e dell'emungimento di acque sotterranee da parte di Asa: "Quello che possiamo dire - dicono i due studiosi - è che l'attività dei pozzi è, al regime attuale, sostenibile. Se aumentasse non potremo dare la stessa sicurezza ma è un fenomeno che rientra nelle concause, non nelle cause principali".

Area a rischio. La zona rossa, in base ai nuovi studi, è quindi passata da 14 ettari della prima mappatura ai 3 attuali, con una riduzione del 70%. L'area più a rischio è quella soprastrada che dalla Coop va verso Rio Marina. 

Soluzioni. Quello che si evince è dunque la necessità di regimare il reticolo idrico superficiale di tutta la vallata del Riale che fa confluire le acque nei fiumi sotterranei, in questo modo si eviterebbe l'accumulo di pressione e l'erosione che porta agli sprofondamenti. Un'opera molto vasta e soprattutto dispendiosa per la quale i due sindaci intendono coinvolgere in prima persona l'assessorato regionale.

Consigli. I cittadini presenti hanno chiesto in quale misura, le abitazioni presenti nella zona rossa, siano sicure: "Ogni edificio va valutato singolarmente poichè la sicurezza è determinata dall'anno di costruzione, dalla tipologia di fondamenta e dal terreno in quel punto. Quello che possiamo dire è di fare attenzione a alcuni segnali come porte o finestre che aprono o chiudono male, sono indizi che qualcosa non va".

Luca Lunedì
© Riproduzione riservata


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