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Attualità Mercoledì 04 Febbraio 2026 ore 20:16

Costi e svantaggi economici dell'Elba

È questo il tema di uno studio di Irpet presentato nella commissione regionale Sviluppo economico presieduta da Brenda Barnini, Pd.



ISOLA D'ELBA — Gli svantaggi e i maggiori costi che gravano sullo sviluppo economico dell’isola d’Elba sono stati al centro di una ricerca dell’Irpet dal titolo ‘Supporto conoscitivo per uno studio sull’arcipelago toscano e in particolare sull’isola d’Elba’, illustrata questa mattina, mercoledì 4 Febbraio, nella commissione Sviluppo economico e rurale, presieduta da Brenda Barnini, Pd.

La presidente, come si legge in una nota, ha voluto ringraziare Gianni Anselmi, che ha guidato la stessa commissione nell’ultima parte della passata legislatura e aveva commissionato la ricerca ad Irpet, “lo ringrazio per l’impulso che ha voluto dare con questi due studi (l’altro è un’analoga ricerca sull’economia del distretto pratese, ndr)”, ha detto.


“C’è una nuova attenzione istituzionale e politica legata ai temi dell’insularità – ha spiegato Nicola Sciclone, che ha illustrato la ricerca dell’Istituto regionale per la programmazione economica alla commissione –, che si trova in svantaggio socioeconomico legato ai maggiori costi legati ai trasporti e ai collegamenti, a diseconomie di scala, per la ridotta massa critica di popolazione e di domanda (riguardanti sia la produzione di beni e servizi privati che l’erogazione dei servizi pubblici), a una iperspecializzazione produttiva (in gran parte concentrata sui servizi turistici). I costi dell’isolamento sono le minori opportunità in termini di percorsi di istruzione, occasioni di lavoro e di mobilità sociale, oltre ad un vero e proprio “costo psicologico dell’isolamento”.


Dalla ricerca emerge che anche l’isola affronta un calo demografico, in linea con il quadro nazionale, ma con una quota di laureati leggermente inferiore, un tasso di occupazione significativamente inferiore, presenze turistiche per abitante significativamente superiori, elevata stagionalità del turismo, alti valori immobiliari. L’alta presenza di popolazione straniera è legata alla vocazione turistica, così come “l’elevato costo delle abitazioni, con alta quota di case vuote: se per acquistare una casa in Toscana occorrono 23 annualità di reddito medio (calcolando un accantonamento del 30 per cento), per acquistarne una all’isola d’Elba ne servono 41”. 

Sul fronte del lavoro, “c’è una ovvia specializzazione turistica, minor tasso di attività, maggiore stagionalità, maggiori tassi di disoccupazione”.

Nella percezione della popolazione, “i motivi percepiti dello svantaggio sono principalmente il costo dell’abitare e le non adeguate opportunità di istruzione, poi opportunità di lavoro e accessibilità dei servizi”.

Complessivamente, “l’Elba unisce le criticità delle aree interne più periferiche (difficile accessibilità, difficoltà a mantenere i servizi di base) a quelle delle aree molto turistiche (elevato costo della vita locale, a partire dal costo della casa; fragilità delle opportunità di lavoro non superabili con il pendolarismo quotidiano; eccessive pressioni ambientali)”. 

Per mitigare le criticità, secondo la ricerca, si ritiene “necessario un mix di interventi, tra cui la destagionalizzazione del turismo, il contenimento degli impatti negativi del turismo (limitazione affitti brevi, limitazione accesso con automobili private, controlli sul lavoro irregolare), la diffusione delle tecnologie digitali, l’offerta di soluzioni abitative accessibili per i lavoratori dei servizi di base e residenti permanenti, il superamento della frammentazione amministrativa per costruire interventi più efficaci”.


“Si tratta di una fotografia precisa della realtà dell’isola – ha detto la consigliera Marcella Amadio, Fd, – tutto ben conosciuto da chi vive all’Elba. Le associazioni di categoria stanno facendo un notevole sforzo per proporre alternative e creare turismo de-stagionalizzato: dal turismo congressuale, al circuito napoleonico fino alla ristrutturazione degli alberghi diffusi. C’è bisogno di allungare la pista dell’aeroporto, non solo per i turisti, ma per gli spostamenti degli studenti e di chi ha esigenze sanitarie, ma la Regione, che dovrebbe avere un’attenzione per le difficoltà per chi vive nelle isole, nicchia e il sindaco non si decide. I prezzi troppo alti delle case fanno sì che i medici rinunciano all’incarico e per questa ragione l’ospedale di Portoferraio è sguarnito. Occorrerebbe potenziare la foresteria e assicurare costi più contenuti agli operatori sanitari”.


Secondo Alessandro Franchi, Pd, “la ricerca offre una fotografia puntuale e reale della situazione di disagio, sofferenza e difficoltà che gli abitanti si trovano davanti ogni giorno. Sarà utile concentrarci sulla parte finale dello studio, le possibilità di sviluppo e gli ambiti di intervento della stessa Regione. Le isole sono bellissime, estremamente attrattive, ma per chi ci vive tutto l’anno presentano notevoli disagi. Il lavoro dell’Irpet è una base per il nostro impegno, come Regione, a migliorare la qualità della vita a chi vive sulle isole, insieme alle amministrazioni locali, alle categorie e ai sindacati, trovando forme di de-stagionalizzazione e affrancamento da una eccessiva specializzazione sul turismo balneare”.


Per la consigliera Irene Galletti, M5s, “è importante riuscire ad avere un quadro aggiornato per superare i nodi che continuano a gravare sull’isola. Si tratta di una base di partenza, sarà importante verificare l’efficacia delle misure messe, occorre una iniezione dal punto di vista normativo, amministrativo ed economico”. 

La consigliera ha posto “il problema di valutare l’impatto della gestione di risorse europee. In Toscana usiamo molto i fondi legati alle politiche di coesione: occorre valutare come compensare l’eventuale diminuzione di queste risorse, che potrebbe verificarsi, vista la nuova tendenza all’accentramento”, ha aggiunto.


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