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Attualità giovedì 25 febbraio 2021 ore 13:10

Le berte minori a banchetto nel mare dell'Elba

Foto di: Antonello Marchese

La primavera in mare è già arrivata e un gruppo di berte minori danno spettacolo nelle acque dell'isola durante una giornata di sole



PORTOFERRAIO — Un gruppo di berte minori ha scelto il mare dell'isola d'Elba per fermarsi a caccia di cibo. Qui di seguito pubblichiamo il racconto dell'avvistamento, con documentazione fotografica, scritto da Antonello Marchese, guida Parco e fotografo di natura, insieme all'esperto ornitologo Giorgio Paesani.

"È una bellissima giornata di sole, un anticipo di primavera che invita all’osservazione dell’ambiente naturale e ad apprezzare e fruire delle sue risorse, sole compreso. Sul mare è calma piatta per l’assenza di vento e poter disporre anche di una piccola imbarcazione è una fortuna. Viste le condizioni decido di avventurarmi sui flutti e prendere un po' di sole, comunque munito dai miei strumenti di lavoro per documentare la Natura perché non si sa mai...

Così doppiata la torre di Passannante e lasciato il Grigolo a babordo mi inoltro su un mare calmo come l’olio. Intorno a me sono altre piccole imbarcazioni che approfittano del tempo buono per provare a pescare qualcosa e prendere un po’ d’aria buona che specialmente di questi tempi non guasta. È già arrivata la primavera del mare: sarà anche una tradizione toscana ma le forme di vita marina avvertono il prolungamento della radiazione solare e sembrano risvegliarsi dopo il torpore invernale, e così - potremmo aggiungere – anche le banchine cittadine, nei limiti delle attuali restrizioni.

Osservando negli anni il fermento sui moli tipico di questa stagione mi è sempre sembrato che la vitalità si trasferisse dalle onde alle persone che frequentano le aree più prossime ad esse. Sono poco fuori la punta della Madonnina, non lontano quindi dal faro del Forte Stella, quando noto appena al largo un movimento su quella tavola celeste rappresentata dal mare. Procedo così con cautela limitando la velocità fino ad avvicinarmi un po’ a quell’affollamento della superficie marina: sicuramente c’è qualche gabbiano rappresentato dalle macchie più chiare ma vedo tante macchioline più piccole e scure.

Moderando la velocità impugno la macchina fotografica e documento un fenomeno che non è poi così frequente. Alcuni predatori più grandi stanno probabilmente approfittando a galla di branchi di piccoli pesci e un gruppo di Berte minori accompagna il banchetto da sopra. È un bel gruppetto stimabile tra i trenta, forse quaranta esemplari che prosegue a pescare nonostante il mio avvicinarsi: non voglio disturbare gli animali decido di utilizzare le risorse del teleobiettivo e rimango a debita distanza.

Le berte eseguono piccoli voli, concentrate soprattutto in un punto, con la testa sott’acqua e le ali in alto, immagino intente a scrutare e cercare di mangiare i pescetti che rimangono quindi senza scampo perché sospinti a galla dai predatori marini trovano sopra di loro quelli alati. Sono fermo intento a documentare l’evento che non avevo mai osservato: avevo ritratto le berte maggiori diverse volte dai traghetti o da altri natanti, oppure tra l’Elba e Pianosa meno numerosi gruppetti di berte minori, di passaggio e abbastanza schive, mentre qui sono molto tranquille, forse per la giornata così piacevole, più probabilmente per il cibo abbondante e disponibile. Ad un certo punto le sbollature sono anche intorno a me e le berte si avvicinano abbastanza incuranti della mia barchetta ormai ferma, appena trasportata dalla corrente e approfitto per scattare altre immagini finché, sempre volando e tuffandosi appena, si spostano seguendo le loro prede verso la costa in direzione di Nisporto. Non voglio inseguirle certo che eventuali sforzi sortirebbero l’effetto opposto facendo scappare gli animali e rovinandogli il prezioso banchetto. Il sole è ancora caldo e piacevole, non resta che proseguire la navigazione". 

Antonello Marchese, Guida ambientale e guida ufficiale del Parco Nazionale Arcipelago Toscano, fotografo di Natura .Promotore dell’azione Elba Foto Natura, nell’ambito dei progetti della Carta Europea per il Turismo sostenibile.

