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Politica Sabato 19 Settembre 2026 ore 16:00

Isole minori, "diritto a restare e a tornare"

Veduta del porto di Rio Marina (foto di archivio)

Nasce dal Coordinamento nazionale Pd Isole Minori il primo documento programmatico: l’insularità come criterio permanente delle politiche pubbliche.



ROMA — Dall’Arcipelago Toscano a Lampedusa, da Procida e Ischia a La Maddalena, Carloforte e Sant’Antioco, passando per Capraia, Ventotene, Portovenere, le Eolie e le Tremiti. Realtà diverse per storia, dimensioni e geografia, ma unite dalla volontà di costruire una proposta politica comune.

È questo il senso di “Diritto a restare e a tornare”, il primo documento del Coordinamento nazionale Pd delle Isole Minori, nato dal lavoro avviato durante la prima Festa Nazionale dell’Unità delle Isole Minori all’Isola d’Elba.

Il documento, come si legge in una nota diffusa dal Coordinamento nazionale Pd Isole Minori, raccoglie il confronto sviluppato tra amministratori e amministratrici locali, rappresentanti politici, istituzioni, categorie economiche e sociali e mette a sistema esperienze e problematiche che, pur con caratteristiche differenti, uniscono le comunità insulari.

Sanità, scuola, mobilità, diritto alla casa, lavoro, formazione, acqua, energia, gestione dei rifiuti, tutela ambientale e sviluppo economico sono alcuni dei temi affrontati. 

Secondo i promotori, la premessa è chiara: l’insularità non può tradursi in una disuguaglianza nell’accesso ai diritti e ai servizi fino adiventare una delle cause dello spopolamento. Da qui la proposta di riconoscere l’insularità come criterio permanente nella costruzione delle politiche pubbliche, attraverso una valutazione di impatto insulare, fondi dedicati e strumenti legislativi di sistema a livello regionale e nazionale, superando una logica basata prevalentemente su deroghe, interventi occasionali e risposte emergenziali.

Il documento, sottoscritto da rappresentanti politici e amministratori e amministratrici di diverse realtà delle isole minori, rappresenta anche il primo passo verso una rete stabile dei circoli, delle federazioni e degli amministratori democratici delle isole.

Le isole coinvolte sono quelle dell'Arcipelago Toscano, Lampedusa, Procida, Ischia, La Maddalena, Carloforte, Sant’Antioco, Capraia, Ventotene, Portovenere, le Eolie e le Tremiti.

Come spiegato nella nota, ora il lavoro entra in una nuova fase: le proposte saranno portate al confronto con il Partito Democratico nazionale, le Regioni, il Parlamento e le istituzioni europee, con l’obiettivo di contribuire alla costruzione del programma del PD e fare della questione insulare un tema strutturale dell’agenda politica nazionale.

“Non chiediamo privilegi - sottolineano i promotori del documento programmatico - ma condizioni che permettano alle comunità insulari di esercitare gli stessi diritti di ogni altro cittadino e cittadina. Vivere su un’isola deve essere una possibilità, non una penalizzazione. Restare, partire e tornare devono essere scelte libere, non conseguenze della mancanza di servizi, opportunità e diritti".

Per troppo tempo, sottolineano i promotori del documento, le isole minori sono state raccontate soprattutto attraverso la loro bellezza estiva o affrontate attraverso l’emergenza. 

Il Coordinamento Nazionale Isole Minori Pd chiede invece di riconoscerle come comunità vive e parte integrante della costruzione delle politiche del Paese.

Qui di seguito pubblichiamo il testo del documento e l'elenco dei primi firmatari.

DIRITTO A RESTARE E A TORNARE
Primo documento del coordinamento nazionale delle Isole Minori

Documento di lavoro nato dal confronto della prima Festa Nazionale dell’Unità delle Isole Minori

Isola d’Elba, 27 agosto – 6 settembre 2026

Le isole non chiedono privilegi: chiedono regole capaci di compensare svantaggi strutturali e
garantire gli stessi diritti di cittadinanza.

