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Cultura Sabato 03 Ottobre 2026 ore 07:36

Il Premio letterario Castelli nel carcere elbano

Ingresso carcere di Porto Azzurro

Si terrà il 9 Ottobre a Porto Azzurro la premiazione del Premio rivolto ai detenuti e promosso dalla San Vincenzo de' Paoli



PORTO AZZURRO — Sarà la Casa di Reclusione “Pasquale De Santis” di Porto Azzurro, ad ospitare venerdì 9 Ottobre 2026 la cerimonia finale della XIX edizione del Premio “Carlo Castelli”, il concorso letterario promosso dalla Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV – Settore Carcere e Devianza e rivolto alle persone detenute nelle carceri italiane e negli Istituti Penali per Minorenni.

Il tema di questa edizione, “Se io fossi un volontario in carcere: come potrei essere una delle chiavi che aprono al futuro di speranza per me e per le altre persone detenute?”, invita a riflettere sul valore della presenza accanto a chi vive la realtà carceraria e sulla possibilità che una relazione autentica possa diventare occasione di cambiamento.

Attraverso i loro elaborati, i partecipanti hanno raccontato paure, aspettative, sogni e disillusioni, ma anche il desiderio di essere ascoltati e di mantenere un legame con il mondo esterno.

Per Antonella Caldart, responsabile del Settore Carcere e Devianza, la forza del Premio sta proprio nella possibilità di trasformare la scrittura in uno strumento di consapevolezza e di dialogo. "Scrivere diviene un atto di consapevolezza, una concreta possibilità di dialogo con l’esterno – spiega Caldart – ma anche una forma di impegno per il cambiamento proprio e della vita dentro e poi fuori dal carcere", spiega Caldart.


La parola scritta permette inoltre di dare spazio a storie e testimonianze che rischierebbero di rimanere invisibili. "Il Premio Castelli mira a dare voce a chi è marginalizzato", sottolinea la responsabile del Settore, perché attraverso la propria esperienza le persone detenute possono trasmettere messaggi e richieste capaci di dare un importante contributo.


Tra le immagini che emergono con maggiore forza dagli elaborati di questa XIX edizione c’è quella del ponte. "Ci chiedono di “essere ponte” – racconta Caldart –. Ponte fra il dentro e il fuori, aiutandoli a rimettersi in contatto con una realtà che hanno misconosciuto, tradito, offeso e in parte dimenticato, ma con la quale dovranno fare i conti una volta usciti dal carcere".


Un ponte verso le famiglie, verso la società e anche verso nuove possibilità di relazione, nelle quali può trovare spazio la prospettiva della giustizia riparativa.
Ma, prima di tutto, un ponte costruito attraverso l’ascolto: "Ci chiedono di porci in ascolto, pazientemente, senza giudicare, senza aspettative. Ci chiedono di esserci".
È anche per questo che il Premio richiama l’importanza del volontariato carcerario e della formazione di nuovi volontari. Un servizio che, secondo Caldart, ha bisogno di essere accompagnato da nuove forme di relazione e da una preparazione capace di confrontarsi con la complessità del mondo penitenziario.

La scelta di celebrare il Premio all’interno della Casa di Reclusione di Porto Azzurro assume un significato particolare. Il carcere, spesso fisicamente e simbolicamente separato dai luoghi della vita quotidiana, può diventare uno spazio di incontro con la società.

"Eventi come il nostro Premio Castelli vogliono rendere visibile la realtà carceraria, cioè le Persone che la abitano, spesso per lunghissimi periodi, a quanti stanno fuori, oltre le alte mura", spiega Caldart.


Leggere le loro parole significa avvicinarsi alle loro storie e comprendere che il percorso della pena non si esaurisce nella reclusione, ma guarda anche alla possibilità di un futuro diverso.
"Non si tratta di pietismo, ma di capire che dietro ogni reato c’è sempre una Persona che ha diritto di riprendere in mano la propria Vita e riscattarsi. La pena non diviene quindi punizione fine a sé stessa, ma una opportunità di crescita", aggiunge.

Da qui nasce anche una responsabilità che riguarda la società nel suo insieme: "È necessario che anche chi sta fuori sia consapevole dell’opportunità di poter integrare, riaccogliere, sostenere chi, a fine pena, lascia il carcere".

Alla XIX edizione del Premio Carlo Castelli si aggiunge quest’anno un importante riconoscimento istituzionale. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha destinato una propria Medaglia di rappresentanza all’iniziativa.

La concessione della Medaglia, formalmente comunicata alla Società di San Vincenzo De Paoli, rappresenta un significativo riconoscimento del valore sociale del Premio e della sua attenzione ai temi della rieducazione, del reinserimento e della dignità della persona detenuta.

La cerimonia sarà condotta e moderata dal giornalista Alessandro Ginotta, responsabile dell’Ufficio di Comunicazione della Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV, e vedrà la partecipazione di autorità associative, istituzionali e del mondo penitenziario.

Nel corso dell'evento saranno proclamati i testi vincitori della XIX edizione e verranno letti alcuni gli elaborati più significativi. La giornata sarà inoltre occasione di confronto sul valore costituzionale della pena rieducativa, intesa come percorso di responsabilizzazione, riscatto e reinserimento sociale.

Il Premio gode del patrocinio del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, del Ministero della Giustizia, del Comune di Piombino e della Diocesi di Massa Marittima e Piombino ed è realizzato in collaborazione con il Dicastero per la Comunicazione, Tv2000, InBlu2000 e UCSI.


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