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mercoledì 22 gennaio 2020

Attualità mercoledì 01 marzo 2017 ore 17:10

La lettera dei detenuti ai loro professori

L'inaugurazione del corso di Agraria al carcere

Tredici detenuti firmano una lettera per ringraziare i professori del primo corso di Agraria tenuto presso il carcere di Porto Azzurro



PORTO AZZURRO — A settembre è stata varata la prima classe del Corso di Agraria presso il penitenziario di Porto Azzurro, fortemente voluto dalla dirigente dell’ITCG Cerboni Maria Grazia Battaglini e affidato alle cure del coordinatore, prof. Flavio Drago, con l’attivo concorso e impegno del direttore del carcere Francesco D'Anselmo, dell’assessore regionale all’istruzione Cristina Grieco, della provveditrice di Livorno Anna Pezzati e di tutto il personale della polizia penitenziaria.

Il valore educativo, umano e morale dell’iniziativa è testimoniato da una bella lettera, scritta a mano, che i detenuti/studenti hanno recentemente fatto pervenire ai loro docenti della scuola, e che qui proponiamo nella sua interezza, perché permette di gettare una luce oltre le sbarre e di cogliere il loro desiderio di riscatto, di formazione e di integrazione futura.

"Cari Professori, tutti noi alunni della vostra prima classe del Corso di Agraria, nonostante le sofferenze e le crude riflessioni che caratterizzano quotidianamente il personale e il comune vivere all’interno di queste buie e gelide mura, nutriamo il forte bisogno di rendervi grazie per tutto l’impegno e il senso di sacrificio che ciascuno di voi ha profuso e che, ancora ad oggi, ciascuno di voi sta sperimentando allo scopo di rendere quanto più possibile costruttivo il nostro indimenticabile percorso di studi.

Ahinoi, poche ore soltanto ogni giorno che ci istruiscono, per quanto l’ambiente vi rende e ci rende possibile: ore trascorse assieme con tanta voglia di apprendere, con tanta passione e curiosità da parte nostra, con tanta voglia di insegnare e far comprendere, da parte vostra, molte importanti conoscenze, quanto meno veritiere nozioni, su quanto, cosa e chi circonda questo non-mondo, su quanto, cosa e chi ciascuno di noi intende ancora saggiare e/o per lo meno, sapere cosa rappresenti nella normalità.

Grazie di cuore, Egregi Professori, prima ancora grazie alle vostre persone le quali, con un innato senso di vicinanza e di abnegazione, con uno straordinario senso di umanità nei nostri confronti, fra un pronome italiano e un verbo inglese, fra un terremoto o delle fasce climatiche, fra un insieme matematico, un’equazione di fisica o un diagramma a blocchi, fra colori e proiezioni o dialoghi socio-religiosi, han reso e tutt’oggi rendono più vivaci, meno stressanti e monotone, più facili da affrontare tutte le giornate.

Da un lato vi sono state e vi sono le vostre professionalità, le lezioni, gli appunti e semplici spiegazioni strutturate ad hoc per istruirci, d’altro canto, vi son stati e vi sono tuttora una cordialità, dei semplici e costanti sorrisi che ci hanno allietato e ci allietano ancora, che ci han fatto sentire e che ci fanno sentire non-esclusi, degni della vostra attenzione e della vostra opera educativa, prima ancora che didattica.

Tempo, impegno ed energie, le vostre, sottratti, probabilmente, all’istruzione di altri alunni volenterosi fuori da queste mura, persone come noi che vogliamo ringraziare di cuore, unitamente alla preside dell’Istituto Cerboni, alla direzione del carcere e a tutto il personale di polizia penitenziaria, per essersi quest’ultimi resi partecipi, più o meno direttamente, e tasselli fondamentali di questo straordinario progetto. 

Un percorso di studi, quello nostro, che speriamo di poter condividere e perfezionare al meglio, con iniziative mirate ai fini della messa in pratica di tutto quanto ogni giorno proviamo ad apprendere, per realizzare una qualche opera, un qualche lavoro, una qualche collaborazione con e per la società, per dimostrare che, nonostante tutto, siamo ancora una utile risorsa, un concretizzabile valore aggiunto per la comunità.

Egregi Professori, se pur quanto detto richiederà tempo e grandi sacrifici, se pur in presenza del dubbio circa il concretizzarsi di dette aspettative, noi tutti comunque sia vi ringraziamo per averci consentito il perfezionamento dell’obiettivo più grande e imprescindibile: ognuno di noi sa di poter provare a tornare in società con uno spirito e degli obiettivi esistenziali diversi e positivi, utili per chi ci è attorno, utili e significativi, anzitutto, per noi stessi.

Grazie di cuore alle vostre Persone, prima ancora che ai Professori".



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