1. Dalla Festa nazionale dell’Elba a una rete politica permanente.
La prima Festa Nazionale dell’Unità delle Isole Minori, svoltasi all’Isola d’Elba dal 27 agosto al 6
settembre 2026, ha rappresentato molto più di un appuntamento politico. Per undici giorni
Portoferraio, Marciana Marina, Marina di Campo, Porto Azzurro e Rio sono diventati luoghi di
confronto tra rappresentanti nazionali, regionali ed europei del Partito Democratico, amministratrici e amministratori delle isole minori italiane ed europee, organizzazioni sindacali, imprese, servizi pubblici
locali, associazioni e cittadinanza.

La Festa è stata pensata fin dall’inizio non come una celebrazione, ma come un momento di lavoro e approfondimento con un obiettivo: portare le isole minori fuori dalla marginalità del dibattito pubblico e costruire una proposta nazionale fondata su diritti, servizi e
opportunità.

Il risultato politico più immediato è la nascita di una rete permanente dei circoli, delle federazioni e
degli amministratori e delle amministratrici democratiche delle Isole Minori. Una struttura che deve
trasformare il confronto dell’Elba in iniziativa politica continua, capace di dialogare con il Partito
Democratico nazionale, con le Regioni, con il Parlamento, con ANCIM e con le istituzioni europee.

Il paradigma che ha tenuti insieme tutti gli incontri è semplice e insieme radicale: il diritto a restare e il
diritto a tornare.
Restare su un’isola non può signicare accettare minori possibilità di cura, studio,
lavoro, mobilità o accesso alla casa. Tornare non può essere un privilegio riservato a chi dispone già
di risorse economiche o familiari. La libertà di scegliere dove costruire la propria vita esiste soltanto se
le condizioni materiali rendono quella scelta realmente possibile.

Il richiamo del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenuto a Pantelleria il 28 luglio
2026, offre una cornice istituzionale chiara: le isole cosiddette minori hanno un rilievo decisivo per
l’equilibrio e il futuro del Paese e richiedono attenzione, cura e tutela costanti. Non sono territori da
conservare come una fotografia, dunque, ma comunità vive da mettere nelle condizioni di avere un
futuro.


2. Un principio di fondo: non fare parti uguali tra diseguali.
- Per ottenere pari diritti servono politiche differenziate.
L’insularità produce costi aggiuntivi e vincoli strutturali: dipendenza dai collegamenti marittimi e aerei,
difficoltà nel reclutamento di personale sanitario e scolastico, maggiore costo di beni e servizi, fragilità energetica e idrica, stagionalità dell’economia, scarsità di alloggi disponibili per residenti e lavoratori, minore accessibilità ai percorsi formativi avanzati.
Applicare regole identiche a territori profondamente diversi può quindi produrre nuove disuguaglianze
anziché ridurle.
- Per questo proponiamo un metodo place based sulle isole: ogni politica nazionale e regionale deve essere valutata rispetto agli effetti specifici dell’insularità delle isole minori. Il principio deve essere quello dell’uguaglianza sostanziale: condizioni diverse possono richiedere strumenti diversi per garantire gli stessi diritti.

L’Italia dispone già di una base importante. Dal 2022 le isole minori sono state ricomprese nel
Progetto speciale Isole Minori”, nato come 73ª area della Strategia Nazionale per le Aree Interne e
riferito ai 35 Comuni insulari. A livello costituzionale, l’articolo 119 riconosce le peculiarità delle isole e
impegna la Repubblica a promuovere le misure necessarie a rimuovere gli svantaggi derivanti
dall’insularità.

Questi principi non possono restare enunciazioni di principio ma devono diventare criteri operativi e
misurabili nelle politiche pubbliche.
A questo proposito, deve essere chiaro che le politiche rivolte alle isole minori non sono e non devono
essere concepite come meri interventi assistenzialistici, ma come investimenti nel mantenimento e nel
rafforzamento di comunità che rappresentano veri e propri presidi del territorio.

Garantire le condizioni
perché queste comunità possano continuare a vivere stabilmente nelle isole signica infatti preservare
un patrimonio di conoscenze, pratiche e relazioni, ma soprattutto assicurare una presenza attiva
capace di prendersi cura del territorio, tutelarne gli equilibri e accompagnarne consapevolmente le
trasformazioni.

