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lunedì 17 giugno 2019

Attualità sabato 23 dicembre 2017 ore 07:30

Parco, passaggio di consegne fra Feri e Sammuri

Giampiero Sammuri e Stefano Feri

Il presidente rinominato e il vice facente funzioni hanno incontrato la stampa. "Cinghiali? Ben venga la filiera, ma sappiano che diminuiranno"



PORTOFERRAIO — Il consuntivo degli ultimi sei mesi e la proiezione verso l'attività dei prossimi cinque anni. Questo il sunto del'incontro con la stampa che il gigliese Stefano Feri, vice presidente che per sei mesi ha retto la presidenza del ParcoNazionale dell'Arcipelago Toscano, e il "maremmano" Giampiero Sammuri, appena rinominato dal ministro dell'ambiente per i prossimi cinque anni alla guida dell'Ente, hanno organizzato venerdì 22 dicembre. Per quanto riguarda Feri, l'obiettivo più importante raggiunto in questo periodo è stata l'approvazione del bilancio, avvenuta proprio nell'ultima seduta del Consiglio Direttivo. "Ho imparato molte cose - ha detto - dalla quotidianità della gestione dell'ente e dalla responsabilità diretta di esserne il rappresentante legale. Molto importante, fra le altre cose,  il raggiungimento dell'accordo per la videosorveglianza a mare con il Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza, e con i Vigili del Fuoco per la convenzione stipulata per l'uso degli elicotteri". 

"Ora Stefano sa che gli chiederò di più a livello di collaborazione - ha aggiunto Sammuri - perchè il contributo che può dare ha dimostrto di essere decisamente iportante. Sono felice della mia riconferma, anche se magari qualcuno sperava ci fosse qualche impedimento - ha poi precisato il presidente togliendosi il classico sassolino dalla scarpa - e vorrei chiarire una volta per tutte che il mio mandato per i prossimi cinque anni sarà a titolo gratuito, perchè non potrò cumulare la mia indennità con la mia pensione di dirigente di un ente pubblico. Una precisazione dovuta, anche se lo trovo abbastanza ingiusto, visto che in altri settori ciò non accadde".

Sammuri ha poi guardato verso il futuro, traccianto elementi di continuità e di discontinuità rispetto al suo primo mandato. "Vorrei continuare ad andare avanti come è stato fino ad oggi a livello di rapporti con il territorio - ha detto - il rapporto che ho instaurato con i sindaci e la capacità di discutere delle problematiche del territorio stesso sono un patrimonio da non disperdere, e potrei fare molti esempi in questo senso. Uno per tutti, ricordando il compianto Gaetano Guarente, il modo in cui abbiamo discusso e approvato l'Area Marina Protetta di Capraia. In più rispetto a quanto già fatto - ha aggiunto Sammuri -  vorrei veramente portare avanti abbiamo uno strumento formidabile che ci può dare una mano in questo che stiamo cominciando a gestire ora, che è la Carta Europea del turismo sostenibile . Ecco, secondo me, soprattutto per attrarre un turismo diverso da quello tradizionale,  la Carta Europea del turismo sostenibile -  che ci darà la possibilità di interagire  anche  con  i privati - ci permetterà di  fare ancora di più e dare una svolta ancora più significativa al ruolo del Parco".

Un problema che è rimasto tale, e che anzi forse è aumentato rispetto al primo mandato Sammuri, è quello della presenza degli ungulati, in particolar modo dei cinghiali. "Eppure il nostro metodo di limitazione e contenimento è uno dei più efficaci d'Italia, se non il più efficace stando ai numeri - ha precisato il presidente del Parco - ci sono altre aree protette che hanno il nostro stesso problema e non raggiungono i nostri risultati. Noi finora allontaniamo circa 1200 capi l'anno, a fronte dei 500-600 prelievi fatti dall'attività venatoria, ed abbiamo comunque in programma di intensificare la nostra azione, visto che la presenza eccessiva  del cinghiale è dannosa verso le essenze spontanee, alcuni tipi di insetti e per la nidificazione di alcuni uccelli. La proposta di instaurare una filiera produttiva sul territorio? Ben venga, non abbiamo niente in contrario. Chi vuole intervenire sul territorio però - ha concluso Giampiero Sammuri -  deve sapere che il nostro intervento farà diminuire ulteriormente il numero dei cinghiali, e dovrà tenere conto di questo nello stilare il proprio business plan, perchè rischia di averne una disponibilità minore in futuro".

Fabio Cecchi
© Riproduzione riservata



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