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sabato 14 dicembre 2019

Politica venerdì 05 luglio 2019 ore 11:17

​"Le amministrazioni elbane sono ancora omofobe?"

Questa la domanda di Simona Manzi e Matteo Mammini in merito alla mancata adesione dei Comuni dell'Elba al manifesto del Toscana Pride



PORTOFERRAIO — Nessuna amministrazione comunale elbana ha aderito al documento di Toscana Pride, per promuovere i diritti LGBT. Infatti nei giorni scorsi il Punto di ascolto Agedo Elba aveva lanciato un appello ai Comuni e alle associazioni elbane (leggi qui l'articolo), al quale hanno aderito l'associazione Responsabilità in Comune e il PD Elba (si veda gli articoli correlati).

Oggi con una nota intervengono Simona Manzi, presidente dell'Associazione Responsabilità in Comune, che interviene a titolo personale, e Matteo Mammini per commentare la mancata adesione da parte dei Comuni dell'Elba.

"Dal rapporto della Regione Toscana in merito all'Osservatorio permanente per la lotta contro le discriminazioni determinate dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere in Toscana condotto nel 2014-2015 - si legge nella nota - risultava che 7 comuni su 8 - l’unico fu Portoferraio - fossero disinteressati, se non contrari, dalla tematica LGBTI*+; gli avvocati che avevano seguito il report evidenziavano che, mentre la gran parte dei comuni, degli enti e delle amministrazioni toscane, rispondevano favorevolmente e con orgoglio all’osservatorio, offrendo un impegno di collaborazione al fine di sensibilizzare la cittadinanza e realizzare azioni di contrasto alle discriminazioni verso i soggetti, l’Elba taceva".

"Quest’anno molti comuni toscani, indipendentemente dal colore partitico, - spiegano Manzi e Mammini - alcuni più piccoli di quelli della realtà dell’isola, hanno concesso il proprio patrocinio al Toscana Pride, manifestazione sui diritti LGBTI*+, e hanno aderito alla R.E.A.D.Y. (Rete nazionale delle Pubbliche Amministrazioni contro le Discriminazioni per orientamento sessuale o identità di genere); nonostante il comitato promotore del Toscana Pride avesse inoltrato una comunicazione di invito a tutte le amministrazioni toscane, e la stessa Regione Toscana invitasse alla concessione del patrocinio, una amara considerazione è doverosa, se si pensa che nessun comune elbano ha aderito a questi inviti".

"Sotto tale aspetto, - aggiungono i due firmatari della nota- il contesto elbano pare sia sempre stato particolare e problematico: ad oggi tanti giovani, ma anche adulti, hanno ancora difficoltà ad esprimersi liberamente per il timore del pregiudizio altrui, per la soggezione vissuta all'interno delle famiglie, tanto più quando questo timore risulta istituzionalizzato, per azioni attive o semplicemente per mancanza di intervento. Quanti ragazzi e ragazze che conosciamo, sono stati costretti letteralmente a fuggire dall'Elba, per non subire il preconcetto del 'diverso'?"

"Alle soglie del 2020 questo è inammissibile! - commentano Manzi e Mammini - Ognuno deve potersi sentire libero di vivere il proprio orientamento sessuale e la propria identità di genere senza essere condizionato da nessuno. E’ innegabile che sarebbe stato doveroso dalle amministrazioni elbane, tutte diverse rispetto a 5 anni fa, dare un input positivo, dimostrando che l’Elba non è un luogo omofobo che istituzionalizza la discriminazione. Solo l'associazione elbana Responsabilità in Comune risulta aver aderito al Toscana Pride dal sito web della manifestazione, nessuna tra le amministrazioni locali. Questa è una gravissima dimenticanza".

"E’ stato chiesto, in solidarietà alla manifestazione ed ai numerosi cittadini elbani che fanno parte della comunità LGBTI*+, - aggiungono - di fare un gesto simbolico: esporre la 'bandiera rainbow' (quella che dal rosso va al viola) per tutta la settimana ma, ad oggi, nessuno lo ha ancora fatto. Almeno questo, se non riuscissero entro venerdì a fornire il proprio patrocinio alla manifestazione Toscana Pride, è un gesto dovuto, per inviare un messaggio che l’isola d’Elba non è ferma al secolo scorso, e che ha fatto, seppur minuscoli, passi in avanti rispetto ad un report che ci vede isolati non solo geograficamente ma anche socialmente, storicamente e, quel che peggio, umanamente. Confidiamo nell’accoglimento della richiesta".

Simona Manzi, Matteo Mammini



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