Anche l’Europa sta aprendo una fase nuova: la risoluzione del Parlamento europeo del 7 giugno 2022
ha chiesto una strategia europea per le isole, maggiore flessibilità nell’uso dei fondi e una revisione
delle regole sugli aiuti di Stato per compensare gli svantaggi dell’insularità.
 

Nel giugno 2026 la
Commissione europea ha inoltre presentato la prima strategia dell’UE dedicata alle isole, con
un’impostazione esplicitamente territoriale.

È una finestra politica che i democratici e le democratiche delle isole italiane devono utilizzare con una voce comune e stringere legami con le altre isole europee, almeno quelle del mediterraneo.

3. Le priorità: servizi essenziali, libertà di scelta, sviluppo.
Sanità: essere isolani non può signicare curarsi meno e peggio.
La prima garanzia riguarda la salute. Occorre rafforzare la sanità territoriale e le Case di Comunità,
assicurando presidi capaci di rispondere ai bisogni ordinari e di ridurre al minimo gli spostamenti verso la terraferma. Dove l’insularità rende inevitabile il viaggio per visite, esami, terapie o ricoveri,
proponiamo un fondo sanitario dedicato che sostenga le spese di trasporto e, quando necessario, di
soggiorno del paziente e dell’accompagnatore/accompagnatrice.

Questo supporto economico che oggi risulta necessario, soprattutto per le categorie più fragili, al fine
di ridurre le disuguaglianze derivanti dalla condizione di insularità - come previsto dall’articolo 119
della Costituzione -, non può mai diventare l’alibi per ridurre ulteriormente i servizi sanitari sulle isole minori che al contrario vanno consolidati e resi strutturali su tutto l’arco dell’anno e non solo nel
periodo estivo.

Servono inoltre meccanismi specifici per attrarre e trattenere personale sanitario: incentivi economici e
professionali, alloggi di servizio, continuità degli incarichi e percorsi di carriera. Gli osservatori regionali dovranno contenere focus specifici sulla sanità delle isole minori con
strumenti effettivi e efficaci di monitoraggio, con dati pubblici su personale, tempi di attesa, servizi
disponibili, trasferimenti e soprattutto mobilità sanitaria.


Mobilità e continuità territoriale: il mare deve unire.
La mobilità è la condizione preliminare per l’esercizio di molti altri diritti. Occorre una politica nazionale ed europea di continuità territoriale marittima, fondata sul servizio pubblico e non esclusivamente sulla
logica della redditività delle singole tratte. Le flotte devono essere ammodernate e rese
ambientalmente sostenibili, ma i costi della transizione non possono ricadere sui residenti attraverso
tariffe più alte. Sono necessari collegamenti più stabili durante tutto l’anno, servizi adeguati anche nelle fasce serali e notturne dove la domanda essenziale lo richiede, integrazione tra nave, ferrovia e trasporto pubblico locale per una vera intermodalità degli spostamenti, nonché investimenti sulla viabilità interna delle isole. La dimensione europea deve inoltre favorire collegamenti tra isole e arcipelaghi oggi paradossalmente separati (come quello toscano), anche quando geograficamente vicini.

Il rafforzamento della continuità territoriale marittima passa anche dagli strumenti regolatori:
proponiamo che i contratti di servizio pubblico siano oggetto di verifica periodica e trasparente, e che il ruolo dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti nella definizione di tariffe, frequenze e standard minimi di servizio sia rafforzato e reso pienamente vincolante per i vettori, superando l’attuale frammentazione regionale delle regole. Nei porti che fungono da snodo tra isole minori e terraferma, l’accesso e la gestione degli spazi devono garantire priorità ai residenti e ai mezzi di soccorso rispetto al traffico turistico e commerciale, anche attraverso corsie o varchi dedicati per i mezzi dei residenti o di soccorso. Allo stesso modo va affrontata la mobilità interna alle isole, spesso condizionata da centri storici stretti e da infrastrutture stradali non adeguate ai flussi stagionali.


