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Attualità lunedì 18 aprile 2016 ore 09:00

"Ai Comuni non interessa curare gli animali"

Pubblichiamo una lettera del dott. Michele Barsotti, medico veterinario, sulla situazione riguardante il soccorso animale all'Elba



CAMPO NELL'ELBA — "E’ passata da poco mezzanotte e il telefono squilla. Sembra l’inizio di un romanzo ma è solo quello che mi è successo stanotte: un gatto ferito è stato trovato sul ciglio della strada, una signora mi chiede come può intervenire. Pochi minuti dopo una volontaria di un’associazione animalista mi riferisce di aver prelevato il gatto e di aver denunciato il fatto ai Carabinieri. Ci incontriamo, visitiamo l’animale che perde sangue dal naso e dall’occhio ed è visibilmente scioccato, probabilmente è stato vittima di un incidente d’auto. 

La volontaria dichiara che si occuperà lei del gatto, almeno per stanotte, e domani? Sarà un animale vagante senza fissa dimora e senza padrone oppure, in un giro notturno è uscito dal giardino di casa ed è stato investito? Non lo so io, non lo sa nessuno, forse domani qualcuno si farà vivo, metterà degli annunci o delle fotografie sui giornali o sui social network e con un po’ di fortuna, forse salterà fuori anche il proprietario.

Pochi giorni fa si è svolta una riunione presso la Prefettura di Portoferraio di cui si è parlato sui giornali e che ha affrontato la concreta possibilità di progettare e creare un centralino di pronto soccorso veterinario a livello regionale secondo una delibera del 2015: all’incontro, a cui erano stati invitate tutte le amministrazioni comunali e le associazioni animaliste elbane, erano presenti soltanto due delle tre associazioni suddette, mentre non c’era alcun rappresentante delle amministrazioni eccetto il capo dei Vigili Urbani di Porto Azzurro. 

Credo che non serva altro per far capire quanto di poco interesse sia questo argomento, e in una serata come questa, tale disinteresse si fa ancora più acuto, poiché da una parte si ritiene fondamentale e inderogabile la presenza di un veterinario che a qualsiasi ora e in qualunque giorno dell’anno debba essere pronto ad intervenire su animali feriti e in difficoltà, mentre sembra impossibile pensare di creare dei box di prima accoglienza dove posizionare questi animali almeno fino al giorno successivo. 

Le associazioni sono composte, come loro stesse affermano a più riprese, da personale volontario, cioè non retribuito, che dedica tempo ed energie in situazioni simili, tuttavia manca ancora un reale coordinamento che permetta un efficace sostegno al veterinario in caso di urgenza su animali vaganti per ciò che riguarda il trasporto e la degenza degli animali feriti o malati. 

Le amministrazioni sembrano essere sorde e cieche di fronte alle normative vigenti in tema di soccorso agli animali e, al momento, tranne rare eccezioni, non collaborano in maniera attiva né con i veterinari né con le associazioni che si occupano di animali. Situazioni come quella di stasera sono assai frequenti, sono accadute in passato e capiteranno in futuro, e personalmente ho sollevato, in più sedi e a più riprese, il problema, ma non ho mai ricevuto alcuna risposta.

Qualcuno dovrebbe spiegarmi cosa deve fare il veterinario dopo essere intervenuto su un animale ferito vagante: deve portarlo a casa propria? Deve lasciarlo sul posto sperando che passi la notte? Oppure possiamo costituire una rete di soccorso che possa vedere coinvolte le associazioni, i veterinari, le forze di Polizia locale, le amministrazioni comunali, affinchè l’animale ferito, magari trovato sul ciglio della strada come quello di stanotte, possa essere soccorso e portato in un posto tranquillo e sicuro, almeno fino al giorno successivo?

Come molti sanno da qualche anno esiste un servizio di reperibilità ideato e portato avanti da tre veterinari, a cui nessun collega si è voluto aggiungere, cosa che, al contrario, avrebbe facilitato il servizio stesso e avrebbe alleggerito non poco i colleghi che giorno dopo giorno devono fare i salti mortali per garantire la loro presenza: tale servizio è gratuito, nel senso che la disponibilità non viene retribuita o riconosciuta, il veterinario in turno viene pagato solo se viene chiamato e questa è una cosa che non esiste da nessuna parte e la speranza è che l’istituzione del centralino regionale possa regolamentare anche questo aspetto.

Concludo con una considerazione collegata al mio ultimo pensiero: a chi devo intestare la fattura della visita di stanotte? Non voglio essere frainteso ed una domanda provocatoria, anche se effettivamente nessuno mi ha pagato, ma credo che il problema non sia solo economico. E’ un problema di coinvolgimento culturale e morale, e di rispetto delle leggi. Ognuno deve fare la sua parte ed è tempo che ciascuno si assuma le responsabilità per il compito che svolge".


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