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Attualità Sabato 10 Ottobre 2026 ore 07:40

Dentro il carcere, dove il sole entra a scacchi

La copertina della raccolta del Premio Carlo Castelli 2025, XVIII edizione: "Mi specchio e (non) mi riconosco: non sono e non sarò il mio reato" (Anthology Digital Publishing)

Il Premio Castelli fra le celle del carcere di Porto Azzurro: le voci dei detenuti, i volontari, la musica: "Un'ancora di salvezza? L'ascolto"



PORTO AZZURRO — "Lei mi ha guardato e mi ha sorriso. Non ho più scordato quegli occhi e quel sorriso". Alessandro ha la barba scura, gli occhi neri e cerca le parole una per una. Parla da uno schermo, collegato dall'Istituto penale per i minorenni di Potenza, e la sua voce riempie un luogo abituato ad altri rumori: il secondo reparto dell'ala di detenzione della casa di reclusione "Pasquale De Santis", per un pomeriggio animato da un evento speciale. 

A lui hanno chiesto quando abbia capito di avere ancora qualcosa da dare. "Svolgevo attività di volontariato alla Caritas e ho iniziato ad aiutare una signora a portare la spesa", risponde. Poi: "Per diventare persone migliori bisogna credere in se stessi. Donare qualcosa ti fa sentire migliore ogni giorno". 

Per arrivare fin qui si lascia fuori quasi tutto. Il telefono resta all'ingresso, i cancelli si richiudono alle spalle uno dopo l'altro.

Oltre il ponte e il portone di Forte San Giacomo comincia un mondo che chi sta fuori può soltanto immaginare: tre piani di ballatoi, ventiquattro celle per sezione, porte strette affacciate sullo stesso vuoto, una rete tesa a mezz'aria perché nulla cada di sotto. La luce scende a riquadri. "Sole a scacchi", lo chiama uno dei racconti premiati. A vigilare, agenti di polizia penitenziaria in gran parte giovani, molte le donne: un volto del carcere diverso da quello di qualche anno fa. In questo spazio, e non in una sala di rappresentanza, venerdì dalle 14 alle 17,30 si è tenuta la cerimonia della diciannovesima edizione del Premio Carlo Castelli, il concorso letterario che la Società di San Vincenzo De Paoli riserva alle persone detenute. I ristretti, come qui vengono chiamati, hanno seguito tutto affacciati dall'alto. Un anno fa il tema era "Mi specchio e non mi riconosco. Non sono e non sarò il mio reato".

Stavolta la domanda rovesciava i ruoli: "Se io fossi un volontario in carcere", come potrei essere una delle chiavi che aprono al futuro? 

La Casa di Reclusione "Pasquale De Santis" di Porto Azzurro, conosciuta come carcere di Portolongone

Alessandro ha risposto con "Non è il punto da cui parti a definire chi sei, ma la direzione che scegli di prendere", primo premio per la sezione minori: la storia di un ragazzo convinto di essere soltanto un errore, finché un'educatrice non ha visto possibilità dove lui vedeva limiti.

Secondo premio a "Sole a scacchi", firmato "Linus & Zeus" dalla casa circondariale di Verona Montorio: un grazie a chi varca i cancelli e incontra persone, non reati.

Terzo a "Le chiavi invisibili" di Mirto Milani, dal carcere di Milano Opera. A ciascuno un assegno di mille euro; altri mille, per ogni premio, finanziano progetti di reinserimento in un istituto per adulti, in uno minorile e nell'esecuzione penale esterna. Chi scrive aiuta così un altro detenuto che non conosce. Undici gli attestati di merito.

Fra i 367 reclusi di Porto Azzurro ha partecipato Manuel Foglietta. Il suo racconto si intitola "Riflesso verso il futuro. Una bambina ha trovato suo padre dove io ho perduto me stesso". Davanti al microfono l'emozione gli ha lasciato poche parole. Che cosa farebbe, da volontario? "L'ascolto". Nessun riconoscimento ufficiale, ma l'applauso dei compagni e della platea. 

Ascolto: il termine tornato più spesso, insieme a ponte, fiducia, presenza. E a un'espressione che fra queste mura suona diversa: evadere dall'ignoranza. A fare gli onori di casa la direttrice Martina Carducci, che ha ricordato di avere cominciato proprio da volontaria in carcere. Con lei il comandante Luigi Bove, in partenza per Orvieto, nuova destinazione; l'assessore Roberto Marini, con il saluto del sindaco di Portoferraio Tiziano Nocentini; il vicesindaco di Piombino Luigi Coppola, memoria del Premio Casalini da cui il Castelli discende.

Per la San Vincenzo la presidente nazionale Paola Da Ros, convinta che "ogni persona è sempre più grande della propria colpa", e la presidente della giuria Maria Cristina Failla. Impossibile citare tutti i volontari e gli operatori intervenuti. Una menzione, però, spetta a Licia Baldi: insegnante in pensione, presidente dell'associazione Dialogo, varca questi cancelli da quarant'anni e per i detenuti è "la nonnina" e per la sua attività nel volontariato è stata insignita dal Presidente della Repubblica dell'onorificenza di Commentatore, appunto, della Repubblica. Qualcuno, uscito da tempo, la chiama ancora ogni Natale per gli auguri.

Il carcere: celle e corridoi

Non sono mancate le note critiche. Antonella Caldart, responsabile del settore Carcere e devianza della Federazione, ha spiegato che gli elaborati sono scesi da 220 a 67: quest'anno il bando è stato diffuso dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, è arrivato tardi negli istituti e ha escluso la massima sicurezza. Una scelta che Caldart giudica sbagliata e che ha spinto due giurati a dimettersi. Il carcere, ha insistito, deve offrire percorsi di rieducazione e non soltanto restrizione: è anche il modo per ridurre la recidiva.

Poi la musica, e il reparto è diventato una cosa sola. Gli Slenders, la formazione di Piombino in cui mosse i primi passi Riccardo Fogli, hanno reso omaggio a Johnny Cash, che nel 1968 incise il suo disco più celebre davanti ai reclusi di Folsom. Dai ballatoi i detenuti hanno cantato e battuto le mani insieme a istituzioni, agenti e volontari. Una lingua comune in un istituto dove il 60 per cento dei ristretti è straniero, le celle singole sono ormai poche e d'estate l'acqua scarseggia. 

La Casa di Reclusione "Pasquale De Santis" di Porto Azzurro, conosciuta come carcere di Portolongone

"Da tre anni non abbiamo l'acqua calda", ha detto uno di loro attraversando la platea. Per qualche minuto, però, tutti sono sembrati più leggeri. Alle 17,30 i cancelli si riaprono per chi può uscire. Il telefono torna in tasca, senza una sola fotografia. Restano le voci: la cerimonia, trasmessa in diretta, è ancora visibile sul canale YouTube della Società di San Vincenzo De Paoli. 

E resta il sorriso di una signora con le borse della spesa, che a Potenza un ragazzo non ha più scordato. Bravo Alessandro, buon vento.

Letizia Cini
© Riproduzione riservata


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