Le politiche del mare devono includere la tutela della pesca, in particolare della piccola pesca
artigianale
che nelle isole minori è insieme attività economica, presidio ambientale e tradizione
identitaria. Servono strumenti dedicati di sostegno al reddito dei pescatori, semplicazioni per la
vendita diretta e la pescaturismo
e una gestione delle risorse ittiche costruita insieme alle comunità
locali, evitando che la tutela ambientale si traduca in vincoli calati dall’alto senza alternative
economiche.

Anche la continuità territoriale aerea, ove presente, dev’essere sostenuta e rilanciata, soprattutto
come servizio ai residenti sul fronte sanitario e per i ragazzi e le ragazze e per il loro diritto allo studio.


Scuola, formazione e giovani: poter partire senza essere costretti ad andarsene.
La continuità didattica va sostenuta con incentivi e alloggi per il personale scolastico, evitando che
ogni anno le scuole delle isole minori ripartano da organici instabili e che i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze siano costretti a cambiare insegnanti. Accanto alla scuola occorre costruire un’offerta di formazione avanzata collegata alle vocazioni dei territori: ITS e percorsi
professionalizzanti per le professioni del mare, la cantieristica, l’economia blu, il turismo sostenibile, la
gestione ambientale, l’energia e la manutenzione delle infrastrutture.
Per chi deve necessariamente studiare fuori dall’isola proponiamo strumenti di compensazione dei
costi aggiuntivi di trasporto e alloggio.
La distanza dal continente non deve trasformarsi in una tassa
occulta sul diritto allo studio.


Casa: senza abitazione non esiste diritto a restare.
Nelle isole ad alta pressione turistica il diritto alla casa è ormai una questione sociale centrale. La
crescita degli affitti brevi e dei valori immobiliari riduce l’offerta per residenti, giovani famiglie, lavoratori
stagionali e personale dei servizi pubblici. Servono politiche per aumentare l’offerta di locazioni a lungo termine, recuperare patrimonio pubblico inutilizzato, utilizzare immobili demaniali per alloggi di
servizio e sostenere i Comuni nella costruzione di programmi locali per l’abitare. La casa deve entrare a pieno titolo nella strategia nazionale per le isole minori: senza una disponibilità abitativa stabile, anche assumere un medico, un insegnante o un tecnico diventa estremamente più difficile.

La stessa pressione turistica va affrontata anche come questione di sostenibilità complessiva e non
solo abitativa: servono strumenti di gestione dei flussi e della capacità di carico turistica, calibrati sulle
caratteristiche di ciascuna isola, e politiche di destagionalizzazione capaci di redistribuire la domanda
lungo tutto l’anno e di generare lavoro buono sui dodici mesi e non solo sui tre mesi dell’estate.


4. Un nuovo modello economico e ambientale per le isole. Fiscalità di vantaggio, ZES e sostegno alle imprese.
L’insularità incide sui costi di produzione, approvvigionamento, logistica e accesso ai mercati. Per
questo va sostenuta la proposta di una ZES unica delle Isole Minori e le ipotesi di aree franche
doganali, con semplicazioni amministrative, incentivi agli investimenti e strumenti fiscali selettivi, 
verificandone la compatibilità con il quadro nazionale ed europeo.

L’obiettivo non è costruire rendite,
ma favorire imprese stabili, innovazione, occupazione qualificata e diversificazione economica oltre la
monocultura turistica.
La risoluzione europea del 2022 offre un indirizzo politico importante: le compensazioni finalizzate a
correggere gli svantaggi permanenti dell’insularità devono essere considerate in modo distinto rispetto
agli ordinari aiuti competitivi. La prospettiva deve essere quella di regole europee più flessibili e di una
specifica categoria insulare nelle politiche di coesione e negli aiuti regionali.


Merita inoltre approfondimento la proposta ANCIM di rafforzare il legame scale tra chi utilizza
stabilmente servizi e patrimonio delle isole e i Comuni insulari,
compresa l’ipotesi di destinazioni
volontarie di risorse (2x1000) a favore del Comune dell’isola.

Isole laboratorio della transizione verde.
Le isole sono tra i territori più esposti agli effetti dei cambiamenti climatici e, proprio per questo,
possono diventare laboratori avanzati di adattamento. Acqua, energia, rifiuti, erosione costiera,
incendi, biodiversità e mobilità devono essere affrontati con piani integrati e non attraverso una
sommatoria di piccoli progetti scollegati.