"La Berta Minore. Quella osservata e documentata da Antonello Marchese è una situazione estremamente interessante e che fornisce un sacco di spunti di riflessione. La Berta minore (Puffinus yelkouan) è un endemismo del Mediterraneo, recentemente distinta come specie a sé stante rispetto alla Berta minore atlantica (Puffinuspuffinus). Un endemismo gravemente minacciato e le cui popolazioni sono in terribile calo in tutto l’areale. Per così dire la “cugina piccola” della Berta maggiore (Calonectris diomedea) anch’essa ben presente in Arcipelago. Sono uccelli pelagici, parenti stretti dei più famosi albatros, uccelli, cioè, che hanno “scelto” di vivere esclusivamente in e “di” mare. 

Una scelta inizialmente vincente grazie all’abbondanza di risorse trofiche (pesci, molluschi, crostacei) e alla possibilità di sfruttare piccole e piccolissime isole libere da predatori terrestri per fondare nutrite colonie di nidificazione. Andava tutto bene finché non è arrivato l’uomo a depredare le colonie (ormai per fortuna non accade più nel Mediterraneo), impoverire le risorse del mare, inquinarne le acque con metalli pesanti, sostanze chimiche e microplastica e rendere vere e proprie trappole mortali le piccole isole sedi di colonie introducendo, più o meno volontariamente, predatori terrestri quali il ratto o il gatto domestico. 

A completare il quadro delle minacce di origine umana alla sopravvivenza di questi fantastici uccelli c’è il cosiddetto “bycatch”, cioè la cattura e l’uccisione accidentale attraverso attrezzi di pesca in uso o abbandonati. Lenze, reti, palamiti, traine. Ed è un vero peccato se si pensa a quale meraviglia evolutiva e adattativa siano gli uccelli marini pelagici, con la loro vita raminga e avventurosa, quasi tutta vissuta “off shore” guidati dalle correnti, dal profumo del vento (letteralmente!), coi loro viaggi incredibili e i comportamenti insoliti. Uno per tutti: vanno in luna di miele. 

La spiego meglio. Dopo aver passato l’inverno girovagando per il Mediterraneo occidentale, in febbraio le berte minori del nostro Arcipelago tornano alle loro colonie per una breve “capatina” (le occuperanno per deporre tra qualche settimana) finalizzata a verificare i siti di nidificazione, in genere cavità nelle rocce, a consolidare le coppie e ad accoppiarsi. Dopo di che maschi e femmine vanno in “luna di miele” separati. I maschi restano nei pressi delle colonie mentre le femmine vanno ad alimentarsi (e a prendere forze per affrontare la riproduzione) più a largo. 

Tutta la loro biologia è, in realtà, fenomenale. Ad esempio bevono acqua di mare “dissalandola” mediante una ghiandola (la “ghiandola del sale”) posta sulla fronte che fa da filtro osmotico e che espelle il sale in eccesso facendolo colare via, sotto forma di salamoia, attraverso due tubicini che si intravedono sul becco. La ricerca del cibo è affidata ad una perfetta conoscenza delle correnti, dei venti e dei comportamenti dei pesci e dei predatori marini. 

Non perdono occasione per unirsi alle “mangianze” di tonni, palamite e lampughe a danno di pesce azzurro, totani o gamberetti. Seguono volentieri i pescherecci “sapendo” l’orario migliore per agganciarli mentre tornano in porto “scaricando” il pescato non commercializzabile. Il tutto con una tecnica di volo assolutamente incredibile che sfrutta anche l’aria spostata delle singole onde! Quando poi individuano la preda si tuffano appena, oppure si posano in acqua e ne scrutano i movimenti immergendo la testa (come nelle foto di Antonello) e poi letteralmente “volano” sott’acqua fino a diversi metri di profondità acchiappando il cibo col loro becco leggermente adunco. Usano le ali più o meno come le tartarughe usano le “pinne” (in realtà le zampe) anteriori.

E nelle notti di primavera tornano alle colonie col gozzo pieno di pesce predigerito cantando all’unisono coi loro compagni che le aspettano a terra, nascosti dal buio e dalle rocce. Avete mai sentito il canto delle berte minori? È un pianto di bambino; struggente, quasi “soffocato”. A pensarci bene deve aver terrorizzato tanti di quegli antichi marinai da far nascere buona parte della mitologia su sirene e altri esseri, belli e minacciosi, abitatori di scogliere dirupate. 

Eppure a noi, adesso, dovrebbe terrorizzarci la sola ipotesi (purtroppo molto concreta) che un giorno quel canto possa tacere.  Vorrebbe dire che abbiamo ferito il mare oltre ogni limite sopportabile, che lo abbiamo reso tossico e povero di vita. E se pensiamo che il mare ci dà cibo, acqua e ossigeno, dovremmo essere noi a piangere disperatamente". 

Giorgio Paesani, Ornitologo

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