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Attualità venerdì 20 gennaio 2023 ore 07:00

"Serve un nuovo Piano regolatore portuale"

Veduta di Portoferraio

Italia Nostra Arcipelago Toscano critica il progetto di ampliamento ddl porto di Portoferraio e chiede un nuovo piano



PORTOFERRAIO — "Dopo un breve periodo di silenzio, dovuto non solo alla pandemia ma anche, riteniamo, all’imbarazzo seguito alla presa di posizione sul rigassificatore di Piombino, il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale Dr Guerrieri è ritornato a parlare del “fantomatico” ATF del Porto di Portoferraio.L’aggettivo non è fuori luogo in quanto il progetto, che riguarda l’intervento di ampliamento della banchina di Alto Fondale per circa 1.600 mc e del Molo 1 per ulteriori 1.500 mc, è stato tassativamente bocciato nel 2007 dalla sezione VII del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici con la precisa prescrizione di inserire qualsiasi ulteriori provvedimento nell’ambito della progettazione del nuovo Piano Regolatore Portuale (PRP) la cui ultima stesura risale ormai al 1959".

Dopo la diffusione dei progetti per il porto di Portoferraio da parte dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno settentrionale, Italia Nostra Arcipelago Toscano interviene in maniera critica attraverso il suo presidente Leonardo Preziosi.

"Nel merito - sottolinea Preziosi - il Consiglio superiore non ritenne ammissibili le proposte di adeguamento tecnico funzionale relative al prolungamento del molo Alto Fondale e all’ampliamento della radice del pontile n.1, rappresentando, per entrambe, la necessità di attivare la procedura di variante al Piano Regolatore Portuale. A distanza di 16 anni l’Autorità portuale, ora Autorità di Sistema Portuale (AdSP), reitera la proposta di realizzare gli interventi ritenuti inammissibili dal Consiglio superiore dei lavori pubblici nel 2007 e li ripropone come adeguamento tecnico funzionale ai sensi del decreto legislativo 169/2016. Si impone dunque di ricordare ancora una volta che cosa dice la normativa ribadendo, come Italia Nostra, che siamo disponibili a dare il nostro contributo per risolvere i problemi ma non siamo d’accordo che tali soluzioni prescindano dalle regole".

"Nel 2016 - prosegue il presidente di Italia Nostra -  è infatti intervenuta la riforma della legislazione portuale, disciplinata appunto dal decreto legislativo 4.8.2016, n. 169, “Riorganizzazione, razionalizzazione e semplificazione della disciplina concernente le Autorità portuali di cui alla legge 28 gennaio 1994, n. 84, in attuazione dell'articolo 8, comma 1, lettera f), 124”, che ha innovato le modalità di pianificazione portuale, introducendo oltre al Piano Regolatore di Sistema Portuale (PRdSP), la variante-stralcio (VS) del singolo porto facente parte del sistema portuale e l’adeguamento tecnico funzionale (ATF), anch’esso relativo al singolo porto del sistema. Dunque l’Autorità di Sistema Portuale ripropone i due interventi ricorrendo a detto istituto dell’ATF, che è previsto nei casi in cui le modifiche introdotte “non alterano in modo sostanziale la struttura del piano regolatore di sistema portuale in termini di obiettivi, scelte strategiche e caratterizzazione funzionale delle aree portuali, relativamente al singolo scalo marittimo”. Dal punto di vista dell’iter procedimentale , l’art. 6 del d.lgs. 169/2016 stabilisce che gli “adeguamenti tecnico-funzionali sono adottati dal Comitato di gestione dell'Autorità di sistema portuale, previa acquisizione della dichiarazione di non contrasto con gli strumenti urbanistici vigenti da parte del comune o dei comuni interessati. E' successivamente acquisito il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici, che si esprime entro quarantacinque giorni, decorrenti dalla ricezione della proposta di adeguamento tecnico funzionale. L'adeguamento tecnico funzionale è approvato con atto della Regione nel cui territorio è ubicato il porto interessato dall'adeguamento medesimo”. L’adeguamento tecnico funzionale (ATF) sottende dunque un procedimento relativamente snello che deve però assicurare gli irrinunciabili requisiti in termini di non contrasto con gli strumenti urbanistici vigenti, di fattibilità tecnica e non rilevanza ambientale".

"L’adeguamento tecnico funzionale non può condurre a modifiche delle strategie di perseguimento degli obiettivi del PRdSP né, a maggior ragione, - aggiunge Preziosi, a modifiche degli obiettivi medesimi; inoltre può solo introdurre, a strategie di piano immutate, modifiche non sostanziali agli assetti plano-batimetrici e funzionali del singolo porto facente parte del PRdSP. In buona sostanza le variazioni funzionali che si intende introdurre con tale strumento non devono costituire una modifica sostanziale e tali da mutare i carichi tecnici ed ambientali in modo significativo. La fondatezza di un adeguamento tecnico funzionale è oggetto di verifica e può essere rigettata laddove la proposta di modifica viene ritenuta “sostanziale”. Detta verifica è eseguita sulla base di idonea documentazione tecnica alla quale deve essere anche correlata una testimonianza della “incidenza” ambientale; sulla base dell’entità di quest’ultima può risultare necessaria di una verifica ambientale. Qualora sia ritenuto opportuno verificare la significatività della modifica dal punto di vista ambientale lo strumento da applicare è la verifica di assoggettabilità a VIA sul progetto di opera sotteso dall'ATF. Dunque l’ATF è uno strumento da utilizzare caso per caso".

"Ciò detto viene naturale domandarsi - prosegue Preziosi - come si possa portare avanti una proposta di adeguamento tecnico funzionale riferita ad un Piano Regolatore Portuale che risale a più di 60 anni fa e soprattutto senza la necessaria verifica sulla relativa incidenza ambientale.' Questi ultimi due anni - ha esordito Guerrieri - sono stati fortemente condizionati dalla Pandemia, dalle ripercussioni della Guerra in Ucraina e dal caro energia. Nonostante tutto, siamo riusciti a mettere in campo i nostri progetti, sviluppando ulteriormente la competitività dei nostri porti e cercando di renderli più resilienti agli shock sistemici'. L’unico “shock sistemico” che potremmo subire a Portoferraio potrà derivare solo dalla irresponsabile realizzazione di tale intervento senza seguire l’indicazione precisa del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, da noi più volte richiamata, di mettere finalmente mano al nuovo PRP. L’attuale momento contingente che vede infatti il Comune impegnato nell’approccio progettuale al Piano strutturale e al Piano Paesaggistico faciliterebbe sicuramente la decisione e anzi ne costituirebbe la naturale estensione, permettendo, una volta tanto, la definizione di una progettazione urbanistica onnicomprensiva a differenza di quanto fino ad oggi è stato fatto nella nostra città".


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