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Attualità venerdì 18 settembre 2020 ore 16:00

Covid-19, "necessario evitare allarmismi"

Foto di repertorio

Il responsabile Ufficio Igiene e Prevenzione Genghi spiega come viene definito un contatto e ricorda misure di prevenzione adottare



PORTOFERRAIO — "Sono stato sollecitato a mettere questo post anche sul mio profilo. Lo faccio volentieri affinché le giuste informazioni siano diffuse capillarmente. Visto che riceviamo continuamente telefonate di persone allarmate che sostengono di aver avuto un contatto con persone risultate positive, mi sembra giusto chiarire che per contatto s’intende stare assieme per almeno 15/20 minuti, a distanza inferiore di 1,50 metri e magari privi di mascherina". 

A fare chiarezza dopo la notizie dei recenti casi positivi al Covid-19 registrati all'Elba (vedi gli articoli correlati sotto), attraverso un post su Facebook, è il dottor Luigi Genghi, responsabile dell’Unità Funzionale di Igiene e Sanità Pubblica dell'Asl zona Elba.

Luigi Genghi, responsabile Igiene e Salute pubblica Asl Elba

"Passare accanto con mascherina e salutarsi al volo, mangiare in un ristorante ove il presunto positivo ha lavorato, ed è stato proprio questa persona, munito di mascherina, a prendere l’ordine, a servirvi le portate o magari a parlare con voi a debita distanza per pochi minuti, - chiarisce Genghi - non è identificabile come contatto. Tale chiarimento è opportuno per tranquillizzare tutti coloro che, magari giustamente preoccupati, vivono con panico le situazioni che, purtroppo ancora oggi, si ripresentano rispetto al Covid-19. È sempre compito delle professionalità deputate, sulla scorta della suddetta definizione, individuare i contatti reali. Per fare ciò effettuano opportune indagini epidemiologiche: per centrare questo obiettivo, però, si deve avere il supporto di tutti. Se a qualcuno vengono rivolte delle domande è necessario ottenere risposte giuste, sincere e rispondenti alla verità. Tali risposte non verranno analizzate per capire se si sono compiute azioni poco lecite o se si è lavorato senza essere assicurati o ad altri scopi se non quello della salute dell’intervistato e di tutti coloro che lo circondano nel contesto sociale. Per la popolazione tutta, compresi anziani e bambini piccoli. Anzi, mi permetto di sottolineare che, proprio il caso contrario, la reticenza (in altre versioni declinata come omertà) puo', anzi viene, punita come da codice penale. Anche nella siffatta fattispecie, senza se e senza ma!"

"Infine - prosegue Genghi - rimarco che non c’è necessità di sapere le generalità di quelle persone che, poverine, sono colpite dalla positività o gli eventuali posti di lavoro dove le stesse esercitavano: è il caso stesso che, nel rispetto di quanto sopra indica gli eventuali contatti e le situazioni nelle quali ciò è avvenuto. L’autorità competente, poi, contatterà le persone indicate. Il voler conoscere generalità o fatti (con la motivazione di volersi salvaguardare) non ha nessun senso se non quello, spesso, di voler sanare una inconscia curiosità, soprattutto laddove non si è avvezzi alla esatta definizione prima richiamata. Pertanto in mancanza di chiare e veritiere indicazioni da parte dell’interessato si può essere costretti ad adottare precauzioni che in situazioni normali e con le giuste informazioni, non sarebbero prese perché poco inerenti situazioni di rischio: spesso per la paura di essere stati contagiati ci si autodefinisce contatto anche se ci si è semplicemente incrociati al supermercato!"

"Abbiamo superato brillantemente una fase pericolosissima della pandemia ed ora tutto continuerà ad andare bene se riusciremo a rispettare tutte le regole di distanziamento e di protezioni che, a quanto sembra, soprattutto in un certo target di popolazione, si sono dimenticate. - conclude Genghi - Credo che anche se un po’ distanti e con la mascherina possiamo divertirci e vivere serenamente i nostri rapporti sociali".


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