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Attualità venerdì 06 ottobre 2023 ore 10:22

Una tartaruga marina morta sulla spiaggia

L9 segnala Legambiente Arcipelago Toscano che ha subito avvertito l'Arpat per tutti i rilievi necessari a stabilire le cause della morte



PORTOFERRAIO — Nel pomeriggio di ieri 5 Ottobre è stata segnalata a Legambiente Arcipelago Toscano la presenza di una tartaruga marina morta sulla spiaggia delle Prade a Portoferraio. 

L’associazione ha avvertito immediatamente l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana (ARPAT) che provvederà agli interventi del caso e a determinarne la causa della morte.

La tartaruga marina è in avanzato stato di decomposizione e sembra essere, viste le dimensioni abbastanza ridotte, un esemplare giovane.

Umberto Mazzantini, responsabile mare di Legambiente Toscana, commenta: "Mentre si conclude una eccezionale stagione di nidificazione delle tartarughe marine, con nidi di grande successo e, purtroppo qualche fallimento, la piccola tartaruga delle Prade ci ricorda che queste pioniere del cambiamento climatico stanno nuotando in un mare pericoloso. Sono di recentissima uscita due studi realizzati in Toscana che dimostrano che le Caretta caretta stanno affrontando, oltre all’aumento delle temperature e al rischio di finire impigliate negli attrezzi da pesca, anche rischi dovuti alla plastica e naturali. Il primo studio, “Microplastics evidence in yolk and liver of loggerhead sea turtles (Caretta caretta), a pilot study”, pubblicato su Environmental Pollution da ricercatori di università politecnica delle Marche, TartAmare Istituto Zooprofilattico Dell’Abruzzo e Del Molise, del Centro Studi Cetacei, e delll’ISPRA ha scoperto presenza di microplastiche in campioni di tuorlo e fegato di piccoli di tartarughe marine nelle uova non schiuse di due nidi di Rimigliano e Baratti, confermando che le mamme tartarughe possono trasferire la plastica che ingeriscono nelle uova. Il secondo studio,Isolation and characterization of Fusarium spp. From unhatched eggs of Caretta caretta in Tuscany (Italy)”, pubblicato su Fungal Biology da un team di ricercatori delle università di Pisa, IUSS e Bologna, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana e di tartAmare, ha identificato per la prima volta sulle coste toscane 32 tipi di microfunghi che mettono a rischio la sopravvivenza degli embrioni delle tartarughe marine Caretta caretta, mettendo a rischio il successo delle nidificazioni".

"E’ probabilmente quel che potrebbe essere avvenuto anche in qualche nido dell’Isola d’Elba, dove però finora si è anche registrata la schiusa più numerosa (104 tartarughine a Galenzana) e quella con la maggior percentuale di successo (97% a Fetovaia), mentre la miracolosa schiusa di Lacona ha dimostrato ancora una volta che questi antichi rettili sono in grado di fare cose prima ritenute impensabili. Le tartarughe marine ci parlano e ci dicono che il loro e il nostro mare è in pericolo e che bisogna proteggerlo e proteggerle, per proteggere noi stessi", conclude Mazzantini.


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