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sabato 17 novembre 2018

Attualità giovedì 08 novembre 2018 ore 20:48

Caso Eurit: "A rischio occupazione e ambiente"

La cava vista dalla strada provinciale

Fillea-Cgil chiede attenzione sulla cava e fa appello al Parco nazionale Arcipelago toscano: "A rischio 18 dipendenti più 90 dell'indotto"



PORTO AZZURRO — Sul caso Eurit di Porto Azzurro e sull'ampliamento negato interviene la  Fillea-Cgil provinciale con un intervento. 

" La Fillea-Cgil provincia di Livorno - si legge nella nota odierna a firma del sindacato - chiede con forza di andare avanti nel percorso autorizzativo per lo spostamento del fronte miniera Eurit di Porto Azzurro, ultima risorsa mineraria dell'Elba. Il territorio non può permettersi pericolose frenate". 

"L'incomprensibile e ostinata posizione assunta dall'ente Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano - prosegue il sindacato - potrebbe compromettere tutto il progetto con inevitabili ripercussioni negative sia dal punto di vista occupazionale che ambientale. A rischio infatti ci sono i 18 dipendenti diretti della Eurit più un'altra novantina di lavoratori dell'indotto (i primi contraccolpi negativi potrebbero colpire una quindicina di addetti di una cava di Grosseto legata proprio alle lavorazioni Eurit)".

"La speranza - afferma ancora la Fillea-Cgil - è che non si voglia condannare un'azienda fino a due anni fa prospera a un declino forzato dovuto alla superficialità di un ente che si sta dimostrando lontano dalle problematiche sociali della nostra comunità". 

"La morte dell'attività estrattiva potrebbe poi determinare preoccupanti ripercussioni anche di natura ambientale: quell'area infatti non può essere abbandonata a sé stessa, dev'essere vissuta e mantenuta costantemente sotto controllo. Quell'area va insomma 'vissuta' ". 

"Ricordiamo inoltre - sottolinea il sindacato - che la miniera non si trova all'interno del Parco ma soltanto ai suoi confini. Alcune posizioni ambientaliste sulla questione ci sembrano dunque forzature pretestuose prive di scientificità e logicità: non è così che si migliora e si rende più sicuro l'ambiente". 

"Il progetto Eurit - spiega ancora il sindacato - non è affatto impattante così come vorrebbe far credere qualcuno: esso infatti prevede lo spostamento del fronte miniera di una cinquantina di metri e il ripristino ambientale del vecchio fronte. La politica di diniego dell'ente rischia di creare soltanto un impoverimento progressivo del territorio isolano". 

Il sindacato fa inoltre appello al Parco nazionale Arcipelago toscano per aprire un dialogo per modifiche e integrazioni al progetto.

"L'ente appare barricato dietro a una posizione d'intransigenza assoluta: inconcepibile questa sua chiusura nei confronti dell'azienda. Siamo sicuri che il mantenimento del dialogo permetterebbe di trovare una soluzione costruttiva della vicenda, magari tramite l'inserimento di integrazioni al progetto. Le attuali tecnologie rendono infatti perfettamente realizzabile un giusto compromesso tra lavoro e ambiente".

"Il prossimo 12 novembre, - conclude il sindacato - in occasione della Conferenza dei servizi, organizzeremo quindi in Regione un'assemblea per accendere i riflettori sulla questione e per evidenziare tutte le conseguenze negative che potrebbero derivare dallo stop al progetto. Invitiamo tutti a partecipare. Il territorio elbano non può permettersi passi indietro".



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