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Attualità mercoledì 22 marzo 2017 ore 16:02

Recupero del Dormentorio bloccato dalle leggi

Il sindaco Renzo Galli denuncia la situazione del Dormentorio: "Impossibile il cambio d'uso, un'assurdità che ci costerà cara"



RIO MARINA — La demolizione del fabbricato del così detto Dormentorio in prossimità di Capo Pero ha suscitato una serie d’interventi di enti e associazioni, prima fra le quali Legambiente Arcipelago Toscano, che ne hanno reclamato il valore testimoniale e la presunta trasformazione in una grande villa. 

Riprendendo l’argomento, dopo i chiarimenti ricevuti in via epistolare, Legambiente lamenta ora le modalità di esecuzione dei lavori e la realizzazione di una vera e propria discarica con i materiali di risulta che deturpano l’ambiente circostante protetto dal piano del PNAT. 

"Dalle verifiche eseguite in loco dai tecnici comunali - spiega il sindaco di Rio Marina, Renzo Galli - non risulterebbe tutto ciò, ma la semplice presenza di un cantiere preposto alla demolizione del precedente fabbricato e alla sua riedificazione senza aggiunte volumetriche. 

Nell’autorizzazione e nella verifica del valore testimoniale del fabbricato il Comune è purtroppo del tutto estraneo, in quanto realizzata su progetto approvato dalla Soprintentenza pisana, con nulla osta del PNAT in quanto ricadente nella zona DS del piano del Parco. Quindi tutto regolare, secondo la documentazione direttamente trasmessa anche a Legambiente.

Anche in questo caso - incalza il primo cittadino riese - bastava una semplice indagine o anche richiesta di chiarimenti per avere tutte le risposte ed evitare polemiche giornalistiche. La questione è tuttavia un’altra e ringrazio l’occasione che mi viene offerta per sottoporla all’attenzione di tutti per la sua assurdità. 

Si tratta della zonizzazione degli ex comprensori minerari di Rio Marina classificati nel piano del Parco in zona D di promozione economica e sociale. Ebbene, queste zone avrebbero dovuto essere valorizzate con una serie di interventi mai attuati a 7 anni dalla loro previsione e nemmeno ipotizzati negli attuali programmi del PNAT. 

In assenza di tale progetto, valgono le norme di salvaguardia che praticamente congelano la zona, non consentendo alcun tipo di intervento se non demolitivo e tendente alla conservazione delle strutture di valore storico testimoniale e di archeologia industriale, manutenzione, restauro e ristrutturazione edilizia per gli edifici di servizio necessari alla valorizzazione delle attività del Parco". 

Tradotto in termini pratici: solo interventi di demolizione e di ripristino dei fabbricati esistenti che nella quasi totalità hanno una destinazione industriale. Come dire che le volumetrie, pari a circa 8000 mc., o vengono demolite o vengono recuperate senza però alcun cambio di destinazione urbanistica né possibile carico antropico: a destinazione industriale erano e a destinazione industriale debbono rimanere. 

"Un'assurdità - spiega ancora Galli - in quanto si azzerano i valori economici degli insediamenti esistenti, quando potrebbero essere utilizzati per finanziare il ripristino ambientale dei luoghi, che non è pensabile attraverso i fondi pubblici. Si profila quindi per i prossimi anni, se non si interviene, uno scenario di degrado e di progressivo dissesto ambientale determinato da un’illogica norma di governo del territorio. 

Distorsivo perché una volta ceduti al mercato, come ha già fatto il Demanio per i pezzi più pregiati, quali appunto il Dormentorio, sarà difficile imporre nei fatti il mantenimento della destinazione urbanistica e sarà pertanto fonte di abusi per il principio che non si può mettere una camicia di forza al territorio". 

"Il risultato sarà disastroso per l’ente che rappresento che li ha avuti in devoluzione per questa sommatoria di conseguenze: controllo e repressione degli abusi, oneri di urbanizzazione dimezzati, gettito IMU decurtato, valorizzazione decurtata dalla limitata fungibilità degli immobili, difficoltà a finanziare il ripristino ambientale".

Il Comune di Rio Marina ha iniziato un percorso di  superamento di tale previsione, impegnandosi a presentare un proprio progetto di valorizzazione, che tuttavia dovrebbe essere competenza e onere del Parco e con un iter di approvazione che si presenta lungo e complesso. 

"Dovrebbe essere però - conclude Galli - un impegno delle associazioni del territorio assecondarlo, se si vuole davvero un ripristino ambientale dei luoghi che possa salvaguardare i valori testimoniali con la necessità di uno sviluppo sostenibile". 


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