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Attualità sabato 25 aprile 2020 ore 19:55

25 Aprile ricordando il presidente Sandro Pertini

Sandro Pertini

Il Circolo culturale Pertini Elba ricorda l'uomo ed i valori di pace e libertà per cui ha combattuto anche durante la sua prigionia elbana



PORTOFERRAIO — Il Circolo culturale Sandro Pertini Elba celebra il 25 Aprile con un ricordo del presidente-partigiano.

"Uno dei periodi più difficili della storia, vede celebrare il 25 Aprile di 75 anni fa, col quale Italia si liberò dell'oppressione nazifascista, a costo di una guerra mondiale e una civile in casa propria. - scrivono dal Circolo Pertini elbano - Il 25 Aprile ci vuole tutti i giorni, festeggiandolo anche solo col pensiero, ma soprattutto con le azioni tese a realizzare una società sempre più rispondente ai principi fondamentali della Costituzione, che insegua cioè i valori della solidarietà e della giustizia sociale. Il coronavirus, generato dalla stessa umanità che sbaglia costantemente i giusti rapporti con l'ambiente, gli animali selvatici e quant'altro, sta facendo vivere un periodo negativo, nel quale però si è capito il valore di quello che abbiamo, riscoprendo la famiglia, la bellezza della natura, della solidarietà e del bisogno della comunione tra i popoli: l'unico modo per mandare avanti un progresso sostenibile, anche nel campo economico. Sandro Pertini, elbano suo malgrado dal 1931 a 1935, detenuto politico a Pianosa e processato a Portoferraio, da Presidente della Repubblica lanciava spesso messaggi di pace, di fratellanza tra le nazioni. Riportiamo qui sotto una parte del suo discorso dell'82 a New York.


Parte del discorso di Pertini tenuto alla Columbia University di New York in occasione del conferimento della Laurea Honoris Causa il 31 Marzo 1982

"...Occorre, insomma, conoscerci meglio: Wolfang Goethe in una sua mirabile poesia narra la vicenda di due viandanti che in una notte senza stelle vanno fianco a fianco e ognuno nasconde sotto l'ampio mantello una lucerna accesa, sicché l'uno avverte la presenza dell'altro non dallo splendore della fiamma, ma dall'acre odore del fumo.
Così accade nella vita per i singoli e per i popoli: gli uni avvertono la presenza degli altri solo attraverso il fumo acre delle polemiche e dei contrasti.
Se invece l'uno aprisse il suo animo all'altro tutti constaterebbero che hanno le stesse esigenze e quindi le stesse aspirazioni: non estranei l'uno all'altro si sentirebbero o peggio nemici, ma legati tutti allo stesso destino.
Tutti i popoli della terra affratellati operino insieme per rendere la vita degna di essere vissuta. Esaltino la loro dignità nella esaltazione della libertà e della pace.
Noi ormai siamo al termine della nostra giornata e con l'animo di chi sa di aver compiuto sempre il proprio dovere di uomo libero, ci avviamo sereni verso la notte che non conoscerà più albe. Ma voi, giovani, avete tutta una vita da vivere e il vostro domani ci sta a cuore: per questo domani abbiamo lottato tutta la nostra esistenza e lotteremo finché vita sarà in noi.
In questa lotta non potete lasciarci soli, ma dovete restare al nostro fianco e battervi con noi perché il vostro domani sia un domani di libertà, di giustizia, di pace.
E se non volete che le vostre giornate scorrano grigie e monotone, date una nobile ragione alla vostra esistenza..."



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