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Attualità mercoledì 01 marzo 2017 ore 10:04

Il sindaco risponde sul Dormentorio

​Demolizione del Dormentorio, risponde il sindaco di Rio Marina Renzo Galli. Legambiente: "Qualcosa continua a non tornare"



RIO MARINA — Il 19 febbraio Legambiente Arcipelago Toscano ha denunciato l’abbattimento del Dormentorio, una storica struttura mineraria di circa 400 mq, risalente alla seconda metà dell'800.

Utilizzata nel corso della sua esistenza come scuderia per i cavalli usati nei servizi interni della miniera e come dormitorio per i domiciliati coatti e gli ergastolani impiegati nelle lavorazioni, nonché, più recentemente, come deposito di innumerevoli carotaggi effettuati negli anni per analizzare il sottosuolo di tutta l'area mineraria, la struttura sorgeva sotto la strada litoranea Rio Marina - Cavo, vicino alla costa tra Capo Pero e Punta del Fiammingo, nel territorio del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.

Alla segnalazione degli ambientalisti ha risposto il sindaco di Rio Marina Renzo Galli: "Mi riferisco alla vostra del 19/2 per confermarvi che i lavori di cui si tratta hanno seguito tutto l’iter previsto dalla normativa vigente, comprendente l’esame della commissione paesaggistica comunale, della Soprintendenza ai beni paesaggistici e del PNAT.

Il progetto, secondo le prescrizioni del Piano del Parco, prevede la demolizione della struttura esistente e la sua riedificazione senza aggiunte volumetriche né cambi di destinazione d’uso, che in parte era abitativa ed in parte a magazzini. 

Non si tratta quindi della realizzazione di una grande villa ma della riedificazione di un fabbricato esistente, avente le stesse caratteristiche. Altro discorso riguarda il valore testimoniale che ben descrivete nella vostra. 

Al riguardo, il sottoscritto, pur in assenza di qualsivoglia prescrizione in proposito, ha tentato in tutti i modi di convincere la proprietà a salvare almeno una parte della vecchia struttura, proprio per la sua testimonianza del passato minerario. Purtroppo l’assoluta instabilità del fabbricato, già in parte crollato, non ha consentito alcun intervento di messa in sicurezza per un recupero, situazione di fronte alla quale mi sono dovuto arrendere. 

Riguardo infine ai carotaggi per scopi minerari, mi risulta che fossero lì non solo abbandonati ma anche sepolti sotto le macerie delle parti crollate e quindi irrecuperabili".

Legambiente ringrazia il sindaco Galli per la sollecita e cortese risposta (non tutti gli enti fanno altrettanto), ma aggiunge che: "Resta il dispiacere che non si sia potuto evitare quello che comunque continuiamo a ritenere un errore dal punto di vista storico, culturale e ambientale".

E qualcosa secondo gli ambientalisti non torna: "Le foto inviate a Comune, Soprintendenza e Parco Nazionale dimostrano che del Dormentorio era crollato, solo in parte, la copertura in cotto a causa delle travi e travicelli che nel corso dei decenni avevano subito l'usura del tempo senza, a quanto pare, essere mai stati curati.

Il resto della costruzione appariva saldo e nessuna struttura portante sembrava danneggiata. L'interno della struttura, le pareti portanti, gli archi a tutto sesto in cotto erano integri. Purtroppo abbiamo perduto forse l'unico e ultimo importante monumento a testimonianza del primo sviluppo industriale della miniera di Rio della seconda metà del 1800".

In una e-mail in risposta alla segnalazione di Legambiente, il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano dà una versione diversa da quella del sindaco di Rio Marina: "Il Parco - scrivono gli ambientalisti - si sarebbe battuto per non dare il parere positivo, ma non ci sarebbe riuscito perché la Soprintendenza avrebbe detto che si trattava di un edificio di nullo valore. la Direzione del PNAT informa di aver segnalato che l’edifico era di pregio, ma che la risposta è stata che l’istruttoria era già stata fatta dagli uffici della Soprintendenza".

"Al di là delle frammentate e a volte inestricabili responsabilità e funzioni dei diversi Enti - conclude il Cigno Verde - l’impressione che si trae dalla vicenda del Dormentorio è quella di un progressivo svuotamento del valore storico, paesaggistico, culturale e ambientale dell’intera area mineraria tra Rio Marina e Cavo".


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