In un momento storico in cui è necessario individuare modelli economici capaci di operare nei territori fragili senza comprometterne la qualità, le isole minori possono rappresentare veri e propri laboratori di sperimentazione, nei quali sviluppare forme di produzione e trasformazione compatibili con la tutela degli equilibri ecologici.

In questa prospettiva, il turismo consapevole può affiancarsi a pratiche innovative di riuso delle risorse e del patrimonio esistente, secondo i principi dell’economia circolare. Anche l’agricoltura e la viticoltura che sulle isole minori sono già realtà importanti, devono comporre questo ragionamento, consolidando ulteriormente il settore attraverso lo sviluppo di filiere corte e costituzione di consorzi “di arcipelago”. L’agricoltura produce posti di lavoro qualicati e stabili e può contribuire in modo signicativo alla destagionalizzazione lavorativa che è presupposto fondamentale
per la destagionalizzazione della vita.

Occorre investire su reti idriche efficienti, riuso e riduzione delle perdite, produzione di energia
rinnovabile compatibile con il paesaggio, comunità energetiche,
accumulo, gestione circolare dei riuti
e mobilità a basse emissioni. La transizione deve però essere socialmente sostenibile: Stato ed
Europa devono contribuire ai maggiori costi infrastrutturali, evitando che siano residenti e imprese locali a pagare il prezzo dell’innovazione.

L’erosione costiera richiede una risposta specifica e non solo enunciativa: proponiamo un fondo
dedicato
al monitoraggio e agli interventi di difesa della costa, con piani pluriennali costruiti isola per
isola, capaci di intervenire prima che il fenomeno comprometta abitazioni, infrastrutture e attività
economiche.


Anche il ciclo dei riuti va ripensato sulla base della condizione insulare: i costi di trasporto verso la
terraferma per lo smaltimento e il conferimento appesantiscono i bilanci comunali e non tengono conto dei picchi stagionali legati al turismo.

Proponiamo incentivi al riuso e alla raccolta differenziata di
prossimità e un sostegno strutturale ai Comuni per coprire i maggiori costi di trasporto dei rifiuti,
così
da non scaricarli sui residenti attraverso la tariffa. Chiediamo inoltre che i collegamenti marittimi
sottoposti a oneri di servizio pubblico prevedano partenze dedicate al trasporto dei rifiuti tra le isole e la terraferma, garantite all’interno delle corse regionali dei servizi minimi e non lasciate alla sola disponibilità del mercato.

Aree marine protette, parchi nazionali e regionali devono essere considerati non come vincoli
contrapposti allo sviluppo, ma come custodi di biodiversità e infrastrutture naturali capaci di generare ricerca, educazione, lavoro e turismo di qualità. Allo stesso modo, il patrimonio storico, archeologico e
culturale può essere uno dei motori della destagionalizzazione turistica,
ampliando l’economia delle
isole oltre i pochi mesi estivi.


5. Una legge di sistema e una governance multilivello.
Dalla Festa dell’Elba emerge con forza la necessità di superare l’eccezionalità della condizione
insulare
. Le isole non possono dipendere ogni volta da bandi, deroghe o progetti occasionali. Servono strumenti permanenti che obblighino le istituzioni sovraordinate a valutare l’impatto dell’insularità e quelle locali a programmare in modo coordinato.
Sul piano regionale, a partire dalla Toscana, dalla Sardegna, dalla Campania e dalla Puglia,
proponiamo una legge regionale di sistema per le isole minori e gli arcipelaghi che introduca una vera
“valutazione di impatto insulare”
nei provvedimenti regionali, preveda quote o misure dedicate in modo
stabile nei programmi di sviluppo regionale, coordini sanità, trasporti, scuola, casa, sviluppo
economico e ambiente e istituisca un fondo regionale unico dedicato.


L’annuncio del Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, durante la tappa di Rio Marina della
Festa, di voler lavorare a una legge speciale per Elba e Arcipelago rappresenta un primo terreno
concreto su cui misurarsi.

