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venerdì 18 giugno 2021

TURBATIVE — il Blog di Franco Bonciani

Franco Bonciani

Franco Bonciani, fiorentino, tecnico, docente e dirigente sportivo, gestore di impianti natatori. Con uno sguardo attento e scanzonato su quello che gli succede attorno

El Vacinado

di Franco Bonciani - giovedì 13 maggio 2021 ore 08:36

Franco Bonciani col certificato vaccinale
Franco Bonciani

Finalmente il mio deltoide sinistro sorride. Dopo mesi di tribolazioni ha ricevuto la sua dose di vaccino AstraZeneca e, per adesso, mentre sto scrivendo, non noto effetti strani, tipo dolori, febbre o aumento del segnale 5G.

È una storia bellissima, iniziata con “c’è il vaccino ma non si sa se sia buono”, “non ne arrivano abbastanza ma pare che siano buoni”, “almeno un paio sono buoni, un altro no”, poi tutti, poi altri, ma forse “li danno a chi paga di più e in Italia non arriveranno mai”, anzi “sì, che ora c’è Draghi”, macché “anche Draghi unn’è bono”, “perché in Toscana hanno vaccinato gli avvocati e non i fragili” e poi e poi...

All’improvviso i vaccini arrivano, tanti.

Ogni giorno il portale della Regione Toscana apre le prenotazioni a un nuovo anno di nascita, con gli ottantenni finalmente siamo a posto, adesso tocca agli altri. Il sistema a suon di click day, che tanto ha contribuito a far violare il secondo dei Dieci Comandamenti, piano piano migliora: arriva anche per me, lunedì 10 Maggio, il momento di piazzarmi agile e scattante sul portale per prenotarmi.

Immagino di ingaggiare chissà quale gara di rapidità nell’inserire i dati e conquistare il diritto a scegliere luogo, data e ora del vaccino, la mia arma è lo smartphone, il mio indice destro freme sullo schermo, mi sento pronto per girare un western.

Sono in auto, sto viaggiando (non guido io) sull’A1 di ritorno da Torino. Gira voce che il portale per i nati nel ’59 apra fra le 2 e mezzo e le 3 del pomeriggio, non accade nulla. Un refresh dietro l’altro ma niente da fare, non si sblocca.

Ad una certa ora arriva la notizia che il portale aprirà alle 5 ed io sono lì, pronto a combattere contro una banda di rivali disseminati in tutta la Toscana che tentano di fregarmi il vaccino, il MIO vaccino!

Alle 5, 5 e 5, 5 e 10 niente. Poi, ancora refresh compulsivi, che uno si immagina di essere vittima di chissà quali trame oscure e complotti orditi da bieche organizzazioni che la Loggia P2 al confronto era una Fatebenefratelli, si sblocca tutto.

Nome, cognome, codice fiscale, numero di telefono e ci sei. Ti mandano un codice via sms per confermare che sei proprio te, lo inserisci, ti compare la lista delle province e scegli la tua.

Qualche tentennamento, un tentativo andato a vuoto (ansia!!!), poi conquisto l’ambito trofeo: sono prenotato, per la mattina di due giorni dopo, alle 8.45 al centro vaccinale presso il Mandela Forum.

Mi coccolo la ricevuta della prenotazione, è bellissima, la accarezzo, ci parlo: il barcode è un capolavoro d’arte che Mondrian e Fontana se lo sognano, il testo è più elegante delle miniature di Beato Angelico, riempio tutti i documenti stando attento a usare la miglior calligrafia, sono pronto.

Dopo un giorno passato in una full immersion lavorativa giusto per far passare il tempo, arriva il momento.

Parto presto da casa, è raccomandato un anticipo di dieci minuti, devo raggiungere il Mandela Forum, meglio non rilassarsi troppo. Che se trovo traffico? O incappo in un incidente? O hanno deviato il percorso? Magari vengo centrato dai resti del missile cinese? E se arrivo in ritardo e per punizione non mi vaccinano più? Già mi vedo additato come pessimo esempio per la civiltà occidentale, quello che non è stato abbastanza bravo da farsi trovare pronto per il vaccino, che ha perso la sua occasione, infamia e vergogna per sempre su me e tutti i discendenti… Non è stato un viaggio facile ma ce l’ho fatta.

Parcheggio, fuori dal Mandela, nel piazzale davanti alla piscina Costoli dove sono stato miliardi di volte in vita mia ma stavolta mi pare tutto diverso, c’è posto e movimento, gente in attesa.

Non temo reazioni al vaccino, niente mi può spaventare dopo che durante il servizio militare mi hanno fatto il punturone (anzi, due), quello sulla poppa sinistra che te la faceva diventare da quinta di reggiseno.

Sono le 8.25.

Alle 8.26 varco il cancello, mi accolgono in due, verificano a che ora ho l’appuntamento, mi indicano dove andare. 

Alle 8.27 rapida sosta per un controllo, mi danno il biglietto con il nome del MIO vaccino e vado avanti. 

Alle 8.29 un volontario mi dice dove sedere in attesa della registrazione, due persone davanti a me, è tutto veloce, tocca a me

Un controllo del mio documento di identità, ricevo il foglio da dare al medico, mi sposto, un altro volontario mi fa accomodare di fronte a dove sarò vaccinato, piccolo box in un gruppo di tre, sono il primo in attesa, sono le 8.33.

Esce quello prima di me, è il mio momento.

La dottoressa mi accoglie con garbo, si fa consegnare i vari documenti, qualche domanda, poi mi chiede di sfoderare il deltoide, si avvicina, lo maneggia, e mentre penso “quanto ci mette?” mi fa “ecco fatto!”.

Ecco fatto? Nulla, ho sentito. Nulla. Non ci sono più le siringhe e gli aghi di una volta, olé!

Esco con l’attestazione della vaccinazione che riporta l’orario delle 8.38, il numero e la serie sono lì incollati.

Ancora un volontario, pure lui con gesti gentili, mi indica dove sedermi in attesa della registrazione dell’avvenuta vaccinazione, consegno la mia tessera sanitaria all’addetta al computer, mi registra, è fatta.

Mi fanno accomodare su una delle tante sedie dove i vaccinati devono attendere un quarto d’ora per scongiurare eventuali reazioni allergiche immediate alla somministrazione. Non succede niente. Alle 8.53 vengo via. 

Il tutto in meno di mezz'ora dal momento dell’arrivo.

Il Mandela mi è parso splendido, i volontari, la dottoressa e tutti gli altri meravigliosi. Mentre venivo via mi sono sentito fiero e felice, davvero, di trovarmi a Firenze e in Toscana. Finalmente Vacinado.

Franco Bonciani

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