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Attualità sabato 05 agosto 2017 ore 10:00

I 50 anni degli Onorato sull'Elba

Calimero ancora in navigazione su rotta Terracina Ponza

Un acuto intervento di Romano Bartoloni analizza il rapporto fra gli armatori e l'isola ripercorrendo la storia dei collegamenti marittimi



PORTOFERRAIO — Romano Bartoloni, giornalista e presidente del Sindacato cronisti romani oltre che consigliere nazionale della FNSI, la Federazione della stampa italiana, ma soprattutto assiduo frequentatore dell'Elba ed in particolare di Poggio da ormai sessant'anni, ci regala un intervento costruito intorno alla famiglia Onorato e al proprio rapporto con l'isola d'Elba.

"Giusto 50 anni fa, nel 1967 - ricorda Romano Bartoloni -  il capostipite Achille Onorato, con il suo fiuto e con la sua intraprendenza di armatore navigato, ha segnato la grande svolta turistica dell'Elba. Oggi, dopo mezzo secolo, spetta ai suoi eredi scongiurare la fine di un'era dorata.

Il 13 aprile di quel fatidico anno cominciò l'avventura della Navarma lanciata con la sigla della precedente esperienza sarda sulla Palau-isola di Maddalena (Navigazione arcipelago maddalenino), sfidando l'allora monopolio pubblico della Navigazione toscana poi Toremar, oggi assorbita sotto le sue bandiere monopoliste. Quel giorno la "Elba prima" apri' le rotte a quello che sarebbe stato, nel volgere di pochi anni, un fitto andirivieni di traghetti degli Onorato (Navarma poi Moby), creando un ponte con il continente e spianando la strada a milioni di turisti. Peraltro, la traversata Piombino-Portoferraio era stata collaudata, con successo pionieristico, già un anno prima (7 aprile 1966) da un mito della navigazione elbana, la "Maria Maddalena", meglio noto a generazioni di naviganti come "Calimero", minuscolo traghetto dallo scafo tutto nero e che ricordava il pulcino della pubblicità televisiva. Ancor meglio di altre navi, affrontava indenne qualsiasi tempesta, come le affronta tuttora lungo la tratta Terracina isola di Ponza.

Il mondo elbano dovette cambiare radicalmente stili di vita sotto la spinta delle prime ondate del turismo di massa e costretto a mettersi al passo in gran fretta, superando ataviche economie contadine e minerarie. Eloquenti i dati statistici sul come si scombussolò il decennio 1960-1970. Secondo l'Eve, l'allora ente turistico di valorizzazione dell'Elba, nel 1963, e cioè prima di Onorato, le auto sbarcate all' isola furono 45.362, mentre nel 1970, con 3 navi Navarma, salirono a ben 101.091 e 4 anni dopo a 123.516. Sempre per l'Eve, le presenze complessive nel 1963 furono 457.292 più che raddoppiando nel 1970 raggiungendo 1.043.116.

Rispetto ad allora le cifre dei traffici insulari sono oggi da capogiro. Per le autorità portuali, nel primo semestre di quest'anno sono transitate nei due sensi del canale di Piombino 1.255.513 passeggeri e 295.551 auto. Considerando i consueti picchi di luglio e agosto, nel secondo semestre i numeri saranno ancora più alti.

Non tragga in inganno il boom stagionale di quest'anno dovuto al massiccio ritorno della via italiana al mare a causa di un estero insicuro. Tuttavia, gli albergatori e gli operatori turistici si aspettavano molto di più in questa favorevole congiuntura. E poi i paesi elbani sono pieni di "vendesi" (ne sono stati censiti un migliaio), perché i costi di gestione, fra carofisco, bollette raddoppiate, oneri pesanti per rifiuti ecc, più il caro traghetti, sono diventati insostenibili e antieconomici per i proprietari di seconde case. È vero che il fenomeno della crisi immobiliare estiva è nazionale, ma qui il mercato soffre anche degli effetti paralizzanti dell'interminabile letargo invernale e dei lunghi mesi morti dell'offerta turistica.

I proprietari delle cosiddette seconde case (una vera e propria popolazione in comunità con i residenti) costituiscono da sempre il fulcro dell'economia isolana, ma oggi non ce la fanno più, non ne possono più di essere spennati e di gettare soldi al vento. È in atto un esodo senza precedenti, una fuga dallo strozzinaggio fiscale delle amministrazioni locali e dal rincaro esponenziale dei costi generali. Un esodo che può essere ancora arginato con una politica dei prezzi calmieratrice e con una flotta di navi amiche dell'ospitalità che riducano lo strangolamento delle spese di possesso e, allo stesso tempo, incoraggino il turismo fuori stagione. Come 50 anni fa, gli Onorato possono tornare ad essere protagonisti battistrada del rilancio, magari con budget price speciali alla pari dei nativi, e corse promozionali aperte a tutti come d'estate. Niente elemosine ma legittimi e dignitosi sconti tariffari per migliorare l'andirivieni tutto l'anno. Non si tratta di favorire un accattonaggio da strapazzo  - conclude l'analisi di Romano Bartoloni - ma di allargare gli orizzonti e di esporsi da imprenditore lungimirante, intanto riconoscendo il valore, la fedeltà e il contributo dei figli adottivi dell'isola all'espansione turistica, al suo benessere pluristagionale e alla crescita dei collegamenti marittimi".



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