Accanto alla legge è necessaria una delega politica regionale sulle isole minori e gli arcipelaghi, una
gura che abbia il compito di mantenere il raccordo quotidiano tra Regione, Comuni, Governo,
Comitato europeo delle Regioni e istituzioni dell’Unione e che possa guidare, in accordo con la Giunta
e il Consiglio regionale le politiche insulari.


Anche in riferimento alle nomine in enti di diretta emanazione della Regione che si occupano a vario
titolo di politiche insulari, è necessario applicare un cambio di paradigma: dire che le isole minori sono centrali nell’agenda politica signica dotarle di rappresentanza istituzionale multilivello e
responsabilizzare le classi dirigenti di qualità che sulle isole sono presenti come nelle città.
La rappresentanza istituzionale di questi luoghi marginali è sempre più carente e questo fenomeno
ormai radicato e identicato ha riessi pesanti sulla percezione dei cittadini che le decisioni che li
riguardano vengano assunte altrove, “sopra la loro testa”.

Un contributo non secondario all’astensione dal voto o al voto “di protesta” verso l’estrema destra che sulle isole minori risulta spesso maggiore rispetto ai centri.

A livello nazionale va rilanciata l’idea di un Fondo unico per le Isole Minori e di patti di sviluppo
territoriali
, capaci di concentrare risorse su pochi obiettivi vericabili anziché disperderle in una
pluralità di micro-interventi.


Il Comitato europeo delle Regioni può avere un ruolo essenziale nel collegare autonomie locali,
Parlamento e Commissione europea. L’Europa deve essere percepita nelle isole non come una
moltiplicazione di procedure, ma come un livello istituzionale capace di rendere possibili progetti che i
singoli territori non potrebbero sostenere da soli.


Nelle leggi che pensiamo debbano vedere la luce e per le quali lavoreremo nei prossimi mesi e anni,
riteniamo si debba distinguere, rispetto alla categoria più ampia “isole minori”, un sottoinsieme
denominato “piccole isole minori marine”, nel quale ricomprendere le realtà insulari marine
caratterizzate da un assai ridotto dimensionamento demografico e un assai accentuato isolamento
geografico. Ciò risponderebbe all’esigenza di intercettare quelle situazioni insulari, per le quali le
generali carenze e le rilevate gravi disparità già a valere per tutti i territori delle isole minori, rischiano
di determinare – per le assai ridotte dimensioni demografiche e la grande distanza dalla terraferma –
l’indebolimento irreversibile del patrimonio socio-culturale, il deperimento irrimediabile dell’ecosistema, oltre agli effetti esiziali che provocano su detti luoghi le carenze di alcuni servizi pubblici essenziali (cfr. trasporti, istruzione, sanità), tali da impedire piena ed effettiva fruizione di diritti costituzionalmente garantiti.


Riteniamo anche che i Comuni delle piccole isole dovrebbero avere la possibilità di procedere, in
alternativa alla concessione a terzi mediante selezione pubblica, alla gestione diretta, secondo idoneo
modulo organizzativo, dei servizi relativi ai beni demaniali marittimi con finalità turistico/ricreative. Le
risorse derivanti dalla gestione diretta di detti servizi afferirebbero alle competenti voci di entrata del
bilancio del comune interessato della piccola isola e potrebbero essere destinati a politiche per il
consolidamento di servizi essenziali.


6. Il Coordinamento nazionale PD delle Isole Minori.

La rete nata all’Elba deve dotarsi di una struttura semplice e operativa. Proponiamo l’individuazione di
un coordinatore o una coordinatrice, affiancato/a da gruppi di lavoro tematici aperti a circoli,
amministratori, competenze tecniche e rappresentanze territoriali. I principali ambiti di lavoro e di coordinamento possono essere: servizi essenziali - sanità, scuola, politiche sociali, giovani e
formazione superiore; trasporti e continuità territoriale, mobilità e connessioni anche digitali, politiche
marittime e portuali; case e diritto all’abitare, politiche contro lo spopolamento; lavoro, sviluppo
economico e fiscalità; ambiente, energia, acqua, riuti e adattamento ai cambiamenti climatici; cultura,
turismo e biodiversità; politiche europee e governance multilivello.


