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Attualità giovedì 03 maggio 2018 ore 00:10

La storia infinita del distributore per natanti

Il distributore chiuso

Una lettera aperta al sindaco di Portoferraio riporta in evidenza il problema della struttura chiusa da tempo con gravi disagi per i diportisti



PORTOFERRAIO — Una lettera aperta per riportare all'attenzione di tutti l'annoso problema del distributore di carburante per natanti da tempo chiuso all'interno della darsena di Portoferraio. A scriverla è Carolin Buechi, legale rappresentante di Gestioni Nautiche Buechi & C. s.a.s. Portoferraio. L'intento è quello di divulgare adeguatamente una situazione che rischia di mettere definitivamente in ginocchio tutta una serie di imprese.

"Gentilissimo Dott. Ferrari - si legge nella lettera -  Con riferimento alla storia infinita del distributore di carburante presso il Molo Gallo di Portoferraio, vorrei sottoporre alla sua attenzione, che il problema del rifornimento per la nautica da diporto può portare a gravissime conseguenze alle quali mi sembra che nessuna delle istituzioni coinvolte abbia pensato, oppure voluto pensare. Il distributore in oggetto è l’unico, ripeto l’unico impianto sulla costa nord e parte della costa est dell’isola d’Elba, presso il quale tutte le imbarcazioni da diporto possono rifornirsi di carburante. Invece le imbarcazioni a vela con pescaggio superiore a 1 metro (praticamente tutte le barche a vela) e quelle a motore di lunghezza superiore a 9 metri, non possono rifornirsi di carburante anche nei seguenti porti dell’isola.  Rio Marina: nel porto non esiste un distributore per la nautica. L’unico distributore stradale è all’uscita del paese sulla strada verso Porto Azzurro. Cavo: il distributore per la nautica è in fondo al porto. Causa il pescaggio ridotto e le difficoltà di manovra dovute allo spazio molto ristretto, l’attracco risulta impossibile per le imbarcazioni sopra elencate. Marciana Marina: anche in questo porto il distributore per la nautica è in fondo al porto e per lo stesso motivo di Cavo, le imbarcazioni sopra elencate non possono accedervi. Partendo da Portoferraio il primo impianto presso il quale è possibile, per le barche sopra elencate, fare rifornimento, è quello di Porto Azzurro: Per arrivarci ci vogliono però da Portoferraio almeno tre ore di navigazione per le barche a vela (andata e ritorno 6 ore!!). Per le barche a motore il tempo è decisamente più corto ma il carburante consumato nelle due ore tra andata e ritorno costano al diportista, per ogni rifornimento, fino a diverse centinaia di Euro, a seconda della potenza del motore o dei motori installati a bordo. A Portoferraio hanno sede alcune società di charter che propongono in locazione, a livello internazionale, imbarcazioni, anche di misure importanti,che non possono però accedere ai rifornimenti di gasolio dell’impianto della società Barontini, perché riservato alle imbarcazioni commerciali, oltre naturalmente a quelle delle varie istituzioni. Solamente per le 30 e oltre barche a vela utilizzate per la locazione da società con sede a Portoferraio, servono a ogni ritorno settimanale alla base d’imbarco, fino a 1800 litri di carburante. Rimangono fuori le scuole veliche, i diving, i noleggiatori di gommoni e naturalmente anche i diportisti privati. Quindi ogni settimana migliaia di litri di carburante vengono trasportati, in taniche, dai distributori stradali alle varie imbarcazioni. Con il pericolo di un incidente, durante il trasporto, con fuoriuscita di carburante sul manto stradale, e con conseguenze che penso non siano difficili da immaginare. E come si può fare ad evitare, che durante il trasbordo del carburante da una tanica al bocchettone d’imbarco, quantità non indifferenti di benzina e gasolio, vadano a finire nel mare? Se ci sono delle leggi per evitare che ciò succeda, allora che si sveglino coloro che hanno il dovere di impedire che queste situazioni possano crearsi. Ma non, come al solito,con divieti, multe e sequestri ma bensì con la buona volontà e, soprattutto, con il buon senso da parte di persone in cui dovere dovrebbe essere di aiutare, e non di ostacolare, chi lavora. Colgo l’occasione per puntualizzare che la disciplina che regolamenta il trasporto di merci pericolose (quindi anche infiammabili) è l'A.D.R., normativa internazionale che prevede il rispetto di specifiche disposizioni tra cui, in linea generale, la presenza di apposito documento di trasporto, del certificato di formazione professionale, dell'estintore, delle istruzioni scritte etc... Quindi agli operatori del settore di Portoferraio (e non solo) rimangono due scelte da fare. Attenersi alle leggi e quindi dovere chiudere le loro attività, oppure rischiare in prima persona con tutte le conseguenze che ne possono derivare. Le principali società che propongono barche in locazione, lavorano a livello internazionale. Ogni anno migliaia di persone si possono meravigliare di una situazione irreale per un’isola che vive in buona parte di turismo nautico ma le cui autorità non sono in grado di garantire un servizio pubblico di estrema importanza, innanzitutto per la sicurezza e poi per l’immagine della stessa isola. Tutto questo non per colpa degli imprenditori ma bensì grazie all’immobilismo di chi ci governa, sindaci inclusi! Sono convinta che l’Ammiraglio Nelson si rigirerebbe nella tomba se venisse a conoscenza di come viene gestita, la da lui tanto decantata, baia di Portoferraio! Sono sicura  - conclude Carolin Buechi - di scrivere a nome di quasi tutti gli imprenditori del settore con i quali ho sovente scambi di idee, principalmente per l’oggetto del mio presente scritto". 


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