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Attualità venerdì 02 marzo 2018 ore 22:39

San Giovanni, scoperte archeologiche di un tempo

Nel 1976 vennero alla luce sette scheletri sepolti in sarcofaghi e un migliaio di monete d'argento. Il racconto del professor Michelangelo Zecchini



PORTOFERRAIO — L'area di S. Giovanni/S. Marco, dove sta riaffiorando una fattoria di epoca romana, è nota da tempo agli archeologi non solo per le scorie e i gli ammassi di ferro che ne connotano terra e mare, ma anche per alcune importanti scoperte avvenute in momenti diversi.

Dal punto di vista storico la più importante è forse quella effettuata intorno al 1930 sotto un palazzo adiacente al podere Gasparri e sulla spiaggia prospiciente (un frammento di ceramica a figure rosse, armille, anelli, frammenti di bronzo) perché dimostra la frequentazione della zona da parte degli Etruschi fra il V e il IV secolo a. C.. Ma sono tutt'altro che da sottovalutare anche i rinvenimenti del 1650 (“due vettine da olio piene di monete antiche d'argento”) e del 1889. Di quest'ultimo si occupò P. Mantovani (1892): “fu ritrovato un vaso pieno di monete d'argento romane... Io ebbi occasione di vederne circa 400. Erano tutti denari degli ultimi tempi dell'epoca repubblicana, ad eccezione di pochi dell'imperatore Augusto, che fissano la data del nascondiglio. Vi ritrovai numerosi duplicati, contuttociò restavano non meno di 200 tipi diversi”. Ipotizzando che con il termine 'vettina' si volesse intendere un orciolo, un calcolo forse per difetto porterebbe alla conclusione che il sottosuolo di S. Marco/S. Giovanni restituì complessivamente un migliaio di monete, di epoca per ora non definibile relativamente al contenuto delle 'vettine'. Se poi si fosse trattato di orci veri e propri, ovviamente il numero salirebbe di parecchio. Per rimanere in ambito nazionale e nella tipologia dei ripostigli in vasi di terracotta, ricordo a puro titolo di esempio che a Carrara nel 1860 vennero in luce ben 3.000 monete d'argento (denari) di circa duemila anni fa all'interno di un solo contenitore.

Le suddette scoperte elbane sono di buon auspicio per gli scavi di S. Giovanni, purtroppo non baciati dalla fortuna per sei anni consecutivi quantomeno per il recupero di manufatti altrettanto numerosi e ragguardevoli.

Una notizia di rilievo è anche quella relativa al ritrovamento di tombe nel podere Gasparri. Essa dimostra, fra l'altro, che lo scheletro umano emerso durante gli scavi del 2017 non è stato il primo. Il non dimenticato Alberto Riparbelli che nel 1976, con le sue indagini d'archivio, ha potuto documentare che “Nel marzo del 1927, durante certi scassi nel giardino della villa S. Marco, allora di proprietà dell'avv. Giuseppe Gasparri, furono esumati sette cadaveri sepolti in rustici sarcofagi chiusi superiormente per tutta la loro lunghezza ma in modo molto primitivo da lastre di lavagna o di pietra consimile. In vicinanza delle salme si trovano anfore più o meno grandi di terra cotta che hanno l'aspetto di oggetti molto antichi”. La tipologia della copertura e la presenza di corredi funebri orientano per una datazione compresa fra l'epoca romana e l'altomedioevo ma, ovviamente, si tratta solo di un'ipotesi: occorrerà trovare almeno un'altra tomba del genere per avere una conferma e per essere più precisi.

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