Il Coordinamento dovrebbe riunirsi almeno ogni tre mesi per vericare lo stato delle proposte,
assegnare responsabilità, monitorare gli impegni assunti e programmare incontri tematici nelle diverse
isole. Ogni riunione dovrebbe produrre un breve avanzamento pubblico: cosa è stato chiesto, a quale livello istituzionale, con quale risposta e quale passaggio successivo si intende fare.
Il primo compito è trasformare questo primo documento, frutto dei confronti e delle proposte emerse
dalla Festa in un progetto politico e in proposte da sottoporre al confronto con i gruppi parlamentari, gli eurodeputati e le nostre rappresentanze regionali. 

L’obiettivo politico è farne una componente riconoscibile del programma del Partito Democratico per le prossime elezioni politiche, con impegni concreti, coperture nanziarie e tempi di attuazione.


7. Un patto per il diritto a restare e a tornare.
Le isole minori anticipano spesso problemi che successivamente investono le aree interne e le
periferie delle città: crisi abitativa, difficoltà di accesso ai servizi, squilibri demografici, costi della
transizione ecologica, rarefazione del lavoro stabile. Con la sintesi ultima dello spopolamento.

Per questo una politica nazionale per le isole minori non è una politica per pochi, una nicchia. È un
banco di prova della capacità della Repubblica, dell’Europa e delle Regioni di garantire uguaglianza
tra territori diversi.


La sfida è passare dalla retorica della bellezza, della cartolina, alla politica della cittadinanza e dei
diritti connessi. Non basta raccontare le isole come luoghi straordinari da visitare: bisogna renderle luoghi nei quali sia possibile nascere, crescere, studiare, lavorare, curarsi, avere una casa, fare
impresa, costruire una famiglia e invecchiare.

La prima Festa Nazionale dell’Unità delle Isole Minori ha dimostrato che esistono energie,
competenze e proposte per farlo. Ora la responsabilità del Coordinamento è dare continuità a questo lavoro, costruendo alleanze istituzionali e sociali e trasformando ogni proposta in un obiettivo
concreto.

Il criterio con cui misurare le politiche dovrà essere uno solo: aumentano o riducono la libertà delle persone di restare e di tornare?
Come ha detto la nostra segretaria nazionale: non esistono luoghi marginali di per sé, ma luoghi
marginalizzati da politiche sbagliate.
Il mare non deve essere il confine dei diritti. Deve tornare a essere ciò che è stato durante gli
undici giorni dell’Elba: ciò che ci unisce e che unisce le nostre piccole isole.


Simone De Rosas
Segretario PD Isola d’Elba
Armando Hyerace
Segretario Federazione PD di Messina
Raimondo Scotto di Covella
Segretario PD Procida
Bernardo Giannoni Gentilini
Segretario Federazione PD Val di Cornia/Elba
Pierangelo Rombi
Segretario PD Carloforte
Massimo Scelza
Segretario PD Portoferraio
Paola Pergameno
Vice segretaria PD Procida
Antonello Naseddu
Circolo PD La Maddalena
Luigi di Vaia
Segretario PD Ischia
Diritto a restare e a tornare • 7PARTITO DEMOCRATICO •
COORDINAMENTO NAZIONALE ISOLE MINORI
Davide Laezza
Segretario PD Forio d’Ischia
Rossella Lauro
Consigliera comunale Procida
Maria Ida Bessi
Sindaca di Capraia
Giuseppe Siracusano
Sindaco di Malfa
Simone Barbi
Sindaco di Marciana
Riccardo Gullo
Sindaco di Lipari
Pierpaolo d’Arienzo
Segretario Federazione PD Foggia
Francesca Anselmi
Segretaria PD Campo nell’Elba
Fabrizio Ania
Segretario PD Rio
Angelo Zini
Consigliere comunale, ex sindaco di Portoferraio
Giuseppe La Francesca
Segretario PD Pantelleria
Massimiliano Cappellini
Segretario PD Marciana Marina
Riccardo Mariani
Segretario PD Porto Azzurro
Andrea Solforetti
Consigliere Provinciale Livorno
Andrea Bonsignori
Segretario PD Ventotene
Mariano Gala
Segretario PD Sant’Antioco
Antonino Di Fiore
Segretario PD Portovenere


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