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Attualità Sabato 28 Febbraio 2026 ore 16:00

Bagnato, tesi sul castello del Volterraio

Francesco Bagnato

L'elbano Francesco Bagnato si è laureato in Industrial Design a Perugia. Ecco il progetto della sua tesi



PORTOFERRAIO — L'elbano Dario Bagnato si è laureato a Perugia con una tesi dal titolo "Rigenerare attraverso il colore: un progetto per il Castello del Volterraio", molto apprezzata dalla Commissione di Laurea, anche per le potenzialità che il Progetto ha di essere realizzato.

"Il progetto di tesi sviluppato nell’ambito del Corso di Laurea in Industrial Design presso il Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università degli Studi di Perugia nasce da un’attenzione profonda verso il territorio dell’Arcipelago Toscano, con un focus particolare sull’Isola d’Elba. - scrive Bagnato - Un territorio che, per me, non rappresenta soltanto un caso studio progettuale, ma le mie radici: sono infatti un ragazzo elbano e questo lavoro nasce anche dal desiderio di restituire valore alla mia terra. Al centro della proposta vi è un intervento di rigenerazione che interessa il Castello del Volterraio, uno dei luoghi simbolo dell’isola, attraverso la progettazione di una mostra con allestimento a cielo aperto pensata per accogliere e valorizzare alcuni artisti elbani".

"La fase progettuale, sostenuta da un’ampia ricerca basata su casi studio italiani e internazionali, ha condotto alla definizione di una metodologia espositiva in cui il colore diventa protagonista assoluto. - prosegue Bagnato - Il colore si configura al tempo stesso come fondale e soggetto, come veste dell’antico e simbolo del contemporaneo: un innesto cromatico deciso e audace, capace di dichiarare la propria presenza ma anche di dialogare con il paesaggio e con la struttura storica. L’allestimento si propone così come elemento di mediazione tra arte e architettura, creando un equilibrio tra rispetto del luogo e intervento contemporaneo. Le cromie diventano strumenti narrativi, capaci di sostenere le opere esposte e di generare un dialogo dinamico tra l’arte, lo spazio espositivo e il contesto naturale".

"Il progetto introduce inoltre una metodologia di allestimento mutevole, quasi camaleontica, pensata per adattarsi a diversi contesti e applicabile alla rigenerazione di luoghi abbandonati. - conclude il neolaureato - Un approccio replicabile che mira a restituire identità e vitalità a spazi carichi di memoria, affinché le loro storie possano continuare a vivere attraverso nuove forme di espressione culturale."


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