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domenica 13 ottobre 2019

Attualità venerdì 20 settembre 2019 ore 09:10

"Il Forte St. Cloud non sarà toccato"

La collina davanti al porto

L'amministrazione comunale rassicura i cittadini e spiega che non c'è "nessuna traccia dell'antica Porto Argo, di Ercole o degli Argonauti".



PORTOFERRAIO — L'amministrazione comunale di Portoferraio risponde alle preoccupazioni e alle polemiche che nei giorno scorsi sono scaturite dai lavori sulla collina del Forte Saint Cloud a Portoferraio. Italia nostra e di Giovanni Frangioni avevano criticato il progetto e anche molti cittadini sui social avevano espresso perplessità (leggi qui l'articolo).

"I lavori di recupero della ex-centrale elettrica e della collina antistante, in prossimità del Forte Saint Cloud, hanno generato in alcuni cittadini grandi preoccupazioni. Si teme in particolare per la distruzione del Forte, - spiega infatti l'amministrazione comunale di Portoferraio in una nota - delle tracce archeologiche di antichi insediamenti e di stravolgimenti dell'area oggetto dell'intervento. Per comprendere cosa stia realmente accadendo è necessario fare un salto indietro di pochi secoli e leggere la storia e il paesaggio superstite senza pregiudizi e senza paure. L'area che oggi è al centro della discussione sorgeva nelle immediate vicinanze, ma all'esterno, del Forte Saint Cloud, costruito i primi anni del 1800 per rafforzare il sistema difensivo di Portoferraio. Si tratta senza dubbio di una delle tracce più significative del governo francese sull'isola".

"Il Forte - spiega l'amministrazione comunale - tuttavia non è in alcun modo interessato dagli attuali interventi. Del Forte, distrutto in gran parte nel corso del Novecento, restano oggi brevi tratti di mura in pessimo stato di conservazione a causa, non dei lavori in corso, ma dell'abbandono e delle prepotenti radici dei pini che spingono verso la distruzione delle strutture superstiti. Dall'800 a oggi, l'area ha vissuto un periodo a dir poco intenso che ha completamente stravolto e mutato in maniera irreversibile il paesaggio. Dopo il periodo napoleonico, infatti, l'area fu attrezzata a saline, con zone di produzione e magazzini per lo stoccaggio del sale. Nel 1900 tutto il complesso demaniale delle ex saline, con i magazzini del sale e il Forte Saint Cloud fu messo all'asta e nel 1901 prese avvio la costruzione dell'insediamento siderurgico (http://www.derelicta.net/elencoarticoli-elba/23-altiforni-a-portoferraio). Nel 1909 l'area degli Alti Forni di Portoferraio occupava 245.000 mq, compreso il Forte in parte abbattuto per far posto al grande pontile di caricamento. L'insediamento siderurgico e il porto furono bombardati durante la Seconda Guerra Mondiale, il 16 settembre 1943 e ancora nel '44. L'altoforno cessò l'attività nel 1948. La centrale elettrica proseguì la sua attività almeno per un altro ventennio, poi fu abbandonata. L'area dell'antico Lazzeretto, del Forte Saint Cloud, delle saline, degli altiforni, dei bombardamenti fu completamente dimenticata. In memoria di questi luoghi sorse una discarica spontanea, fatta di rifiuti a cielo aperto o nascosti nelle gallerie che corrono sotto la collina dietro la centrale". 

"L'area in questione, che era privata, - prosegue l'amministrazione - è stata ceduta al Comune nell'ambito della convenzione relativa alla ristrutturazione della centrale ex enel e l'intervento attualmente in corso ha permesso di bonificare la collina che confina con il Forte Saint Cloud (il Forte resta esterno al progetto), rimuoverne i rifiuti e restituirla alla fruizione pubblica. Si tratta di un'area di circa 3.500 metri quadri, che saranno messi in sicurezza con muri di contenimento. I movimenti terra sono stati seguiti da un'archeologa professionista. L'intervento sulla collina ha permesso di indagare l'area, di fare trincee e approfondimenti volti proprio a verificare la presenza di tracce di frequentazione antica. Tuttavia non è stata registrata la presenza di alcun manufatto o di stratigrafia riferibile a oltre poche decine di anni fa".

"I cumuli di terra che si vedono dal mare - spiega l'amministrazione - sono macerie, selezionate, miste a terra che coprono la roccia vergine. Nessuna traccia dell'antica Porto Argo, di Ercole o degli Argonauti. Il recupero e la restituzione alla fruizione pubblica di quest'area potrebbe essere l'occasione per generare una ricaduta concreta sulla comunità attraverso la valorizzazione della memoria di questi luoghi che caratterizzano l'identità e la storia di Portoferraio e dei suoi cittadini, esattamente quello che viene richiesto negli interventi polemici e fuori luogo di questi giorni".



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Di Maio: «No a qualsiasi forma di patrimoniale»

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